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MINIVOLLEY - Valore educativo del minivolley - parte 2

EDUCAZIONE AL MOVIMENTO

Il primo di questi concetti educazione al movimento discende direttamente dal congresso argentino, nel corso del quale trovò precisa definizione l’idea di “sport di situazione” e successivamente quello di “anticipazione”.
Troppo lungo sarebbe sviluppare questa teoria. Basti dire che attraverso questa, il Minivolley porta un contributo importante al processo educativo motorio.
In sintesi, al fine di ipotizzare un modello della motricità umana più consono a giustificare l’attività dei collettivi nello sport, viene presentata una sintetica definizione dello sport di squadra “pallavolo” che lo individua come un’attività motoria caratterizzata da sollecitazioni molto elevate della facoltà motoria umana denominata ANTICIPAZIONE.
Con tale termine, noi intendiamo la capacità di un soggetto di muoversi con il proprio corpo, o con parti di esso, IN FUNZIONE di un evento che non si è ancora verificato, ma che il soggetto stesso ha già prefigurato e finalizzato.

L’AGONISMO

Il secondo concetto particolare è quello di agonismo.
Non c’è possibilità di fare sport non agonistico. Infatti il piacere che gli individui traggono dal fare sport si basa su due motivi: uno di ordine ludico - estetico, l’altro è il piacere del confronto. Confronto che può essere contro un avversario, contro se stessi, contro un ideale dell’io da realizzare. Quindi l’agonismo è l’elemento motivazionale più prezioso della pratica sportiva e quindi non può essere amputato dallo sport, pena perdere il valore positivo dello sport stesso.
Dove invece c’è da riflettere è nel distinguere fra tutte le manifestazioni di comportamento raccolte nel termine “agonismo”. Ci può essere un agonismo, che può essere causa di modelli di imitazione, di autoaffermazione su se stessi o sugli altri come esperienza psicologica personale.
E ci può essere un agonismo, che può trasformare questo elemento soggettivo di esperienza in una specie di prescrizione comportamentale, di esasperazione di obiettivi, che può portare, come di fatto porta, ad una nevrosi da eccessivo agonismo. Il caso più tipico è quello che si verifica in una gara tra bambini, quando il ragazzino tende ad assumere un parametro di comportamento derivante dal giudizio dell’adulto e si trova fortemente disconfermato se perde, al di là della sua esperienza personale di confronto con gli altri. Trasformare lo sport in una situazione in cui l’agonismo perda la sua natura spontanea e personale, propria della vera cultura sportiva, per uniformarsi ad una competitività sopraffattoria, è quindi non fare sport, ma un’altra cosa.
Nel Minivolley, dunque, sì all’agonismo, ma non come selezione, non come termine ultimo di un lungo allenamento, ma come componente essenziale del processo educativo giornaliero.

Contributi educativi quindi di varia natura che per esprimersi compiutamente devono partire dal bambino, rispettandolo per quello che è, e non considerandolo un adulto in miniatura; devono partire dal corpo del bambino, considerandolo non solo un fisico da educare e potenziare, ma uno strumento di conoscenza, di espressione e di comunicazione.

Contributi educativi quindi che si esprimono in due spazi ben distinti:
1) Spazio scolastico;
2) Spazio extrascolastico.
Abbiamo sempre cercato di trovare punti di contatto fra le varie nazioni per unificare i modi di giocare il Minivolley: essenziale è invece trovare i punti comuni a tutti gli aspetti educativi.

SCUOLA E SPORT

Si ritiene che la scuola primaria, la scuola fino agli 11 - 12 anni sia uno degli ambienti più simili in tutto il mondo.

All’interno di questo è perciò necessario sviluppare alcune considerazioni che permettono un corretto rapporto fra sport e scuola, sulla base di valide considerazioni culturali e pedagogiche.
E’ vero infatti che l’attuale orientamento culturale e pedagogico sullo sport e sull’utilizzo in didattica di attività di origine sportiva, mira alla formazione motoria e sportiva dell’uomo a livelli qualitativi sempre più significativi.
Mondo dello Sport e Mondo della Scuola, ognuno perseguendo i propri fini istituzionali, sono oggi alla ricerca di creare le migliori condizioni affinché si possano perseguire tutte le risposte più idonee ad una siffatta esigenza. Essi puntano, attraverso appropriati interventi pedagogico - didattici da un lato ad un servizio di promozione sportiva nella scuola, dall’altro, a fare dello sport un contenuto culturale ed a favorire l’orientamento scolastico anche nei confronti dello sport stesso.
Considerazioni che portano alle stesse conclusioni del Simposium francese, e che ci indirizzano a fare del Minivolley uno strumento educativo di cui la Scuola si deve impadronire, farlo suo, renderlo parte integrante dei propri programmi didattici.

L’EXTRA-SCOLASTICO

Rimane il problema dell’attività pallavolistica extra-scolastica, differenziata da saperi diversi, da ambienti diversi nell’ambito della stessa nazione. In ogni caso si tratta di una attività spesso più importante e finalizzata.
E’ lo spazio occupato tradizionalmente dall’associazione sportiva, da chiunque completi l’opera educativa.
E’ lo spazio, che il ragazzo recupera, dedicandosi ad una attività ludico motoria spontanea, che lo porta nei giardini, nelle strade e nelle piazze della città e che, nella loro riscoperta, rappresentano spesso un importante recupero culturale.
Nel nostro caso l’attività extra - scolastica è di chiunque impegni il ragazzo in attività motoria non consumata a scuola. Certo che i rischi di un’impostazione discorde delle due attività sono elevati, e perciò in quest’ambito il rapporto sport - scuola (FIVB - Fipav - SCUOLA), può diventare significativo.
Certamente è indispensabile a livello di quelle che sono le richieste educative - motorie degli stessi ragazzi.
Esigenze
Ma quali sono queste richieste, queste esigenze?
Si risponde con le parole del Comitato per lo sviluppo dello Sport del Consiglio d’Europa:
1) I ragazzi hanno bisogno di essere sollecitati fisicamente perché l’esercizio fisico è indispensabile al loro sviluppo e alla loro salute.
2) I ragazzi hanno bisogno di esperienze motorie perché queste sono il fondamento di un buon sviluppo intellettuale.
3) I ragazzi hanno bisogno di considerazione e apprezzamento perché le manifestazioni motrici giocano un ruolo importante nello sviluppo del carattere e dell’identità del ragazzo.
4) I ragazzi hanno bisogno di giocare con gli altri ragazzi perché attraverso il gioco basato sulle attitudini fisiche, i ragazzi imparano ad immedesimarsi nelle situazioni sociali.

Bene, è in grado il Minivolley di rispondere a queste esigenze?
Crediamo che la conclusione, dopo quanto esposto, sia ovviamente positiva. Ma più della teoria valga a confortarci in questa tesi l’adesione progressivamente importante che al Minivolley dedicano educatori, tecnici, ed esperti.
Un mondo creativo
Il nostro è uno “stato nascente”. Siamo cioè nel cuore di un processo di rinnovamento creativo. Al centro di un movimento pallavolistico che investendo la prima fascia d’età viene a completare l’opera realizzata fino ad oggi.
Bisogna rimanere al centro dell’idea. La tendenza della società va, oggi, nella direzione della produzione intellettuale, sia essa scientifica, artistica, filosofica, politica, organizzativa o altro.
Col Minivolley noi andiamo nella stessa direzione, fornendo idee e strumenti educativi, tali da facilitare, con l’acquisita motricità, “l’espressione corporea”, mezzo di comunicazione e d’intesa per i fanciulli di tutto il mondo.