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    <title>guide</title>
    <link>http://guide.supereva.it</link>
    <description>Le guide di Supereva</description>
    <pubDate>Tue, 25 Oct 2011 14:15:24 GMT</pubDate>
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    <copyright>2008-2009 Blogo.it</copyright>
    <language>it-it</language>

    
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	<title>Era cenozoica</title>
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	<pubDate>Fri, 20 Aug 2004 00:00:00 GMT</pubDate>
	<dc:creator>368</dc:creator>
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    <category>geologia</category>
    <content:encoded><![CDATA[<p>Il Cenozoico è diviso in 5 periodi: PALEOCENE, EOCENE, OLIGOCENE, MIOCENE, PLIOCENE. Il MIOCENE e il PLIOCENE. Il MIOCENE inizia circa 26 milioni di anni fa e dura 19 milioni di anni, il PLIOCENE inizia 7 milioni di anni fa e dura 5 milioni di anni. Naturalmente poiché l&#8217;Era Cenozoica è più vicina a noi nel tempo possiamo meglio distinguerne gli eventi, registrati negli strati della Terra.&nbsp;E&#8217; dunque possibile distinguere cinque periodi tutti di durata relativamente breve. A questa parte della storia della Terra si applica anche la denominazione di Era Terziaria o&nbsp;Terziario. All&#8217;inizio dell&#8217;era i blocchi continentali risultanti dalla frattura dei supercontinenti sono sette: America settentrionale, Eurasia,l&#8217;Africa (con l&#8221;&#8216;appendice&#8221; dell&#8217;Arabia), India, America meridionale, Antartide, Australia (queste ultime tre terre sono ancora abbastanza vicine da essere talvolta riunite per mezzo di &#8220;ponti&#8221; di terraferma ora emersi ora sommersi). </p>
<p>Le piante &#8220;nuove&#8221;, Gimnosperme ed Angiosperme,sviluppano&nbsp;rivoluzionari metodi per ottenere l&#8217;impollinazione, cioè il trasporto dei gameti maschili su quelli femminili, in base alle possibilità offerte dagli animali e da altri elementi dell&#8217;ambiente come &#8220;trasportatori&#8221;. Il &#8220;modello&#8221; mammifero a cui ci riferiamo&nbsp;è quello di&nbsp;un mammifero attuale, ma la descrizione si applica in pratica anche a tutte le specie fossili del Cenozoico. I vertebrati di questa classe sono a &#8220;sangue&nbsp;caldo&#8221; (&nbsp;veri omeotermi ed hanno il corpo ricoperto di&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; peli). </p>
<p>Talvolta, oltre ai peli, esistono anche squame. Nella pelle sono distribuite molte ghiandole che producono ed emettono (secernono) vari fluidi (sudore, liquidi odorosi, sebo, latte). La mandibola è costituita da un unico osso (dentale) e si articola con l&#8217;osso squamoso&nbsp;&nbsp;della parte superiore del cranio. </p>
<p>L&#8217;osso quadrato e altri elementi ossei, presenti nel cranio degli anfibi e dei rettili, si sono modificati profondamente nei mammiferi, dando origine al complesso degli ossicini dell&#8217;orecchio interno. La parte superiore del cranio (contenente il cervello: neurocranio) è attaccata direttamente allo scheletro (osseo) del palato. Nella lunga &#8220;anticamera&#8221;, fatta mentre i dinosauri erano le specie dominanti, i mammiferi sono stati essenzialmente insettivori, cacciatori di prede minuscole (vermi, bruchi e piccoli vertebrati), forse mangiatori di uova e granivori. Poche forme (i più antichi primati) si cibavano anche di foglie. Nel Paleocene, il primo periodo del Cenozoico, si sviluppano, dal gruppo dei Condilartri, già documentati nel tardo Cretaceo, forme erbivore di dimensioni abbastanza grandi: sono i Pantodonti. Interessanti esempi sono forniti dal pantolambda, della taglia di un montone, e dal Barylamda, lungo come un cavallo ma assai più tozzo. Quest&#8217;ultimo animale, dalla grossa coda, forse si rizzava sui robusti arti posteriori per raggiungere i rami alti degli arbusti e degli alberi: le sue dita erano munite di curiose unghie a zoccolo. Sugli alberi prosperavano alcuni primati (Plesiadapis) e forme capaci di lanciarsi dall&#8217;alto planando (come il galeopiteco attuale). Numerosissimi erano i toporagni, in competizione con forme più primitive (Multitubercolati) già avviate all&#8217;estinzione. I mammiferi carnivori si svilupparono con un certo ritardo. Ricordiamo altri condilartri ( carnivori con zoccoli) come l&#8217;Andrewsarcus oppure il Mesonyx da cui si evolvettero gli attuali Cetacei.</p>
<p><IMG alt="" hspace=0 src="http://boozers.fortunecity.com/coachandhorses/94/Immagini/ftree.jpg" align=baseline border=0></p>
<p>I veri nemici degli erbivori paleocenici di media e grossa taglia erano, presso le rive dei fiumi e dei laghi, i coccodrilli e, sulla terraferma, soprattutto nelle aree aperte, alcuni grossi uccelli predatori, come il Gastornis di mezza tonnellata ed il feroce Diatryma,&nbsp;discendendi ed eredi&nbsp;dei dinosauri carnivori del giurassico.</p>
<p><STRONG></STRONG>&nbsp;</p>
 
    <p><map name="google_ad_map_20040820000000"><area shape="rect" href="http://imageads.googleadservices.com/pagead/imgclick/20040820000000?pos=0" coords="1,2,367,28"/><area shape="rect" href="http://services.google.com/feedback/abg" coords="384,10,453,23"/></map><img usemap="#google_ad_map_20040820000000" border="0" src="http://imageads.googleadservices.com/pagead/ads?format=468x30_aff_img&client=ca-pub-0008021944834004&channel=2508919242&output=png&cuid=20040820000000&url=http%3A%2F%2Fguide.supereva.it%2Fpaleontologia%2Finterventi%2F2004%2F08%2F172270.shtml"/></p>
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	<item>
	<title>La SEYMURIA</title>
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	<pubDate>Sun, 23 Feb 2003 00:00:00 GMT</pubDate>
	<dc:creator>368</dc:creator>
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    <category>geologia</category>
    <content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.paleofox.com/foto_mese_luglio/seymouria-baylorensis-g.jpg"></p>
<p>Con caratteristiche più evolute rispetto all&#8217;Ichtostega ancora molto vicino ai pesci polmonati, tra gli Anfibi più arcaici, ma caratteri più rettiliani, sono classificate le Seymourie, il cui corpo, ricordava quello delle Salamandre attuali, piuttosto tozzo, leggermente schiacciato con una coda corta, larga alla base e sottile all&#8217;estemità, ed una lunghezza fino a 50 centimetri.</p>
<p>4 arti piuttosto corti, con 5 dita alle estremità, permettevano un facile spostamento anche sulla terraferma.</p>
<p>Il collo, omogeneo con il resto del corpo, sosteneva il tozzo ed indifferenziato capo, che rastremava in prossimità della bocca, ed alloggiava nella parte superiore le narici e lateralmente gli occhi.</p>
<p>Probabilmente provviste di organi della linea laterale, passavano gran parte del tempo in acqua.</p>
<p>E&#8217; ormai universalmente accettato da tutti i paleontologi che da questo anfibio primitivo abbiano avuto origine tutti i Rettili, ma alcuni autori considerano le Seymourie, Rettili essi stessi e, quindi, i più antichi rappresentanti dei Cotilosauri, ma questo è tutto da dimostrare.</p>
<p>Ormai completamente estinte, le uniche testimonianze che si hanno delle Seymourie, sono i fossili. risalenti al periodo Permiano, ritrovati nel Texas (Stati Uniti), vicino alla città di Seymour e quelli ritrovati nelle scisti stratificate del Kansas (Stati Uniti).</p>
 
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	<item>
	<title>Breve excursus sulle Ere Geologiche - parte II</title>
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	<pubDate>Sat, 30 Jun 2001 00:00:00 GMT</pubDate>
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    <category>geologia</category>
    <content:encoded><![CDATA[<p>E’ caratterizzata da grandi formazioni di rocce sedimentarie, soprattutto di origine marina, e da grandi movimenti orogenetici contemporaneamente ad un’intensa attività vulcanica, ricordiamo le grandi orogenesi Ercinica e Caledoniana. Nel corso di questa era gli organismi viventi ebbero un enorme sviluppo evolutivo, sia con l’arricchimento di nuove forme marine e la comparsa dei vertebrati che con la conquista delle terre emerse da parte dei vertebrati stessi e la loro conseguente diffusione.</p>
<p>Terreni paleozoici sono presenti nell’Europa centrale, nella Scozia, Alpi e Sardegna.</p>
<p><b>Cambriano</b>: La flora è presente con le sole alghe. La fauna invece è gi à abbastanza ricca e differenziata ed è costituita da quasi tutti i tipi di invertebrati marini. Fossili guida sono i Trilobiti. artropodi col corpo diviso longitudinalmente in tre settori.</p>
<p><b>Siluriano</b>: in questo periodo compaiono le prime piante terrestri differenziate come le Briofite, le Psilofite, e le Pteridofite. La fauna comprende, oltre tutte le specie di invertebrati marini, anche gli ostracodermi (Agnati), i primi pesci cartilaginei che insieme a quelli corazzati (Placodermi) rappresentano i primi vertebrati provvisti di mascella.</p>
<p>Devoniano: Si diffondono sempre più le Pteridofite. La fauna marina si accresce di nuove numerose specie di pesci. I vertebrati conquistano la terraferma. Compaiono i primi anfibi con il corpo corazzato, capaci di respirare nell’ambiente subaereo.</p>
<p><b>Carbonifero</b>: In questo periodo del Paleozoico la vegetazione diventa di una ricchezza straordinaria. Sia sulla terraferma che nelle paludi ed ambienti umidi è costituita da Briofite, Equisetales, gigantesche pteridofite e dalle prime gimnosperme. Da questa vegetazione, tipica dei climi tropicali, si formarono i grandi giacimenti di carbon fossile. Compaiono le prime forme rettiliane.</p>
<p><b>Permiano</b>: per cambiamenti climatici che determinarono la scomparsa di zone aride, si ridusse di conseguenza gran parte della flora carbonifera mentre si sviluppano la Gimnosperme. La radiazione dei rettili aumenta sempre di più.</p>
 
    <p><map name="google_ad_map_20010630000000"><area shape="rect" href="http://imageads.googleadservices.com/pagead/imgclick/20010630000000?pos=0" coords="1,2,367,28"/><area shape="rect" href="http://services.google.com/feedback/abg" coords="384,10,453,23"/></map><img usemap="#google_ad_map_20010630000000" border="0" src="http://imageads.googleadservices.com/pagead/ads?format=468x30_aff_img&client=ca-pub-0008021944834004&channel=2508919242&output=png&cuid=20010630000000&url=http%3A%2F%2Fguide.supereva.it%2Fpaleontologia%2Finterventi%2F2001%2F06%2F51858.shtml"/></p>
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	</item>
    
	<item>
	<title>Breve excursus sulle Ere Geologiche - Parte III</title>
	<link>http://guide.supereva.it/paleontologia/interventi/2001/06/51860.shtml</link>
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	<pubDate>Sat, 30 Jun 2001 00:00:00 GMT</pubDate>
	<dc:creator>368</dc:creator>
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    <category>geologia</category>
    <content:encoded><![CDATA[<p>Al contrario dell’ERA precedente (la Paleozoica), quella Mesozoica rappresenta un periodo di relativa calma sotto il profilo prettamente orogenetico e dell’attività vulcanica. Antiche terre furono sommerse dai mari  e si formarono immensi sedimenti anche di natura organogena. Il clima era di tipi caldo umido ed abbastanza uniforme.</p>
<p><b>Triassico</b>: Questo periodo si chiama così perché ha la caratteristica di presentarsi in tre strati di rocce : rocce continentali desertiche,  rocce sedimentarie marine e rocce continentali. La flora è dominata dalle Gimnosperme che raggiungono il loro massimo sviluppo.  Continua la diffusione dei rettili con forme di dimensioni sempre più gigantesche.<br />
Nei mari si evidenziano particolarmente le ammoniti, cefalopodi con conchiglia avvolta a spirale piana.  Compaiono i primi mammiferi marsupiali.</p>
<p><b>Giurassico</b>: Compaiono le prime Angiosperme. I rettili raggiungono dimensioni enormi, specializzandosi sempre più ed invadendo tutti gli ambienti. Alle forme terrestri si aggiungono forme marine, d’acqua dolce ed altre atte al volo (Pterosauri). Di questi periodo sono i fossili dei primi uccelli.</p>
<p><b>Cretaceo</b>: compaiono le prime Angiosperme dicotiledoni, le prime piante con  fiori come le magnoliflore e le chorisie. Sulla terraferma dominano incontrastati i rettili. Compaiono i primi mammiferi placentati, Nel mare le ammoniti sono ancora una specie molto diffusa. Fossili guida sono però le riudiste, molluschi lamellibranchi con valve asimmetriche. Alla fine del Cretaceo tutti i grandi rettili e le ammoniti scompaiono per molteplici cause es. climatiche, biologiche ma soprattutto il rovinoso impatto dell’enorme asteroide caduto al largo di quello che attualmente è la Penisola dello Yucatan.</p>
 
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	<item>
	<title>Breve excursus sulle Ere Geologiche - Parte I</title>
	<link>http://guide.supereva.it/paleontologia/interventi/2001/03/36592.shtml</link>
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	<pubDate>Fri, 23 Mar 2001 00:00:00 GMT</pubDate>
	<dc:creator>368</dc:creator>
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    <category>geologia</category>
    <content:encoded><![CDATA[<p>Le ere geologiche rappresentano il lunghissimo intervallo di tempo (4,5 milioni di anni) intercorso tra la nascita della Terra, intesa come pianeta con una superficie solidificata ed avente masse continentali, e l’epoca attuale. Chiaramente in arco di tempo così vasto gli avvenimenti accaduti più importanti, da collocarsi come ideali pietre miliari nel lungo percorso dell’evoluzione planetaria, sono rappresentate dai graduali cambiamenti geologici connessi alla dinamica endogena,  la deriva dei continenti, l’origine della Vita e la conseguente evoluzione bio-chimica e biologica, la comparsa di un’atmosfera simile a quella attuale come conseguenza della vita vegetale, la presenza di una meteorologia planetaria con la ciclicità delle stagioni, la formazione di gigantesche catene montuose (orogenesi) dove prima c’erano dei mari e da ultima l’evoluzione tecnologico- culturale della specie umana, la più intelligente delle specie animali apparsa sulla Terra in ordine cronologico.   Ricapitolando la successione cronologica delle Ere geologica, si può dire che durante la sua lunga storia la Terra è andata soggetta a grandi sconvolgimenti dovuti a variazioni climatiche,  al vulcanesimo, a movimenti orogenetici e tettonici che hanno determinato la formazione dei continenti,  ai cambiamenti della loro posizione. al sollevamento di intere catene montuose ed alla loro demolizione.</p>
<p>Facendo riferimento a questi avvenimenti la storia della Terra è stata divisa in cinque Ere le quali sono a loro volta suddivise in periodi.</p>
<p>Un breve prospetto:</p>
<p><B>• PRECAMBRIANO</B> ( inizia 4.000 milioni di anni fa)</p>
<p>- Archeozoico</p>
<p>- Proterozoico</p>
<p><B>• PALEOZOICO</B> ( inizia  570 milioni di anni fa)</p>
<p>- Cambriano</p>
<p>- Ordoviciano</p>
<p>- Siluriano</p>
<p>- Devoniano</p>
<p>- Carbonifero</p>
<p>- Permiano</p>
<p><B>• MESOZOICO</B> ( inizia 230 milioni di anni fa) </p>
<p>- Triassico</p>
<p>- Giurassico</p>
<p>- Cretaceo</p>
<p><B>• CENOZOICO</B> ( inizia 65 milioni di anni fa) </p>
<p>- Paleocene</p>
<p>- Eocene</p>
<p>- Oligocene</p>
<p>- Miocene</p>
<p>- Pliocene</p>
<p><B>• QUATERNARIO</B> ( inizia 1,8 milioni di anni fa)<br />
- Pleistocene</p>
<p>- Olocene</p>
<p>Il Precambriano  è il più lungo di tutte le ere geologiche ed anche il meno conosciuto. Allo stato degli studi attuali viene suddiviso in due periodi: l’Archeozoico ( che prima veniva classificata come Era geologica con i suoi due periodi - Archeano ed Alconghiano ) ed il Proterozoico. A tale Era vengono riferite le rocce più antiche della crosta terrestre, quasi totalmente prive di fossili. Nonostante siano state trovate solo tracce di batteri ed alghe, le forme di vita presenti, a livello unicellulare, dovevano essere già abbastanza diversificate<br />
poiché i fossili rinvenuti nelle rocce delle ere successive appartengono ad organismi con una maggiore complessità morfo-strutturale.</p>
 
    <p><map name="google_ad_map_20010323000000"><area shape="rect" href="http://imageads.googleadservices.com/pagead/imgclick/20010323000000?pos=0" coords="1,2,367,28"/><area shape="rect" href="http://services.google.com/feedback/abg" coords="384,10,453,23"/></map><img usemap="#google_ad_map_20010323000000" border="0" src="http://imageads.googleadservices.com/pagead/ads?format=468x30_aff_img&client=ca-pub-0008021944834004&channel=2508919242&output=png&cuid=20010323000000&url=http%3A%2F%2Fguide.supereva.it%2Fpaleontologia%2Finterventi%2F2001%2F03%2F36592.shtml"/></p>
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	</item>
    
	<item>
	<title>La Tettonica a Zolle</title>
	<link>http://guide.supereva.it/paleontologia/interventi/2001/01/27044.shtml</link>
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	<pubDate>Fri, 12 Jan 2001 00:00:00 GMT</pubDate>
	<dc:creator>368</dc:creator>
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    <category>geologia</category>
    <content:encoded><![CDATA[<p>L’idea che  i continenti avessero costituito in un remotissimo passato un’unica enorme massa terrestre è vecchia di diversi secoli. Tuttavia è solo nel 1910 con il meteorologo tedesco Alfred Wegener  che tale teoria venne presentata negli ambienti scientifici in maniera organica e convincente. Le attuali masse continentali sono il risultato di un lunghissimo e progressivo processo di divisione ed allontanamento da quell’immensa estensione che era il supercontinente detto Pangea, che doveva essere a sua volta il risultato della convergenza di antiche zolle paleozoiche e precambriane. A partire dal precambriano, quando il nostro pianeta era ancora una massa incandescente, con il progressivo raffreddamento della crosta terrestre e la formazione degli oceani, le immense forze geodinamiche interne (come movimenti tettonici , vulcanesimo, azione del magma lungo le Faglie o linee di frattura continentali) agirono ed agiscono tuttora sui continenti ancora in via di separazione. Il supercontinente Pangea, già in epoca mesozoica, era possibile distinguerlo in due subcontinenti “minori” che andavano gradualmente delineandosi sempre di più essendo separati dall’enorme Oceano chiamato Pantalassa.  Il subcontinente settentrionale o Laurasia comprendeva lo scudo nordamericano e la placca euroasiatica mentre il subcontinente meridionale, detto anche Gondwana, era formato da quelle placche che avrebbero formato in futuro il Sud America, l’Africa ed il Madagascar, il subcontinente indiano, parte del Sud Est asiatico, l’Antartide e l’Australia con la Nuova Zelanda. Ritornando al discorso sulla Tettonica a Zolle, le attuali masse continentali vanno intese come degli enormi zatteroni di crosta terrestre solidificata, aventi ognuno le proprie caratteristiche geologiche, faunistiche  e floristiche. Questi “zatteroni” galleggiano, per così dire, sugli strati fluidi del nostro pianeta e precisamente gli oceani di magma incandescente che formano le zone interne della Terra.</p>
<p><img src="http://triton.supereva.it/deriva.jpg"></p>
<p>Le superfici di contatto o bordi delle varie placche continentali sono chiamate Faglie o Linee di frattura. E’ importante sottolineare come i bordi continentali combacino più a meno bene tra di loro, non a livello delle estremità che emergono dagli oceani ma grazie alle piattaforme continentali che generalmente sono sotto il livello del mare; es. basta confrontare su una cartina (che comprenda anche l’indicazione dei bordi sottomarini) i confini atlantici dello scudo nordamericano con i rispettivi confini della parte nordoccidentale dell’Europa oppure la costa atlantica del Sud America con la rispettiva costa africana.  L’impatto graduale di due masse continentali da origine alla formazione delle grandi catene montuose o “Orogenesi”, es. la catena Himalayana nata dallo scontro del subcontinente indiano con il resto dell’Asia. Secondo le ultime acquisizioni geodinamiche sulla Tettonica a zolle, il lento spostamento dei continenti  e quindi il progressivo allontanamento tra due estensioni di terre emerse è determinato dalla continua fuoriuscita del materiale magmatico lungo le linee di frattura che dividono due zolle; questo processo porta all’accumulo del materiale geologico che “spinge lontano” lentamente gli uni dagli altri i bordi continentali. Poiché il processo della Deriva è sempre in atto, la zone del pianeta dove si possono registrare  e prevedere gli effetti di un cambiamento futuro non molto lontano, inteso in termini geologici, sono rappresentate in modo particolare dalla faglia di St. Andreas in California ove la penisola californiana<br />
tende a distaccarsi dal resto della costa del Pacifico ‘slittando’ verso sud e dalla lunghissima Valle del Rift in Africa. In quest’ultimo caso si tratta di una profonda spaccatura della crosta terrestre che parte dall’Africa orientale( Kenya Etiopia) a tratti coperta da grandi laghi vulcanici(Victoria, Turkana)  ed arriva sino in Medio Oriente, il Mar Morto in Palestina è un esempio di acque interne che ricoprono la parte più settentrionale del Rift.</p>
 
    <p><map name="google_ad_map_20010112000000"><area shape="rect" href="http://imageads.googleadservices.com/pagead/imgclick/20010112000000?pos=0" coords="1,2,367,28"/><area shape="rect" href="http://services.google.com/feedback/abg" coords="384,10,453,23"/></map><img usemap="#google_ad_map_20010112000000" border="0" src="http://imageads.googleadservices.com/pagead/ads?format=468x30_aff_img&client=ca-pub-0008021944834004&channel=2508919242&output=png&cuid=20010112000000&url=http%3A%2F%2Fguide.supereva.it%2Fpaleontologia%2Finterventi%2F2001%2F01%2F27044.shtml"/></p>
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	<description>L’idea che  i continenti avessero costituito in un remotissimo passato un’unica enorme massa terrestre è vecchia di diversi secoli. Tuttavia è solo nel 1910 con il meteorologo tedesco Alfred[...]</description>
	
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	<title>I Primi vertebrati marini  - Parte II</title>
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	<pubDate>Sun, 03 Dec 2000 00:00:00 GMT</pubDate>
	<dc:creator>368</dc:creator>
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    <category>paleontologia_speciale</category>
    <content:encoded><![CDATA[<p>Verso la metà dell’era Paleozoica, dal Devoniano in poi, nei mari apparve quasi improvvisamente un altro importante e significativo gruppo di vertebrati, i Placodermi. Questi animali a differenza dei preesistenti e più primitivi Ostracodermi presentavano una caratteristica innovativa che sarebbe stata fondamentale per il prosieguo dell’evoluzione dei vertebrati: la comparsa di un apparato masticatore contraddistinto dalla presenza delle ossa mandibolare e mascellare. Le modificazione di dispostivi anatomici come gli Archi Branchiali è all’origine del nuovo e rivoluzionario apparato stomatognatico.</p>
<p>Ritornando agli Ostracodermi per le dovute dissertazioni di anatomia comparata bisogna citare gli studi sugli Agnati del Devoniano di un  paleontologo svedese: Erik Stensio. Egli vide che la bocca priva di mascella e mandibola si apriva in una cavità sulla cui parete superiore si trovavano posizionate le creste interbranchiali portanti le branchie e che corrispondono agli archi branchiali dei pesci più evoluti.  Il numero di queste creste ed i loro rapporti con i nervi hanno dimostrato che gli ostracodermi erano dotati di un arco premandibolare ed un arco mandibolare non trasformati ma simili a tutti gli altri archi situati  posteriormente ad essi . </p>
<p>Questo significava sicuramente che in uno stadio primordiale  il cranio dei vertebrati doveva essere segmentato come il resto del corpo e in un secondo tempo la segmentazione fu oscurata dalla specializzazione di diversi elementi che diede luogo alla cefalizzazione, la formazione del cranio.  Nei vertebrati di un successivo stadio di sviluppo anche se non è stato individuato l’arco premandibolare, alcuni fossili dimostrano in modo evidente che l’arco mandibolare ed il successivo arco ioideo si sono trasformati nell’apparato masticatorio.  Gli archi branchiali costituiscono una serie di strutture a forma di V rovesciate su un fianco con vertice situato in posizione caudale. Nel passaggio dalla condizione di agnato a quella di gnatostomo, cioè il differenziamento di mandibola e mascella, i dati paleontologici insieme a quelli embriologici, indicano che furono interessati i primi tre archi branchiali e precisamente: l’arco pre- mandibolare, l’arco mandibolare e l’arco ioide. L’arco premandibolare si trasformò nelle trabecole, due strisce cartilaginee, poste alle base del neurocranio ai due lati dell’estremità anteriore delle notocorda. L’arco mandibolare invece formò con la sua parte superiore, il palatoquadrato, la mascella e con la sua parte inferiore, cartilagine di Meckel, la mandibola. </p>
<p>L’arco ioide, infine, si trasformò successivamente, unendosi all’arco mandibolare e provocando la chiusura della fessura branchiale corrispondente per contribuire con il ramo superiore o iomandibolare alla saldatura fra il palatoquadrato e la scatola cranica.  Negli gnatostomi più primitivi quindi, il ramo superiore dell’arco mandibolare, cioè il palatoquadrato, era articolato direttamente con la scatola cranica formando la sospensione autostilica della mandibola. </p>
<p><IMG SRC="http://triton.supereva.it/mandib.jpg"></p>
<p>Nella forme più evolute le spostamento dell’osso iomandibolare forma invece un’articolazione fra il palatoquadrato e la scatola cranica  dando luogo alla sospensione anfistilica.<br />
Riprendendo in esame la classe dei Placodermi, bisogna dire che essi apparvero quasi improvvisamente nel Devoniano per poi estinguersi durante il Carbonifero. Sono anche comunemente chiamati ‘pesci corazzati’ per via della notevole copertura ossea della regione anteriore. Sulla loro origine vi sono due ipotesi: La presenza di forme primitive con un preesistente esoscheletro e ben ossificato, eventualmente più leggero e modificato;<br />
Forme primitive con esoscheletro sottile, formato da piccole tessere prive di uno strato lamellare basale, dal quale si poterono evolvere altri ordini più o meno corazzati. Quest’ultima ipotesi è suffragata dal fatto che non si ritrovano tracce di placodermi nel Siluriano Superiore, anche se sono noti altri pesci ossei o cartilaginei, per cui si può supporre che all’origine essi fossero privi di copertura ossea. I Placodermi non possono essere gli antenati degli altri pesci ,sia ossei che cartilaginei, poiché il loro paltoquadrato è  quasi sempre fuso  con il dermascheletro per cui la muscolatura mandibolare è mediana al medesimo; negli altri pesci invece la muscolatura è laterale  essendo il palatoquadrato saldato all’endocranio. Anche la dentatura non è paragonabile, ad es. le piastre ossee non hanno niente anche vedere con una dentatura vera e propria. Si pensa dunque che i Placodermi abbiano avuto un’origine indipendente e costituiscano una propria linea filetica ormai estinta, in sostanza un tentativo in senso ‘ittico’ mal riuscito di animali con un apparato masticatore imperfetto rispetto ai vertebrati dotati di una bocca più efficiente. Avevano pinne pari, una o due dorsali e mai l’anale. Coda eterocerca. Inizialmente marini, alcune forme si rinvengono successivamente anche nelle acque dolci. </p>
<p>Nonostante ciò in un arco di tempo relativamente breve essi raggiunsero una grande varietà ed anche la loro estinzione abbastanza rapida. il ritrovamento dei fossili di varie specie di placodermi , testimonia il grado di differenziazione morfologica che avevano raggiunto questi organismi i quali furono talmente diversi gli uni dagli altri che non si è certi se essi costituiscano una classe omogenea. Fra  vi erano dunque sia forme d’acqua  dolce sia forme marine alcune delle quali vivevano presso i fondali, come il genere Gemuendina del devoniano tedesco, o come il Bothriolepis del Devoniano nordamericano. <IMG SRC="http://triton.supereva.it/dinich.jpg" ALIGN="LEFT">Altri erano invece certamente dei predatori, come sembra sia dimostrato dalla bocca atta a tranciare e dalla presenza di pinne pari, ne è un esempio classico l’impressionante e gigantesco Dinichthys.</p>
 
    <p><map name="google_ad_map_20001203000000"><area shape="rect" href="http://imageads.googleadservices.com/pagead/imgclick/20001203000000?pos=0" coords="1,2,367,28"/><area shape="rect" href="http://services.google.com/feedback/abg" coords="384,10,453,23"/></map><img usemap="#google_ad_map_20001203000000" border="0" src="http://imageads.googleadservices.com/pagead/ads?format=468x30_aff_img&client=ca-pub-0008021944834004&channel=2508919242&output=png&cuid=20001203000000&url=http%3A%2F%2Fguide.supereva.it%2Fpaleontologia%2Finterventi%2F2000%2F12%2F19512.shtml"/></p>
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	<title>I primitivi vertebrati marini - parte I</title>
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	<pubDate>Thu, 09 Nov 2000 00:00:00 GMT</pubDate>
	<dc:creator>368</dc:creator>
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    <category>paleozoologia</category>
    <content:encoded><![CDATA[<p>Nei mari del Paleozoico i primi Cordati , che derivavano dalle forme larvali dell’ormai estinto gruppo di echinodermi dei Calcicordati, erano rappresentati soprattutto da piccoli organismi pisciformi dalla forma allungata ed idrodinamica non molto dissimili dagli attuali Amphioxus ( un Cefalocordato), Mixines e Lamprede. In base agli ultimi studi sembra che questi animali abbiano avuto origine in ambiente marino e non d’acqua dolce.  Dei più antichi vertebrati conosciuti (non ancora coperti da placche ossee) si conoscono solo frammenti ed i primi resti fossili che conservano l’intera immagine di un corpo completo sono stati rinvenuti  in terreni più recenti, nel Siluriano medio dell’Inghilterra. Si tratta di due generi : Jamoytius (ordine degli Anaspidi) e Thelodus, rappresentati dallo scheletro completo ma di difficile interpretazione.<br />
<IMG SRC=http://triton.supereva.it/jamoytius.jpg><br />
Questi animali, detti Agnati , erano sprovvisti di mascelle. Gli antenati  paleozoici conobbero un’evoluzione  e diversificazione morfologica molto interessante e, rispetto le forme attuali (gli odierni Ciclostomi), erano contraddistinti dalla presenza di caratteristiche piastre ossee che formavano una forte corazzatura donde il nome di Ostracodermi; essi non avevano inoltre le pinne pari o, tutt’al più, presentavano un solo paio di pinne poste subito dietro il capo e non possedevano uno scheletro interno calcificato. Dalla documentazione fossile sappiamo che sono i più primitivi o quantomeno i più vecchi conosciuti. La classe degli Agnati Ostracodermi si suddivide in due sottoclassi : Pteraspidomorpha (ord. Eterostraci) e Cephalaspidomorpha (ord. Osteostraci e Anaspidi).</p>
<p>Nell’ordine degli Eterostraci vi si trovano forme antichissime cambriane e siluriane come Anatolepis del Cambriano superiore -Ordoviciano (solo frammenti di tessuto osseo) , Arandaspis, lungo 12-14 cm. e Astraspis, del quale si conosce quasi tutto il carapace, tutti nell’Ordoviciano medio. Queste forme primitive presentano ormai, almeno in Astraspis, la caratteristica struttura delle piastre ossee in tre strati e la diversificazione in forme con carapace formato da poche grandi piastre (Arandaspis) o da molte minute tessere (Astraspis e Pteraspis). Si riprende in pratica nel Siluriano Medio in particolare con il genere Athenaegis recentemente istituito sulla base di esemplari completi.<br />
<IMG SRC=http://triton.supereva.it/athenaegis.jpg></p>
<p>Gli Pteraspidomorphi sono tuttavia meno conosciuti rispetto ai Cephalaspidomorphi  in particolare per quanto riguarda i caratteri anatomici interni. sembra certo che vi fossero almeno sette camere branchiali ed una coppia di sacche nasali.  La lunghezza varia da pochi cm. nelle forme più primitive a 2 m. in quelle più specializzate. L’esoscheletro è a tre strati. Il capo e la regione faringea sono ricoperte da piastre più o meno saldate tra di loro e dando origine ad un carapace, mentre il corpo ha scaglie embricate. Nelle forme più evolute si hanno anche piastre orali sporgenti simili a denti. Gli occhi sono laterali e la bocca antero-ventrale. Non presentano pinne pari e la coda è eterocerca. Nell’ordine degli Osteostraci i generi Cephalaspis ed Hemicyclaspis  costituiscono i tipici rappresentanti, non erano più lunghi di 30 cm. avevano uno scudo cefalico compatto, il corpo e le pinne coperte da placchette, gli occhi, l’unica narice e tre aree sensoriali nelle parte superiore dello scudo mentre la bocca e le aperture branchiali poste ventralmente. La loro forma appiattita e la posizione dorsale degli occhi e narice, la posizione ventrale della bocca e delle aperture branchiali indicano i fondali come loro habitat. Di conto i più antichi Anaspidi, fra cui il genere Birkenia, avevano forma<br />
meno appiattita, gli occhi alterali e la corazza ridotta, segni evidenti di una maggior mobilità e di un ambiente di vita in acque più aperte.<br />
<IMG SRC=http://triton.supereva.it/pteraspis.jpg><br />
Gli Agnati del Siluriano e del Devoniano erano dunque animali corazzati, così come altrettanto corazzati saranno, come si vedrà in seguito, i rappresentanti dei Placodermi (dotati di mascelle) vissuti durante il Devoniano. La presenza della corazza dermica e delle placche ossee negli Ostracodermi è stata sicuramente motivata da un discorso di sopravvivenza e di difesa  nei confronti di una classe di enormi crostacei, i Gigantostraci con la famiglia degli Euripteridi, con i quali condividevano lo stesso habitat in termini  di competizione.</p>
 
    <p><map name="google_ad_map_20001109000000"><area shape="rect" href="http://imageads.googleadservices.com/pagead/imgclick/20001109000000?pos=0" coords="1,2,367,28"/><area shape="rect" href="http://services.google.com/feedback/abg" coords="384,10,453,23"/></map><img usemap="#google_ad_map_20001109000000" border="0" src="http://imageads.googleadservices.com/pagead/ads?format=468x30_aff_img&client=ca-pub-0008021944834004&channel=2508919242&output=png&cuid=20001109000000&url=http%3A%2F%2Fguide.supereva.it%2Fpaleontologia%2Finterventi%2F2000%2F11%2F16975.shtml"/></p>
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	<description>Nei mari del Paleozoico i primi Cordati , che derivavano dalle forme larvali dell’ormai estinto gruppo di echinodermi dei Calcicordati, erano rappresentati soprattutto da piccoli organismi pisciformi[...]</description>
	
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	<title>L’Evoluzione delle PIANTE  - II</title>
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	<pubDate>Wed, 18 Oct 2000 00:00:00 GMT</pubDate>
	<dc:creator>368</dc:creator>
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    <category>paleozoologia</category>
    <content:encoded><![CDATA[<p>Riepilogando la parte prima delle Tracheofite, le prime piante vascolari dovevano essere molto simili al fossile di Rhynia, che ha uno sporofito formato da bracci dicotomizzati e da una parte basale orizzontale ed una terminale verticale terminale, gli sporangi sono posti terminalmente sulle braccia. Piante simili si sono sviluppate dal Siluriano, ed a parte la Rhynia,  i migliori esempi di questo tipo li troviamo dal Devoniano in poi.</p>
<p>L’evoluzione delle primitive riniofite seguì diverse linee principali. Una di queste linee ha dato origine, con pochi cambiamenti, alle Psilofite, anche se secondo altre teorie le Psilofite vengano considerate delle felci particolari. Le altre linee diedero luogo alle Lycopodiophyta, alle Equisetophyta, alle Polypodiophyta (Felci), alle Pinophyta (Conifere) e sicuramente alle Magnoliophyta (Angiosperme). Allo stesso modo si potrebbe classificare il gruppo delle pinofite- magnoliofite come derivato dalle polipodiofite.<br />
<IMG SRC="http://triton.supereva.it/foresta_calamites.jpg"><br />
La vegetazione terrestre dell’inizio Devoniano fu dominata dalle riniofite ed minor grado dai licopodi. Verso la metà del periodo Devoniano le riniofite incominciarono ad essere rimpiazzate da forme di transizione che diedero in seguito luogo alle felci, agli equiseti, ed alle Cordaitales (Conifere primitive), mentre i licopodi continuavano a svilupparsi con grande vigore. Verso la fine del devoniano le riniofite si estinsero, con l’eccezione di qualche specie che ha continuato, senza lasciare residui fossili, a vivere fin ad oggi ed è rappresenta dalle psilofite. Alberi appartenenti ai gruppi dei licopodi, degli equiseti, ed il gruppo cordaitale delle preconifere hanno dominato la lussureggiante vegetazione delle grandi paludi e pianure specialmente nel carbonifero superiore.<br />
<IMG SRC="http://triton.supereva.it/annularia.jpg"><br />
Anche le felci e le altre pteridosperme furono parte dominante del paesaggio, e prosperarono similmente i tipi più piccoli dei licopodi ed equiseti. Fu proprio questo il periodo in cui grandi quantità di piante legnose lasciarono i loro tronchi morti nelle grandi pianure più rapidamente di quanto occorreva per loro biodegradazione e si trasformarono in carbon fossile.<br />
<IMG SRC="http://triton.supereva.it/pterid.jpg"><br />
Nel periodo Permiano si verificò il declino di quei gruppi che avevano dominato nel Carbonifero. I tipi arborei rappresentati dalle lepidendrali (licopodiofite) e dalle calamitali (equisetofite) scomparvero completamente. I tipi erbacei di queste due divisioni durarono più a lungo, ed alcuni superstiti sono arrivati fino ai nostri giorni. Le pteridosperme e le cordaitali diminuirono pur sopravvivendo entrambi i gruppi nell’era Mesozoica. Le prime angiosperme probabilmente si originarono dalle pteridosperme sulle alture delle zone interne durante il Permiano. Durante parte di questo periodo nell’emisfero sud ci fu una grande glaciazione. Le piante del Permiano avevano in genere foglie più piccole, più coriacee e con una cuticola più spessa rispetto ai tipi ancestrali del Carbonifero.<br />
<IMG SRC="http://triton.supereva.it/gymn.jpg"><br />
Nel Permiano furono comunque gettate le basi per l’apparizione di un tipo di piante più innovative, le Gimnosperme (composte dalle classi delle Cycadopsida, Ginkgopsida, Gnetopsida e Coniferopsida)  le quali, fino ai nostri giorni, avrebbero continuato a dominare le scena dei paesaggi di molte zone del nostro pianeta insieme alle future Angiosperme (piante con fiori). Insieme alle Conifere comparvero anche i primi  predecessori chiaramente riconoscibili dello Ginkgoine. Nell’emisfero meridionale durante la glaciazione permiana, si originò una flora particolarmente specializzata, la flora a Glossopteris che perdurò per un certo periodo di tempo.<br />
<IMG SRC=http://triton.supereva.it/glossopteris.jpg ALIGN=“LEFT”>Glossopteris il membro più  tipico di questa flora ha foglie semplici , intere, lineari, ellittiche od ovali, lunghe spesso diversi centimetri ed attaccate apparentemente ad un rizoma. L’idea che Glossopteris possa essere una pteridosperma piuttosto che una felce vera ha avuto conferma da alcuni ritrovamenti fossili fatti in sud Africa. La somiglianza della flora a Glossopteris in continenti ora nettamente separati come Australia, India e sud America avvalora l’ipotesi che tali territori facessero parte di un unico enorme continente, il continente di Gondwana, per tutto il Paleozoico.<br />
Lo sviluppo della caratteristica vegetazione xerofitica che ebbe origine nel Permiano, continuò nel Triassico e raggiunse il suo massimo nel Giurassico. Tre gruppi (le cycadales, le Bennettinales e le Caytoniales) derivate dalle pteridosperme (Cycadofilicales) si accrebbero nel Triassico e raggiunsero l’apice nel Giurassico, mentre le pteridosperme stesse diminuirono e scomparvero. Le Cicadales e specialmente le bennettinali (cicadeoidee) erano così abbondanti e diversificate durante il Giurassico che tale periodo è spesso chiamato l’era delle cicadee. Nel Giurassico anche le Ginkgoales raggiunsero il loro massimo sviluppo.</p>
<p>Nel giurassico e Cretaceo si svilupparono grandi foreste di conifere con fusto legnoso simile a quello delle moderne araucarie, e tali foreste continuarono a ricoprire vaste aree fino ai tempi attuali. Le Conifere sono evidentemente le dirette discendenti delle Cordaitali del Paleozoico e la distinzione tra i due gruppi non è di facile rilevamento. Le felci continuarono ad avere un ruolo significato ma secondario nelle vegetazione dei periodi Giurassico e Cretaceo, così come hanno fatto dal Carbonifero ad oggi.</p>
 
    <p><map name="google_ad_map_20001018000000"><area shape="rect" href="http://imageads.googleadservices.com/pagead/imgclick/20001018000000?pos=0" coords="1,2,367,28"/><area shape="rect" href="http://services.google.com/feedback/abg" coords="384,10,453,23"/></map><img usemap="#google_ad_map_20001018000000" border="0" src="http://imageads.googleadservices.com/pagead/ads?format=468x30_aff_img&client=ca-pub-0008021944834004&channel=2508919242&output=png&cuid=20001018000000&url=http%3A%2F%2Fguide.supereva.it%2Fpaleontologia%2Finterventi%2F2000%2F10%2F15067.shtml"/></p>
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	<description>Riepilogando la parte prima delle Tracheofite, le prime piante vascolari dovevano essere molto simili al fossile di Rhynia, che ha uno sporofito formato da bracci dicotomizzati e da una parte basale[...]</description>
	
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	<title>L&#039;Evoluzione delle piante - II</title>
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	<pubDate>Tue, 26 Sep 2000 00:00:00 GMT</pubDate>
	<dc:creator>368</dc:creator>
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    <category>paleobotanica</category>
    <content:encoded><![CDATA[<p>Dopo che dai primi ammassi filamentosi e mucillaginosi delle alghe del paleozoico come Sphaenophycus ,si svilupparono le prime vere pianticelle che in seguito alla pressione dell’ambiente subaereo risolsero il problema di dover disporre di una struttura principale rigida, la vita vegetale iniziò lentamente ma inesorabilmente la conquista delle terre emerse in prossimità delle zone umide e questo processo portò anche alla colonizzazione graduale  degli ambienti interni e meno ricchi di acqua da parte di piante più evolute e cosiddette pioniere che, per caratteristiche  morfo-funzionali, si erano in parte già affrancate dagli ambienti umidi, disponendo ormai di un sistema canalicolare completo in un piccolo fusto semirigido. Le briofite, es. i muschi come il genere Musciphyton, furono il primo passo verso la terraferma ,vegetali che, non ancora supportati da struttura rigida ma già differenziati in un piccolo fusto elastico e rizoidi,  costituivano delle foreste in miniatura.<br />
<IMG SRC="http://triton.supereva.it/paesaggio.jpg"></p>
<p>Come ai nostri giorni, anche in quelle antiche ere piante come i licheni, grazie alla loro tenacia e capacità di adattamento in ambienti estremi, rivestivano sicuramente un ruolo importante per la colonizzazione della zone interne del nostro pianeta e quindi per ‘preparare’ il terreno a nuove piante pioniere. Nella filogenesi vegetale ,subito dopo le Briofite, segue una divisione tassonomica che forma il grande gruppo delle Pteridofite le quali  si suddividono in sei classi delle quali due sono estinte. Si tratta delle Licopodales, Psilotales, Equisetales, Filicales più le due classi estinte Cycadofilicales e Bennettinales. <IMG SRC="http://triton.supereva.it/calamites.jpg" ALIGN="RIGHT"> Tutte contraddistinte dalle medesime modalità riproduttive per mezzo di spore che necessitano di un ambiente umido. Molti rappresentanti di queste piante ancora presenti ai nostri giorni, sono solo un pallido  ricordo di quelle che dovevano essere i loro antenati ben più imponenti con le immense e rigogliose foreste che formavano ed il cui apice massimo di sviluppo venne raggiunto tra il siluriano ed il carbonifero la cui datazione fossile oscilla tra i 265 ed 210 milioni di anni or sono. Ricordiamo le grandi foreste di Calamophyton e Sphenophyllum che erano enormi equiseti alti 20-30 m. Vi erano vegetali ormai diversificati sia come specie che come caratteristiche interne, nell’ordine delle Licopodales <IMG SRC="http://triton.supereva.it/licopodio.jpg" ALIGN="LEFT"> si annoveravano specie erbacee acquatiche e piante che presentavano un fusto legnoso segnato da solchi e dicotomizzato in rami che generalmente finivano all’estremità in un ciuffo di foglie allungate e sottili oppure in normali ramificazioni con foglie picciolate, es. Lepidodendrum e Archeosigillaria. L’altro ordine rappresentato dalle Psilotales comprende piante più primitive formate da un semplice asse centrale allungato a guisa di fusto che presentava una primitiva differenziazione in rametti senza foglie mentre altre specie avevano un sottile tronco da cui si dipartivano direttamente piccole foglie scagliose. Citiamo le Rhyniales di cui sopravvivono specie attuali  come Psilotum e Psilophyton che era un’antica psilofita dal tronco legnoso.<br />
<IMG SRC="http://triton.supereva.it/rhynia.jpg" ALIGN="LEFT"><br />
Arriviamo alle Filicales, tra cui le attuali felci, le più evolute e complesse nell’ambito delle pderidofite. Questi vegetali, ancor oggi abbondantemente rappresentati, sono caratterizzati da un asse centrale che può essere sia un tronco legnoso come nelle felci arboree australiane e sudamericane (relitti mesozoici) oppure da un sottile stelo semirigido di varia grandezza come nelle felci delle nostre latitudini (es. felce aquilina, polipodio, capelvenere, cinoglossa), dal tronco si dipartono dei rami che si dividono ulteriormente e che terminano in foglie generalmente allungate, lanceolate  o seghettate di un colore verde intenso. Le felci fossili sono documentate da specie arboree gigantesche come Megaphyton del carbonifero superiore o Eospermapteris del  devoniano, abbondantemente diffuse nel Gondwana ,la  parte meridionale del supercontinente  Pangea. Per avere un’idea di quanto estese ed imponenti dovessero essere quelle lussureggianti ed antiche foreste del paleozoico, ove già si muovevano timidamente i primi anfibi, basta osservare la distribuzione mondiale degli immensi giacimenti di carbon fossile formatesi proprio dall’accumulo, in milioni di anni, di enormi quantità di materiale vegetale.</p>
 
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	<description>Dopo che dai primi ammassi filamentosi e mucillaginosi delle alghe del paleozoico come Sphaenophycus ,si svilupparono le prime vere pianticelle che in seguito alla pressione dell’ambiente subaereo[...]</description>
	
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