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Gli autobus

ovvero "Le rocambolesche imprese di un palermitano che attraversa la città sui mezzi pubblici"

Programma del viaggio distruzione Stazione Centrale - Stadio

Ore 07.40: raduno dei signori partecipanti alla stazione centrale e raggiungimento della pensilina “sotto l’orologio” in attesa del mezzo anzi della mezza perchè è femmina, “la 101″.

Ore 07:41: recitazione in forma privata del rosario, con raccomandazione ai santi protettori affiché prima “della 101″, passino “la 122″ o “la 107″ che consentiranno a molti dei signori viaggiatori di raggiungere la prima fermata di via Roma con tempi di attesa ridotti. Perchè non vanno a piedi? Ma chiffà babbii!

Ore 07.43: il rosario non è andato a buon fine, la prossima volta proverò a sacrificare un capretto. La massa umana si fionda sulle 4 porte, ma è troppo tardi, i partecipanti più furbi già inseguono l’autobus da 50 metri prima della pensilina e hanno lottizzato equamente le aperture, ipotecando in maniera esaustiva tutti i posti a sedere nonchè quelli in piedi “convenzionali”. Per chi ha ingenuamente atteso alla fermata, rimangono i posti cosiddetti “napoletani”, cioè frutto dell’arte di arrangiarsi. Non me la sento, prenderò il prossimo, tanto sono in anticipo di qualche minuto.

Ore 07.52: Mai mossa si rivelò più sbagliata: si è sparsa la voce che un commando di terroristi irakeni sta preparando “qualcosa di grosso” a Palermo, e come mezzo per l’attentato ha sicuramente deciso di utilizzare tutte “le 101″ disponibili nel parco auto dell’amat, altrimenti non si spiegherebbe il perchè queste siano scomparse dalla circolazione da 9 minuti “pre-timbro del cartellino” i quali equivalgono più o meno 3 a ore di attesa autobus normale, infatti la quantità di santiamenti, di perdita di capelli e di secrezione di sudore si equivalgono.

Ore 07.53: Eccolo pardon, eccola: è la 101 in tutto il suo splendore. Approfitto dello stupore degli altri viaggiatori “Min#ia ecchiccivulieva piffalla paiittiri!!“, per scattare in contropiede e raggiungere posizione più idonea all’assalto. Le porte si spalancano, la lotta è dura ma io di più e riesco ad infiltrarmi tra il primo sedile a sinistra, la signora che ci sta seduta e un asta di sostegno che mi fa da bisettrice. Le porte si chiudono, parti del corpo di persone di colore vengono tranciate di netto mentre un gruppo di facinorosi pensionati continua ad inseguire il mezzo ormai in movimento, tentando di sfondare le porte a colpi di chiavi e di borsette mentre con l’altra mano fanno gesti con due dita al conducente “Cuinnutu i to paaaaà…!” e via a risalire fino ai suoi antenati più antichi e a quelli di chi ha avuto rapporti con lui nell’arco degli ultimi 10 anni.

Ore 08.00 Ormai è fatta, abbiamo attraversato più della metà di via Roma, i più deboli non sono sopravvissuti e sono ormai in decomposizione sul fondo dell’autobus, la signora Mariella e la signora Rosetta si sono scambiate gli ultimi aggiornamenti sulle condizioni patrimoniali e matrimoniali di tutti gli inquilini del quartiere Oreto e si cominciano a salutare, perchè la signora Mariella deve scendere al politeama e se non comincia ad avvicinarsi all’uscita in tempo non riuscirà a scendere nemmeno in via Notarbartolo; io rimango lì, appiattito contro la barra verticale e comincio a pensare che effettivamente mi trovo a mio agio, mi ritrovo catapultato in un mondo di suoni, di pianti e di speranze: si, sono proprio su “amici”, nel pieno di una sfidina contro un altro ballerino gay, la mia specialità è la lap-dance, Maria De Filippi mi sta chiedendo “come è andata?” e io rispondo “BUUSSOOOOLAAAAA!!!!!“. Vengo bruscamente portato alla realtà dalla signora Mariella, che non è arrivata in tempo all’uscita e tenta di farsi sentire dall’autista percuotendo violentemente la porta dell’autobus con la testa di ragazzino di 14 anni che si trovava lì in mezzo.

Ore 08:15 Il ritardo è ormai cronico ma fortunatamente siamo a fine corsa, la popolazione per metro quadrato è scesa alla soglia di tolleranza; il signore con gli occhiali scuri lì in fondo ha una strana macchia all’altezza del cavallo dei pantaloni ma sembra soddisfatto; qualcun altro invece è un pò pallido, forse ha dimenticato il portafogli a casa (?).

Scendo dal mezzo, tutto sommato è andata bene: solo 20 minuti di ritardo in ufficio, una piaga verticale che mi attraverso il corpo, un sogno nel cassetto e un sospetto di sars…sono pronto per affrontare una dura giornata di lavoro.

da un post di Kannavazzo
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