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Lo sbruffo e la zumpata

Due termini simbolici della camorra napoletana

Lo “sbruffo” è una sorta di tassa sugli affari, la tangente, il baratto. Immancabile lo sbruffo pagato nei mercati ortofrutticoli. La “zumpata” è l’assalto contro un avversario a mano armata, con un coltello, e rappresenta l’arte dove il camorrista deve davvero dimostrare il suo coraggio e la sua valentia. La zumpata viene raccontata quasi come se fosse un bel spettacolo, col vincitore che aveva diritto di vita o di morte sul vinto: “E’ drammatica ricca di bei gesti, di attitudini impensate, di astuzie che richiedono sempre una fermezza, e che domanda all’uomo di coraggio di guardare limpidamente al pericolo di affrontarlo, di soggiogarlo. I camorristi nostri, almeno quello dei bei tempi nei quali costoro sapevano morire di fronte all’emulo inferocito, pare abbiano ereditato più che le costumanze e gli istinti dei malviventi di Biscaglia e di Andalusia, l’agilità dei famosi galli di quei paesi. Un combattimento serio tra due camorristi impugnanti la salda e lunga lama catalana, può riferirsi meglio che a quel di due antenati gladiatori, a una zuffa dei feroci volatili. Raccorciati su loro stessi, le teste erette e sporgenti in una linea che è quasi orizzontale con quella ritratta del torace, offrenti, grazie a una stupefacente combinazione delle membra, il minimo bersaglio alla curva avversaria, hanno movenza, balzi, saltellii rapidi, scatti, lunghe pause attente e linee, subitanei impeti, impensati a quelli adoperati dai bizzarri sanguinari pennuti dalle teste di grifi e dagli artigli di sparvieri”.