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La Galleria esce dal tunnel

SABATO 2 DICEMBRE INAUGURAZIONE DELLA CIVICA GALLERIA D’ARTE MODERNA NEL RESTAURATO COMPLESSO MONUMENTALE DI SANT’ANNA

Nel complesso monumentale di Sant’Anna alla Misericordia, da domenica 3 dicembre 2006, sarà aperta al pubblico la nuova, prestigiosa sede della Civica Galleria d’arte moderna di Palermo, che celebra quest’anno il centenario della sua istituzione. La Galleria si trasferisce, così, definitivamente dalla sede “storicamente provvisoria” del Ridotto del Teatro Politeama, in via Turati.

La nuova sede verrà inaugurata con un grande evento sabato 2 dicembre. L’apertura di questo bellissimo museo, che coniuga sapientemente il fascino di un sito monumentale seicentesco di grande valore all’intelligenza di una struttura museale di moderna concezione, ha un forte valore simbolico per Palermo.

È per questa ragione che il sindaco Diego Cammarata ha voluto dare a questa inaugurazione le caratteristiche dell’evento, coinvolgendo molti personaggi rappresentativi della cultura, della letteratura, delle arti, del mondo dell’impresa e della finanza, tutti palermitani che si sono affermati nelle professioni in altri luoghi d’Italia e del mondo, ma che alla città di Palermo sono profondamente legati.

I testimonial sono Eleonora Abbagnato, Roberto Andò, Guido Baragli, Biagio Bossone, Pietro Calabrese, Antonio Calabrò, Massimo Capuano, Bruno Caruso, Pino Caruso, Daniele De Giovanni, Gabriele Ferro, Giuseppe Ferrauto, Salvo Ficarra e Valentino Picone, Gerlando Genuardi, Marco Glaviano, Gaetano La Rosa, Giorgio Lazzaro, Gaetano Miccichè, Antonello Perricone, Paolo Pucci di Benisichi, Costanza Quatriglio, Eva Riccobono, Alessandro Salem, Angelo Sajeva, Giuseppe Sottile, Marcello Sorgi, Giuseppe Spadafora, Maria Catena Zanca.

Ventinove palermitani che s’impegnano a testimoniare nel mondo la bellezza del Museo e che parteciperanno alla sua inaugurazione, insieme a due palermitani d’adozione: Giovanni Minoli e Philippe Daverio.

Sabato 2 dicembre il Museo aprirà le porte alla città alle 21 e potrà essere visitato per tutta la notte.

Le opere della Civica Galleria – dipinti e sculture dal gusto neoclassico, romantico, realistico – forniscono un ampio ed articolato spaccato dello sviluppo delle arti figurative in Sicilia, nel periodo compreso tra la fine del Settecento ed i primi anni del Novecento. Formate con una visione di ampio respiro a partire dalla grande Esposizione Nazionale di Palermo del 1891 - 1892, le collezioni accolte nelle sale del nuovo Museo, moderno e funzionale nella sua concezione, appaiono oggi in una nuova luce che le valorizza e le esalta.

Il nuovo ordinamento scientifico restituisce, attraverso una selezione qualitativa delle opere, la fisionomia e la storia delle collezioni per offrirne un’immagine omogenea e un’agevole lettura al pubblico. Al nuovo ordinamento della Galleria ha lavorato un gruppo di studiosi, coordinato da Fernando Mazzocca, composto dalla direttrice del Museo, Antonella Purpura, da Carlo Sisi, Gioacchino Barbera e Luisa Martorelli. La ricerca documentaria, storica e filologica è stata condotta da Silvestra Bietoletti, Alessandra Imbellone, Francesco Leone, Laura Lombardi e Anna Villari. Il coordinamento generale del progetto del nuovo ordinamento della Galleria è stato curato da Campodivolo.

Le 216 opere selezionate, 178 dipinti e 38 sculture, disegnano una nuova fisionomia della Galleria ricostituendo i percorsi affascinanti di un gusto che portò il suo fondatore e primo direttore Empedocle Restivo e i suoi illustri consulenti, come l’architetto Ernesto Basile (il maggiore interprete del Liberty in Italia) e l’industriale Vittorio Ducrot, ma anche influenti mecenati come Ignazio Florio, ad acquisire pezzi che rappresentassero al meglio l’arte moderna in Italia, soprattutto alle Biennali di Venezia e in altre importanti rassegne o presso prestigiose gallerie private.

Esposti capolavori di Giuseppe Sciuti, Francesco Lojacono, Antonino Leto, Ettore De Maria Bergler, Antonio Mancini, Franz von Stuck, Giovanni Boldini, Ettore Tito, Domenico Trentacoste, Pietro Canonica, Pietro Fragiacomo, Cesare Laurenti, Plinio Nomellini, Aleardo Terzi, Gino Severini, Carlo Carrà, Arturo Tosi, Mario Sironi, Fausto Pirandello, Felice Casorati, Massimo Campigli, Pietro Consagra, Emilio Greco, Renato Guttuso, ma anche di tanti altri artisti d’origine siciliana e non, con opere significative letteralmente riscoperte. Un insieme il cui fascino viene esaltato dalla bellezza dello spazio espositivo e dalle soluzioni scenografiche progettate dall’architetto Corrado Anselmi, che ha tradotto il progetto museale in progetto di allestimento. Un museo che dialoga alla pari con le grandi gallerie d’arte moderna sorte in Italia tra Ottocento e Novecento e formate con criteri analoghi, come la Galleria Nazionale di Roma, Ca’ Pesaro a Venezia, la Ricci Oddi di Piacenza, quelle di Torino, Genova e Trieste.

Opere già di proprietà della città, acquistate o lasciate in dono dagli artisti in occasione dell’Esposizione Nazionale di Palermo del 1891, costituirono il primo nucleo delle collezioni. Seguì, conferendo alla nascente raccolta un’impronta particolare ed omogenea, una campagna di acquisti molto mirata. Le Biennali veneziane furono nel tempo, una volta aperto il museo, la fonte principale per l’arricchimento delle collezioni. Dalla Biennale del 1907 provengono importanti dipinti di Ciardi, Fragiacomo, Balestrieri, Innocenti, e opere di artisti siciliani, come lo scultore Antonio Ugo e il pittore Francesco Lojacono, che vi avevano avuto la loro consacrazione. Vincenzo Florio, esponente emblematico di quella classe di imprenditori artefice dello splendore della Palermo fin de siècle, acquistò, per donarla alla Civica Galleria, la monumentale Veduta di Taormina di Ettore De Maria Bergler, il pittore che con le decorazioni di Villa Igiea era divenuto il simbolo del Liberty italiano. Nel 1909, alla Biennale vennero fatti acquisti particolarmente impegnativi come Il peccato di Franz von Stuck, capolavoro del leggendario capofila della Secessione monacense, e il monumentale Amore e le Parche di Ettore Tito, indiscusso protagonista delle rassegne veneziane e campione di una via italiana (tradizionalista) al Simbolismo. Anche questa volta Vincenzo Florio acquistò per la Galleria un dipinto di grande formato, Dolore di Cesare Laurenti. Un mese prima della sua inaugurazione il Museo acquistò un gruppo monumentale in bronzo rappresentante il tema dantesco degli Iracondi di Mario Rutelli, lo scultore che da Palermo si era trasferito a Roma conquistando i vertici dell’arte di Stato con La Vittoria alata per il Vittoriano e il popolare monumento ad Anita Garibaldi al Gianicolo.

Le altre opere significative provengono prevalentemente dalle rassegne romane, come l’Internazionale del 1911, la III Biennale del 1926 e la Quadriennale del 1935, dove vennero acquisiti due dipinti fondamentali, di grande formato, Le nozze di Campigli e Le cronache del nostro tempo di Cagli, la cui scelta si deve ad un personaggio di rilievo nel panorama del Novecento italiano, la pittrice Lia Pasqualino Noto, allora membro influente della Deputazione della Galleria. In alternativa, costituivano una fonte privilegiata, probabilmente anche per precise direttive politiche, le cosiddette mostre sindacali da cui, nel 1929, 1932 e 1938, provengono le opere del Novecento siciliano.

Oltre alle collezioni, sistemate secondo un ordine cronologico e tematico, i tre piani dell’ex convento di Sant’Anna (3 mila mq circa) ospitano anche molte opere finora custodite nei depositi della Galleria, che per mancanza di spazio non era stato possibile esporre nella vecchia sede di via Turati.

Sono stati anche allestiti appositi ambienti per le mostre temporanee, mentre alcuni locali verranno utilizzati per svolgere attività didattiche; ci saranno una biblioteca, un bookshop, dove sarà possibile acquistare pubblicazioni e gadget, ed una caffetteria, come si conviene alle moderne strutture museali.

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