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Ma quale lavoro?

Neo-laureato o neo-disoccupato? Le domande esistenziali per un orientamento alla prima occupazione

Sarà capitato a tutti una volta usciti dall’università con il fatidico e sudato pezzo di carta porsi la fantomatica domanda: e adesso? Ok, magari non sarà stato subito così istantaneo, prima della esistenziale questione ci saranno state lunghe serate di bisboccia, ma poi una volta tornati in se e veder il post-bisboccia trasformarsi in una pre-disoccupazione (che qualche gentil filologo ha pensato bene di rinominare “inoccupazione”) la penosa domanda se la saranno posta in molti: e adesso?

Arriva un momento nella vita in cui capisci che devi andare oltre, e quel momento è segnato dallo sguardo di tua madre che torna a casa a mezzogiorno, stanca, con le borse della spesa e il fiatone e ti osserva mentre, con il pigiama ancora indosso, i capelli arruffati e le pantofole strascicanti ti avvii sbadigliando verso la cucina per goderti la tua meritata colazione. Meritata !? Ecco che si pone un’altra domanda che affonda il coltello dei suoi dubbi più atroci nelle penose viscere del tuo status di mantenuto.

A quel punto inizi a mandare il curriculum a destra e a manca, senza una selezione ben precisa (e quindi speri che molte di quelle aziende a cui lo hai spedito non ti rispondano mai…) e incroci le dita. Ma sei sicuri di avere le competenze e la professionalità adatta? Beati quei pochi che sanno già cosa fare e a quale mercato del lavoro rivolgersi una volta laureati, ma per i più il vero dramma è quello di stilare un bilancio delle proprie competenze.
Non è sempre facile capire quali sono le nostre capacità, dove indirizzare i nostri sforzi, come focalizzare la nostra ricerca.

D’altronde negli ultimi anni il mondo del lavoro è in costante evoluzione e marcia verso una definizione di professionalità sempre più definite e specifiche. Non solo, anche la vecchia fantozziana idea di poter occupare quel determinato posto di lavoro per tutta la vita sta, fortunatamente, tramontando. Le continue trasformazioni economiche, sociali e tecnologiche (tutto l’indotto lavorativo legato al mondo di internet è forse l’esempio più chiaro) costringono al lavoratore del nuovo millennio a ripensare all’idea del posto fisso a favore di una maggiore mobilità e flessibilità.
Cambiare e, soprattutto, aggiornarsi stanno diventando i verbi chiave delle nuove occupazioni. Per questo sono nate e si stanno sviluppando in questi anni diverse iniziative, sia pubbliche che private sia gratuite che a pagamento, che consentono al lavoratore, sia giovane che già occupato, di adeguarsi ai tempi e di migliorare la propria posizione attraverso l’istituzione di corsi di formazione offerti da vari enti come il Fondo Sociale Europeo, le Università, le scuole specializzate, le provincie, gli enti formativi delle varie categorie di associazioni, nonché gli stage offerti dalle aziende.

Orientarsi nel mondo del lavoro, definire le proprie competenze, e cercare gli strumenti per metterle in pratica: neanche Babbo Natale vi potrebbe offrire di più!