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La Tettonica a Zolle

Wegener e Teoria della Deriva dei Continenti

L’idea che i continenti avessero costituito in un remotissimo passato un’unica enorme massa terrestre è vecchia di diversi secoli. Tuttavia è solo nel 1910 con il meteorologo tedesco Alfred Wegener che tale teoria venne presentata negli ambienti scientifici in maniera organica e convincente. Le attuali masse continentali sono il risultato di un lunghissimo e progressivo processo di divisione ed allontanamento da quell’immensa estensione che era il supercontinente detto Pangea, che doveva essere a sua volta il risultato della convergenza di antiche zolle paleozoiche e precambriane. A partire dal precambriano, quando il nostro pianeta era ancora una massa incandescente, con il progressivo raffreddamento della crosta terrestre e la formazione degli oceani, le immense forze geodinamiche interne (come movimenti tettonici , vulcanesimo, azione del magma lungo le Faglie o linee di frattura continentali) agirono ed agiscono tuttora sui continenti ancora in via di separazione. Il supercontinente Pangea, già in epoca mesozoica, era possibile distinguerlo in due subcontinenti “minori” che andavano gradualmente delineandosi sempre di più essendo separati dall’enorme Oceano chiamato Pantalassa. Il subcontinente settentrionale o Laurasia comprendeva lo scudo nordamericano e la placca euroasiatica mentre il subcontinente meridionale, detto anche Gondwana, era formato da quelle placche che avrebbero formato in futuro il Sud America, l’Africa ed il Madagascar, il subcontinente indiano, parte del Sud Est asiatico, l’Antartide e l’Australia con la Nuova Zelanda. Ritornando al discorso sulla Tettonica a Zolle, le attuali masse continentali vanno intese come degli enormi zatteroni di crosta terrestre solidificata, aventi ognuno le proprie caratteristiche geologiche, faunistiche e floristiche. Questi “zatteroni” galleggiano, per così dire, sugli strati fluidi del nostro pianeta e precisamente gli oceani di magma incandescente che formano le zone interne della Terra.

Le superfici di contatto o bordi delle varie placche continentali sono chiamate Faglie o Linee di frattura. E’ importante sottolineare come i bordi continentali combacino più a meno bene tra di loro, non a livello delle estremità che emergono dagli oceani ma grazie alle piattaforme continentali che generalmente sono sotto il livello del mare; es. basta confrontare su una cartina (che comprenda anche l’indicazione dei bordi sottomarini) i confini atlantici dello scudo nordamericano con i rispettivi confini della parte nordoccidentale dell’Europa oppure la costa atlantica del Sud America con la rispettiva costa africana. L’impatto graduale di due masse continentali da origine alla formazione delle grandi catene montuose o “Orogenesi”, es. la catena Himalayana nata dallo scontro del subcontinente indiano con il resto dell’Asia. Secondo le ultime acquisizioni geodinamiche sulla Tettonica a zolle, il lento spostamento dei continenti e quindi il progressivo allontanamento tra due estensioni di terre emerse è determinato dalla continua fuoriuscita del materiale magmatico lungo le linee di frattura che dividono due zolle; questo processo porta all’accumulo del materiale geologico che “spinge lontano” lentamente gli uni dagli altri i bordi continentali. Poiché il processo della Deriva è sempre in atto, la zone del pianeta dove si possono registrare e prevedere gli effetti di un cambiamento futuro non molto lontano, inteso in termini geologici, sono rappresentate in modo particolare dalla faglia di St. Andreas in California ove la penisola californiana
tende a distaccarsi dal resto della costa del Pacifico ‘slittando’ verso sud e dalla lunghissima Valle del Rift in Africa. In quest’ultimo caso si tratta di una profonda spaccatura della crosta terrestre che parte dall’Africa orientale( Kenya Etiopia) a tratti coperta da grandi laghi vulcanici(Victoria, Turkana) ed arriva sino in Medio Oriente, il Mar Morto in Palestina è un esempio di acque interne che ricoprono la parte più settentrionale del Rift.

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