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Criminalità e lavori forzati.soggetto della e-mail

Domanda

Il testo della tua emailCarissimo Dottor Greco, anzittutto la ringrazio infinitamente per la risposta data alla mia precedente domanda, mi consenta adesso di porle un quesito inerente ad una mia personalissima proposta al fine di prevenire più che di reprimere la microcriminalità: partendo dal presupposto che assai spesso la motivazione che spinge a compiere questo tipo di esistenza marginale è dovuta al fatto che in genere trattasi di individui di scarsa intelligenza i quali, non avendo altra alternativa che lo svolgimento nella loro esistenza di lavori di manovalanza, gli unici che, a causa delle loro intrinseche limitazioni interiori essi riescono a svolgere in maniera sufficientemente accettabile, preferiscono svolgere un tipo di esistenza marginale basata sulla criminalità; dando ciò per assodato, non ritiene che la sostituzione con i lavori forzati delle pene detentive possa risultare un deterrente decisamente non trascurabile al fine dal dissuaderli dal condurre tale tipo di esistenza, oltrettutto si opererebbe una scelta a favore della stragrande maggioranza della popolazione, dai ceti popolari a quelli benestanti, in quanto per i ricchissimi e potentissimi il problema della micricrininalità non si pone neppure essendo in genere forniti di scorte superarmate e superattrezzate. Cordiali saluti.

Risposta

Gentile Sig. Vittorio, mai come oggi, in Italia, abbiamo bisogno della certezza della pena. Fermo restando che persino al peggior assassino non deve essere tolta la vita, però il carcere a vita o lunghe detenzioni possono essere accordate in taluni casi di particolare gravità. Ulteriori afflizioni, alle quali Lei fa riferimento, possono essere valutate, anche operando comparazioni con esperienze di altri paesi. E tutto ciò che può servire ad una migliore convivenza sociale, nel rispetto delle regole imposte dalle nostre istituzioni, è lecito ed opportuno. Cordiali saluti Giovanni Greco

vit*** - 20 anni e 11 mesi fa
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