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Nino Giuffrè "parla"

Il numero due di Cosa Nostra, Nino Giuffrè di Caccamo, da luglio ha deciso di raccontare ciò che sa agli investigatori. Si tratta di una svolta nella lotta contro la nuova mafia siciliana, paragonabile, in sedicesimo, alle rivelazioni effettuate a suo tempo da Tommaso Buscetta

Alcuni mesi fa venne arrestato dalle forze dell’ordine Nino Giuffrè, considerato dagli investigatori il personaggio mafioso di maggiore spicco dopo il capo dei capi, Bernardo Provenzano. Da luglio, presumibilmente, Giuffrè ha deciso di collaborare con i magistrati che dirigono l’inchiesta, Sergio Lari, Michele Prestipino e Lia Sava, determinando una quindicina di arresti che si sono verificati nel periodo estivo, oltre a quattordici persone arrestate nelle ultime ore in seguito ad una maxioperazione condotta dai carabinieri. Grazie a Giuffrè gli investigatori stanno ricreando perfettamente lo scenario e la struttura mafiosa degli ultimi anni e soprattutto stanno comprendendo le motivazioni del passaggio da una lunga fase nella quale la mafia non ha voluto compiere omicidi cosiddetti eccellenti, alla attuale situazione nella quale, per esempio, aveva preso in considerazione l’idea di uccidere l’allora presidente della Commissione antimafia, il diessino Giuseppe Lumia, persona di straordinario rigore morale. Uno dei personaggi maggiormente ricercati è il boss Salvatore Rinella di Trabia, del mandamento di Caccamo, ancora scampato alla giustizia, al contrario dei fratelli Diego e Pietro. In seguito alle rivelazioni di Giuffrè l’intera Arma siciliana è stata impegnata, ma hanno soprattutto operato le compagnie dei carabinieri di Monreale e Termini Imerese. Molto ancora c’è da capire in relazione alla spartizione dei lavori pubblici.