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MINIVOLLEY - Valore educativo del minivolley - parte 1

LA STORIA DEL MINIVOLLEY

Non è possibile parlare dei contributi che il Minivolley può dare all’educazione dei giovani se non si esamina, sia pure sinteticamente, la breve storia del minivolley attraverso le risoluzioni finali dei quattro Simposium internazionali che hanno preceduto quello 15/08/1985. Si ritiene anzi che proprio rivedendo l’evolversi delle idee che hanno accompagnato lo sviluppo del Minivolley nel mondo possa apparire con immediata chiarezza quali siano i contributi educativi che il Minivolley può dare alla gioventù.

LA STORIA DEL MINIVOLLEY

Il Minivolley nasce nella Repubblica Democratica Tedesca, legato al Prof. Horst Baacke, nei lontani anni ‘60, quale preparazione alla pallavolo. Come il suo stesso nome chiaramente indica, era concepito come “pallavolo dei piccoli”, o quanto meno, come gioco che derivava dalla pallavolo di alto livello, imitandone i gesti e  attraverso una semplice riduzione delle misure del campo, del pallone, dell’altezza della rete e del numero dei giocatori  ne anticipava una specifica preparazione.
Questo concetto iniziale ha però subito una profonda metamorfosi attraverso una rapida e chiarificatrice evoluzione, iniziatasi col primo congresso mondiale svoltosi in Svezia nel 1975 e maturata attraverso i successivi Simposium, datati Italia 1979, Argentina 1981 e Francia 1984.
Una lettura dei documenti finali, dei quali riportiamo le parti essenziali, ci consente di affermare che il Minivolley è ormai:
1. Un gioco riservato ai giovani d’età fino ai 12 anni;
2. Un gioco adatto ad iniziare i giovani alla pratica della pallavolo contribuendo all’apprendimento corretto dei fondamentali attraverso il gioco, evitando tuttavia un avviamento precoce e pertanto dannoso alla pratica agonistica;
3. Un gioco adatto a sviluppare nei giovani un’educazione sportiva appropriata ed una corretta motricità di base, tale da realizzare una generale predisposizione alla pratica sportiva;
4. Uno strumento prezioso e un mezzo di educazione pedagogica ed organizzativa con le strutture scolastiche interessate alle fascie d’età comprese fra gli 8/9 anni e gli 11/12 anni.

GLI OBIETTIVI

I suoi obiettivi sono:
- Rispondere ai bisogni del fanciullo e alla sua educazione motoria;
- Rispondere alla necessità di avviare gradualmente al gioco i giovani;
- Evitare che tutta l’attenzione si limiti a problemi tecnici o di avviamento anticipato alla pratica agonistica.

Ricordiamo queste tappe:

SVEZIA 1975 - “Il Minivolley è un gioco organizzato che si esprime liberamente eseguendo gesti naturali, coordinandoli per dare il gusto di padroneggiare se stessi…. E’ un modo offerto a quanti intendono educare attraverso attività gioiose…. E’ il punto di partenza per qualunque attività sportiva…. E’ un collettivo che nasce nel rispetto della persona…. E’, con i suoi gesti, agilità, acrobazia, coordinazione, educazione ai riflessi, velocità”.

ITALIA 1979 - “Nel Minivolley devono essere tenute presenti due tendenze apparentemente divergenti. La prima attribuisce al Minivolley essenziale carattere socio  pedagogico, al punto di considerare un eccesso la sua presenza come avviamento alla pallavolo.
Si ritiene, che non ci sia necessità di regole uniformi e che ci si debba adattare alle circostanze tipiche di ciascun paese e alle sue tradizioni. Il Minivolley non è uno sport, ma un mezzo autonomo di educazione che non conduce necessariamente ad una attività sportiva pre  scolare e che lascia al fanciullo tutte le possibilità di scegliere il suo sport preferito.
La seconda tendenza considera il Minivolley un avviamento alla pratica agonistica ed esige pertanto l’applicazione di regole rigide”.
Questa seconda tendenza è stata progressivamente abbandonata.

ARGENTINA 1981 - “Così come un fanciullo non è un adulto in miniatura, il Minivolley non può essere solamente una riduzione della pallavolo, ma deve essere un gioco che si avvicina al volley con proprie caratteristiche e possibilità. Il valore pedagogico del Minivolley può essere diviso in tre grandi gruppi:
1. Quello di essere uno “sport” e quindi di contribuire all’educazione della volontà per realizzare un obiettivo prefissato, al potenziamento dell’autodisciplina, al rispetto delle regole e dell’avversario, ecc.;
2. Quello di essere uno “sport collettivo”, e quindi di rafforzare il raggiungimento di un obiettivo comune, di favorire la socializzazione, ecc.;
3. Quello di essere uno “sport di situazione”. Questo tipo di sport richiede all’individuo una continua percezione delle situazioni di gioco, la loro comprensione, l’elaborazione di queste informazioni, la scelta delle risposte a queste sollecitazioni e quindi la scelta dell’azione di gioco e, in ogni caso, del movimento. Similmente a quanto accade ormai in una società come la nostra attuale, che pone problemi di ogni genere ai quali l’individuo è chiamato a rispondere con prontezza e decisione.

FRANCIA 1984 - “Sono state puntualizzate le elevate potenzialità educative che questa pratica motoria riveste, per lo sviluppo della motricità degli allievi della Scuola Elementare. Queste potenzialità, è stato sottolineato, sono espressamente indirizzate all’educazione ed al perfezionamento delle componenti cognitive e fisiche dell’attività motoria volontaria dei giovanissimi.
Sono state esaminate numerose procedure didattiche ed è stata ipotizzata l’adozione di differenziate attrezzature per la più adeguata introduzione di questa attività nella realtà della scuola primaria in ogni nazione.
Si auspica che questa pratica motoria possa costituire una fase insostituibile nel curriculum motorio delle giovani generazioni.
Si è anche raccomandato che sia assunta ogni iniziativa atta ad informare gli operatori scolastici ad ogni livello delle caratteristiche reali del Minivolley, affinché la scuola possa servirsene:
a) Nell’ambito delle proprie strutture e dei propri programmi;
b) Ai soli propri fini educativi;
c) Nel rispetto della libertà di insegnamento dei propri docenti.

Pare che questa sintesi appaia evidente la preoccupazione costante di valorizzare, nel Minivolley, proprio tutte quelle caratteristiche che ne fanno, appunto strumento educativo di particolare valore.

E’ consentito, però, di evidenziare alcuni aspetti particolari:
1) L’aspetto dell’educazione al movimento
2) Concetto di agonismo e suoi limiti