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L'iniziazione di Antonino Calderone

Il pentito mafioso Calderone racconta della sua iniziazione. Qualche passo adattato da Arlacchi, "Gli uomini del disonore".

Una sera mi portarono in un paese alle falde dell’Etna. Ci fermammo nel cortile di una villetta. Il proprietario era un membro della famiglia mafiosa, ovviamente. A un certo punto uscì lo zio Peppino Indelicato che ci ordinò: “Voialtri ragazzi mettetevi là” indicandoci un lato del salone. “Cari giovanotti siamo qui perché stasera vi dobbiamo fare un bel regalo. La conoscete voi la mafia? Ma guardate che la mafia vera non è la stessa mafia di cui parlano gli altri. Questa è Cosa Nostra. Si chiama Cosa Nostra. Ora ci sono le regole. Per prima cosa, dovunque si trovi un uomo d’onore latitante, egli deve ricordarsi che un altro uomo d’onore ha il dovere di ospitarlo, e di tenerlo anche in casa se necessario. Ma guai a chi guarda la figlia o la moglie di qualcuno. Perché chi lo fa deve essere ucciso. Secondo. Qualunque cosa possa accadere, non bisogna mai andare dagli sbirri, non bisogna mai fare denuncia. Perché chi lo fa deve essere ucciso. Terzo. E’ proibito rubare. …A questo punto lo zio Peppino prese un ago, uno spillone e mi chiese: “Con quale mano spari?”. “Con questa”, risposi. Mi bucò allora un dito, e fece sgorgare un pò di sangue facendolo cadere sopra un’immaginetta sacra. La guardai. Era la Madonna dell’Annunziata, la santa patrona di Cosa Nostra, la cui ricorrenza cade il 25 marzo. Zio Peppino accese un fiammifero e accostò la fiamma a un angolo dell’immaginetta chiedendomi di prenderla in mano e di tenerla finché non fosse bruciata tutta. Secondo questa formula, se un affiliato dovesse tradire i comandamenti di Cosa Nostra, dovrebbe bruciare come il santino dell’Annunziata. Finito il giuramento, tutti i presenti mi si avvicinarono per baciarmi. Ero diventato un uomo d’onore.