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Donne, cortigiane e prostitute ai tempi di Montaigne - 1

Prima parte di una serie di interventi sulle osservazioni svolte da Montaigne su donne con varie caratteristiche nel suo "Viaggio in Italia"

Negli anni 1580-1581 Montaigne viene in Italia per vedere i nostri territori. Cerca di non cadere nelle mani dei delinquenti, ma non fa nulla per non lasciarsi sedurre dalle virtù femminili. Infatti è attentissimo alla bellezza delle donne italiane e delle pratiche sessuali di ogni genere. Montaigne sostiene che nella nostra penisola, rispetto ai francesi, si possono trovare esempi d’ogni genere: “Essi hanno più facilmente delle belle donne, e meno donne brutte di noi; ma quanto a rare ed eccellenti beltà, io penso che stiamo pari”. A Firenze si lamenta che ve ne sono poche di donne belle, a Venezia si meraviglia per la gran quantità di prostitute e cortigiane, a Roma nota una prostituta assai devota, che verso le ventiquattr’ore, al suonar dell’Ave Maria, “si butta giù dal letto e s’inginocchia al suolo per recitare la prece”. Il gruppo di Montaigne è costantemente intento a informarsi sui vari submemmium ed è intrigato dalle zone con una reputazione paragonabile al quartiere “Ceramico” dell’antica Atene. Montaigne viene in Italia attendendosi molto dalle donne, ma via via il malumore e la delusione aumenteranno, perché, fatte salve talune eccezioni, non coincidono con i suoi canoni di bellezza. A Roma, per esempio, nota donne con fianchi larghi ed eccessivamente grosse e vistose, a Firenze la moglie del duca ha “grosso il busto e le poppe a volontà”, a Venezia la delusione gli fa sostenere che poi non ha riscontrato le famose bellezze attribuite alle veneziane: “e sì che vide le più distinte fra quante ne fanno commercio”. Ma forse doveva guardar meglio le non cortigiane. A Lucca trova le donne di “bellezza comune”, ad Ancona le trova belle, a Fano ritiene di poter dire che v’erano le donne più belle d’Italia.