Questo sito contribuisce alla audience di

Anche lo studente ne ha il diritto!

Come conciliare impegni di lavoro e studio?

In Italia il nostro ordinamento offre delle agevolazioni alla frequenza
dei corsi e alla partecipazione agli esami disponendo che i lavoratori
iscritti a regolari corsi di istruzione primaria, secondaria e di
qualificazione professionale, hanno diritto a non essere inseriti in
turni di lavoro straordinario
o durante i riposi settimanali.

Lo studente lavoratore ha a disposizione un monte di 150 ore
di permessi retribuiti in tre anni
per frequentare corsi e lezioni
(le modalità per ottenerlo variano, e sono descritte nell articolo 91
dei Contratti Nazionali di Lavoro). Nel caso di frequenza di corsi
sperimentali per il recupero della scuola dell’obbligo, il tetto
massimo dei permessi è elevato a 250 ore; se si tratta di corsi di
studio correlati all’attività dell’azienda, il tetto massimo è
diminuito a 120 ore.

Inoltre, i lavoratori studenti hanno diritto a 120 ore di permesso
non retribuito all’anno
, il cui utilizzo deve essere programmato
trimestralmente, compatibilmente con le esigenze produttive ed
organizzative dell’azienda.

Durante il periodo degli esami i lavoratori studenti, compresi quelli
universitari, possono fruire di permessi giornalieri retribuiti.
Inoltre, si ha diritto, in caso di esame oltre al giorno di permesso
già accordato dalla legge, a due giorni di permesso retribuito, da
fruirsi nei due giorni lavorativi precedenti l’esame. Tuttavia, i
permessi non sono retribuiti nel caso in cui l’esame universitario sia
stato sostenuto per più di due volte nello stesso anno accademico
Queste facilitazioni agevolano lo studente alla frequenza dei corsi ed
alla preparazione agli esami.

Il datore di lavoro può richiedere però che il lavoratore dimostri
l’effettiva frequenza dei corsi o la partecipazione ad un esame,
attraverso la produzione di adeguata documentazione.
Inutile ricordare che spesso in realtà le cose cambiano, che a volte i
datori di lavoro non hanno interesse a rispettare questi principi e che
quindi cercano di far finta che queste regole non esistano. Se
oltretutto lavorate “in nero”, le speranze di vedervi riconosciuti i
vostri diritti sono sempre più scarse.

Bisogna tenere presente però che si puo’ legalizzare la propria
posizione, e percepire i contributi e il salario arretrati. Per
ottenere ciò è consigliabile rivolgervi ad un legale specializzato in
Diritto del lavoro per farvi seguire nella tutela dei vostri diritti.