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Affari e appalti secondo il mafioso Antonino Giuffrè

Il pentito della mafia Giuffrè sta parlando anche di appalti ed altri loschi affari di Cosa Nostra

A Padova in un’aula di tribunale Giuffrè ha dichiarato di essere stato tradito da un mafioso di Caccamo, peraltro quel giorno presente ad ascoltare la deposizione di Manuzza. Nel resoconto di quella giornata l’ottimo giornalista de La Repubblica, Attilio Bolzoni, così commenta: “I mafiosi sono fatti così, l’omertà è una favola da raccontare agli altri, l’infamità e la sbirritudine è sempre stato il loro pane quotidiano. E questa, a quanto pare, è stata anche la carriera nella mafia di Diego Guzzino. Da quando un giorno non fu più l’accompagnatore ufficiale del vecchio capo di Caccamo Ciccio Intile, sostituito in quel ruolo di fiducia proprio da Giuffrè. Ecco il rancore, ecco l’odio tra i due che covava dal 1980. Come in ogni affare di Cosa Nostra nulla è per ciò che sembra”. D’altra parte Giuffrè ha messo in luce i rapporti fra Cosa Nostra e taluni politici disponibili ad accettare una percentuale dalle imprese mafiose per gli appalti organizzati. Secondo Giuseppe D’Avanzo Giuffrè sostiene che “Il tavolino di Angelo Siino, a un certo punto, non funziona più. Proprio perchè Provenzano aveva ricevuto parecchie lamentele da parte dei mafiosi a lui vicini che rimanevano esclusi dalla torta. Così veniva inaugurato un nuovo tavolino. Attorno vi sedevano gli imprenditori Filippo Salamone, l’ingegnere Bini, Nino e Salvatore Buscemi. E dietro le quinte operava Pino Lipari, geometra dell’Anas, uomo di estrema fiducia di Provenzano. Il tavolinmo serviva a spartire a priori i lavori pubblici tra gli imprenditori e le tangenti ai politici e alle famiglie mafiose in cui ricadevano i lavori da assegnare. Ma tutto il cartello delle forze presenti, sponsorizzava Provenzano”.