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PALERMO TEATRO FESTIVAL

Anno Secondo: Isole, Isolani, Isolati

Secondo anno, secondo tema: è implicito nella stessa natura del teatro e di tutto lo spettacolo dal vivo la necessità di rinnovarsi. Il teatro parla del mondo intorno, è forma di educazione civica e trasmissione di costumi e di cultura: Sofocle, Shakespeare e Pirandello sceneggiavano fatti di cronaca a loro vicini per trasmettere lezione morale mista a emozione. Un teatro che non si rinnova non è un teatro, perciò le nuove generazioni devono poter esercitare il diritto di inventare una forma di spettacolo che parli la lingua a loro contemporanea.

Per questi motivi, Il Palermo Teatro Festival ci riprova: da spazio (in termini di tempo e di luogo) alla nuova drammaturgia e, in particolare, ai palermitani e siciliani che si dedicano allo spettacolo dal vivo.

Di più: la paura di sperimentare dei “produttori stabili” lascia scoperta tutta un’area di produzione che lo spettatore non ha modo di conoscere e magari di apprezzare. Noi crediamo che valga la pena di provare ad offrire questa alternativa, e in un prossimo futuro raccoglierne i frutti in termini di crescita culturale: del pubblico e degli artisti, ma anche della città tutta.

GLI SPETTACOLI

-14 titoli mai visti prima a Palermo, di cui 3 anteprime nazionali e 5 nuove creazioni;

-5 coproduzioni e una produzione integrale, vincitrice del Premio Palermo Teatro Festival.

Isole, isolani e isolati: tutto ruota intorno a un tema che in realtà sono tre; o sei, o nove, o mille. Da isole provengono e su isole lavorano gli artisti coinvolti, alle isole e al tema dell’isolamento si ispirano. Isolani sono i protagonisti, alcuni di loro isolati, come isolati erano Pasolini e Sciascia (lui anche isolano) da cui Roberto Andò e Marco Balani partono per il loro viaggio narrativo, isolano volontariamente isolatissimo era il Bufalino che porta in scena Donatella Finocchiaro, isolano è Claudio Pirandello e isolano che parla dialetto isolano è Nino Romeo. Isola è la Sicilia che Emma Dante colloca al nord di un’Italia a rovescio e quella raccontata da Franco Scaldati e Sabina Petyx con Giuseppe Cutino, ma isola è anche l’Inghilterra nascosta dietro il lavoro di Monica Nappo e Vincenzo Ferrera. Isolana è la mafia degl’isolati capo-mafia descritti da Vincenzo Pirrotta e isolato è il Leonardo Vitale narrato da Roberto Salemi. E felicemente isolati sono Haber, Papaleo e Veronesi che cantano e cùntano, ma con disincanto, l’isolamento dell’uomo. Sola, infine, è Isabella Ragonese, che ha vinto la prima edizione del Palermo Teatro Festival con il suo Asina.

Ma il tema quest’anno non è l’unica novità: il Festival cresce e si apre alle coproduzioni, ben cinque: con il British Council per After the End, con le Orestiadi di Gibellina per il nuovo spettacolo di Scaldati, Rosolino 25 figli, con la Fondazione Leonardo Sciascia per lo studio di Roberto Andò con Baliani, la Fondazione Sipario Toscana per Volevo dirti di Petyx e Cutino, ed infine con il Crt di Milano per la prima creazione in residenza firmata da Emma Dante e interamente pensata, costruita e provata negli spazi del Nuovo Montevergini, dove da quest’anno vengono ospitati gli artisti in una sorta di “albergo-atelier”, che da una parte guarda alle “comunità teatrali” degli anni Settanta (da cui sono nate le grandiose esperienze del Living Theatre, dell’Odin Teatret di Eugenio Barba, dei catalani La Fura dels Baus) e dall’altra si ispira alle grandi città che, dall’antica Atene ai giorni nostri, “commissionano” l’opera agli artisti per promuovere civiltà e cultura.

ATELIER MONTEVERGINI: SENSI E CONTROSENSI

L’Atelier, per come lo intendiamo noi, è una sorta di “palestra per la mente”, dove si allenano i sensi tra uno spettacolo e l’altro, divertendosi. Si potrà allenare la vista con Anche l’occhio vuole la sua parte, cento e cento occhi “pensanti” nell’opera di Guido Crepax, l’indimenticato autore della sensuale Valentina; per allenare gusto e olfatto c’è l’originale studio “teatral-culinario” della coppia Li Bassi - Benassai intorno a un testo di Domenico Conoscenti; e per allenare l’udito è da non perdere la conversazione che il vulcanico Philippe Daverio dedicherà all’autonomia dell’Arte, strizzando l’occhio ai controsensi di un simile argomento; servono poi tutti i sensi ben attenti per l’inedita performance Sugar Babies, spregiudicata, sensuale, ironica, in equilibrio fra teatro, danza e arti visive. Ma il gran finale è il vero fiore all’occhiello di questa stagione dell’Atelier, ed essendo in tema di controsensi è un finale che contiene un inizio, un autentico controsenso: parte infatti un progetto per Quattro Feste Disegnate, ideate da Philippe Daverio e realizzate in collaborazione con il Dipartimento di Design dell’Università di Palermo. Con il sottotitolo “L’arte di divertirsi, divertirsi con l’arte”, saranno quattro grandi feste – legate alle quattro stagioni dell’anno – in cui disegnare il divertimento attraverso le immagini, la musica, la grafica, la scenografia: vestire un luogo, identificarlo con un movimento d’arte, con l’arte del divertimento.

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