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Donne, cortigiane e prostitute ai tempi di Montaigne - 3

Fra le prostitute veneziane emerge, nel periodo di Montaigne, la figura di una cortigiana assai bella, Veronica Franco, poetessa raffinatissima

A Venezia che pure era stata trovata meno mirabile di quanto immaginato in fatto di bellezze femminili, vi era anche Veronica Franco, degna erede di Gaspara Stampa e Veronica Gambara, ricordata da Montaigne, che fu la cortigiana e poetessa veneziana maggiormente celebrata, Tintoretto compreso. A dieci anni dal termine del viaggio in Italia di Montaigne, nel 1591, la Franco muore, dopo aver percorso un’esistenza con altissimi vertici di libertinaggio, di liriche assai realistiche e di grande compassione (fece costruire un edificio, la Casa del Soccorso, per ospitare ragazze-madri e prostitute). Veronica Franco che arriverà addirittura a poter ricevere la visita del giovane Enrico di Valois, che salirà al trono di Francia col nome di Enrico III, e avrà clamorose scaramucce con Maffio Venier, era registrata nel “Catalogo di tutte le principali et più honorate cortigiane di Venezia”. Montaigne a Venezia ricevette in dono le “Lettere familiari a diversi” della Franco, che lo indussero a sostenere la prolificità degli italiani nella pubblicazione di epistolari. Le raccolte di lettere però ad opera di poetesse e letterate erano ancora assai rare, se si escludono le “Litere” di Vittoria Colonna e le epistole della lucchese Chiara Matraini. “Comunque sia” - sostiene Stefano Bianchi - “pure con la consapevolezza di collocarsi nel solco di una tradizione antica e nobilissima, la silloge della Franco si accorda, in definitiva, con una concezione tutta cinquecentesca del libro di lettere in quanto esperienza fondamentale funzionale a chi scrive per definirsi e per presentarsi/rappresentarsi culturalmente e socialmente dinanzi al pubblico dei lettori”.