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L’Iraq e la crisi fra Stati Uniti ed Europa

Kupchan l’aveva previsto in tempi non sospetti: fra Stati Uniti e Vecchio Continente scoppierà una crisi.

Quattro mesi fa avevo letto sul Corriere della Sera il saggio di questo gentile e riservato professore universitario americano, già consigliere per la politica estera del presidente Bill Clinton, che sarebbe apparso di li a poche settimane, The end of the American era, “La fine dell’era americana”.

Tutti discutevano infatti di mondo unipolare, di egemonia statunitense, di guerra delle civiltà, l’Occidente contro l’Islam, e Kupchan, garbato e timido con gli occhiali del miope, ma inesorabile come le centinaia di note a piè di pagina che punteggiano il suo volume, sosteneva una tesi diversa. Alla lunga, ci ammoniva, la frizione strategica sarà tra Stati Uniti ed Europa.

“Quando ci parlavamo, nello scorso novembre”, dice ora Charles Kupchan, “pensavo che i contrasti tra Stati Uniti e Unione Europea si sviluppassero intorno al 2010. Invece la crisi procede con una velocità inaspettata, il tono della polemica tra Usa, Francia e Germania è impensabile fino a poco tempo fa, e ci troviamo alla vigilia della guerra. La storia pressa sull’acceleratore”.

Il ministro della Difesa Usa Donald Rumsfeld continua a litigare con Parigi e Berlino, la “vecchia Europa”.
Il cancelliere tedesco Schroder proclama: «Mai guerra, neppure con l’Onu». In 4 mesi, professor Kupchan?

Sono ancora gli avvenimenti dell’1l settembre 2001 a suscitare cupe ed emozionate risposte. Per interpretarle dobbiamo analizzare cosa succede alla Casa Bianca repubblicana del presidente George W. Bush. Ricorda? L’unica cena di Stato offerta da Bush fu celebrata per Fox, il presidente messicano. Messico e Canada, ecco i partner del primo George W. Bush, insofferente agli interventi umanitari di Bill Clinton.

Si parlava di ritirare i soldati dai Balcani, come vogliono gli americani del Sud, del Midwest.

L’attentato al Pentagono e alle Torri Gemelle cambia i protagonisti.

Sono adesso i consiglieri neoimperiali di Bush a prendere il comando. Kupchan vede il vecchio mondo internazionalista repubblicano di Bush padre andare in soffitta e perfino i conservatori pragmatici alla Rumsfeld cedere il passo: È l’ora degli ideologi. Rumsfeld vuole rendere il mondo sicuro per gli interessi americani, non modificarlo. A Wolfowitz e ai neoimperiali non basta. Non serve disarmare Saddam, occorre trasformare l’Iraq, e il mondo, a immagine e somiglianza degli americani.

Nessuno si oppone oltre ai vecchi leoni del Senato Robert Byrd e Ted Kennedy e al nascente movimento pacifista? il partito democratico è in crisi di leadeship e di cultura.

Stiamo diventando un sistema politico monopartitico, e perdiamo i formidabili controlli reciproci disegnati dalla Costituzione. “La politica estera Usa s’è fatta repentina e audace”, spiega Kupchan, e lascia un mondo in bianco e nero, di scelte senza mezzi termini.

È inevitabile la rottura dell’Occidente? Chi prevarrà tra i contendenti? Kupchan conta adesso le parole, come preoccupato di vederle di nuovo animarsi, avverate d’improvviso: “Alla lunga la crisi rafforza gli europei. Comunque vada la guerra in Iraq, l’Alleanza Atlantica è danneggiata per sempre. Dobbiamo imparare a vivere nel mondo dopo la Pax americana. Se ha dubbi analizzi la politica di Bush. Allora i nuovi Paesi, la Polonia, i cechi, diranno, be’, la nostra prima scelta erano gli americani, adesso non ci sono più e quindi resteremo fedeli all’Europa”.

Il crescente sentimento antiamericano porterà a una revanche militare europea».
“La guerra contro Saddam, potrebbe scoppiare intorno alla seconda metà di marzo, la coalizione composta da soli americani e inglesi. Sul terreno la campagna dovrebbe concludersi rapidamente, con due jolly tragici. Se le vittime tra i civili saranno troppo numerose l’opinione pubblica vacillerà. Finita la guerra comincia l’occupazione. Comunque vada la storia non intende rallentare”.

Bush parla alla Cnn, Chirac replica dopo un secondo e un consigliere della Casa Bianca torna online in un’ora. Il professor Charles Kupchan: aveva scritto della fine dell’era americana ha previsto la fine della nostra era di figli del dopoguerra.

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