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MEDICINA - La spalla del pallavolista

Le tematiche di medicina dello sport trattate in questi articoli tratteranno gli infortuni che spesso impediscono di trovare la condizione ottimale per affrontare i campionati. Innanzitutto bisogna capire quale è la nostra forma attuale, cioè se siamo stati dei buoni atleti durante la pausa estiva e qui ognuno di noi saprà da quale livello deve ripartire.

Le tematiche di medicina dello sport trattate in questi articoli tratteranno gli infortuni che spesso impediscono di trovare la condizione ottimale per affrontare i campionati. 
Innanzitutto bisogna capire quale è la nostra forma attuale, cioè se siamo stati dei buoni atleti durante la pausa estiva e qui ognuno di noi saprà da quale livello deve ripartire. Indubbiamente non esserci allenati per due settimane di seguito purtroppo è un indice molto basso, mentre una sola settimina di riposo consente un recupero più rapido.
L’ideale è ovviamente un allenamento quotidiano o, in difetto, che almeno ci si alleni tre volte alla settimana per 1h 30′ - 2h comprendendo 30′di ginnastica e stretching per seduta. 40′ - 50′ di corsa nelle sue varie specialità (corsa lenta, ripetuta, scatti) ed un potenziamento globale di 20′ - 30′.
Queste pur essendo indicazioni molto generiche ci permettono di non ripartire da condizioni molto lontane dal livello di base acquisito durante l’anno. Se ciò non fosse è chiaro che allora diventiamo più a rischio per quanto riguarda 1′apparato osteo - articolare ed i muscoli ed i tendini saranno più vulnerabili a contratture, strappi ed infiammazioni.
Statisticamente in preparazione la casistica depone per una maggior incidenza per quanto riguarda stiramenti e contratture; gli strappi e le tendiniti occorrono con meno frequenza per fortuna, poiché tempi di recupero sono molto più lunghi. La causa di queste patologie risieda nella frequenza ed intensità degli allenamenti non supportata da un’adeguata fase di recupero ed allora si può verificare un infortunio arche da sovraccarico funzionale.
Dal punto di vistò preventivo direi che lo stretching può essere un nitido deterrente, mentre da quello terapeutico gli antinfiammatori e la terapia fisica (laserterpia, ultrasuoni e ionoforesi) possono accorciare di gran lungo i tempi di recupero


La spalla del lanciatore


di Armando Gozzini (specialista in medicina dello sport)

Ora tratteremo di una patologia da sovraccarico funzionale tipica del pallavolista che è la “spalla  del lanciatore”.
E un’affezione dolorosa della spalla che colpisce atleti praticanti anche la ginnastica, la pallamano, i lanci, il tennis, il nuoto, il sollevamento pesi. Essa ripete i sintomi della periartrite scapolo-omerale, termine non corretto in questo caso, poiché non è in causa l’articolazione scapolo-omerale. La spalla del lanciatore riconosce quale fattore patogenetico quello micro traumatico cronico agente sulle inserzioni dei muscoli della spalla, prima tra tutti i muscoli sovraspinoso e capoluogo del bicipite brachiale. Il dolore compare gradualmente. senza alcun rapporto con un evento traumatico acuto.
Tale dolore non è quasi mai spontaneo, ma è provocato dallo stesso movimento di abduzione della spalla. All’esame obbiettivo va ricercate il punto doloroso preciso, ricerca non sempre facile per la presenza del muscolo deltoide che in alcuni atleti è particolarmente sviluppato. Si può meglio identificare l’inserzione dolorosa, invitando l’atleta ad assumere con il braccio la posizione di massima adduzione ed extrarotazione.

L’esame radiografico e negativo: talora possono trovarsi alcune calcificazioni, generalmente localizzate in prossimità del muscolo sovraspinoso, che s’instaurano nel corse di anni assieme alle alterazioni degenerative del tendine determinate dal sovraccarico funzionale, protratto nel tempo. La spalla dolorosa del lanciatore va differenziata dall’infiammazione della borsa sottodeltoidea nella quale il dolore acuto non compare gradualmente, ma improvvisamente, dalla flogosi della capsula articolare, nella quale è presente anche una limitazione progressiva dei movimenti articolare e dalla nevralgia cervicobrachiale, nella quale il dolore si irradia fino al gomito ed alla mano. Per quanto concerne la terapia, l’affezione si giova della fisioterapia e ionoforesi con sostanze antinfiammatorie e correnti antologiche appena possibile per il miglioramento della sintomatologia, si può iniziare una specifica chinesi terapia attiva che dovrà concludersi con la remissione del dolore.


La spalla instabile del pallavolista (come salvarla)


di Paolo Vergnaghi - Michele Murelli


Nei giocatori di pallavolo la spalla è una delle articolazioni più vulnerabili a causa degli insulti dovuti ai ripetuti sforzi ad alta energia; quando questi stress raggiungono una soglia tale da superare la capacità riparativa tessutale, si verificano danni progressivi alle strutture che provvedono alla stabilizzazione della spalla. La natura ripetitiva dei movimenti che caratterizzano il gioco della pallavolo può, nel tempo, condurre a tendiniti, sindromi da impingement ed, eventualmente, instabilità articolare.
In un primo tempo, i muscoli, con funzione di stabilizzatori dinamici, riescono a compensare una modesta instabilità, diventando ipertrofici. Tale ipertrofia spesso si dimostra insufficiente: la testa omerale può sublussarsi anteriormente entrando in contatto con il legamento coracoacromiale; la traslazione omerale fa si che la superficie inferiore del tendine dei muscoli sovraspinoso e sottospinoso sfreghino contro la rima posterosuperiore della glenoide determinando quella che, come già detto prima, si definisce “sindrome da impingement “.
Fortunatamente il trattamento conservativo è efficace in molte patologie croniche da stress e prevede un periodo iniziale di relativo riposo (evitare i movimenti più a rischio: schiacciata e battuta), una terapia fisica e farmacologica antinfiammatoria ed un programma di riabilitazione articolato in modo da:

1. ripristinare la completa articolarità attiva e passiva;

2. ristabilire la sincronia del movimento;

3. incrementare la forza e la resistenza muscolare nei gesti specifici del giocatore;

4. ritornare a svolgere in modo completo l’attività sportiva.

Gli esercizi di stretching sono il primo passo verso il recupero della funzionalità della spalla.  L’allungamento della capsula e delle strutture pericapsulari può essere ottenuto con esercizi sia in decubito supino sia in stazione eretta.
Tutti i movimenti devono essere eseguiti in modo lento e progressivo, evitando di forzare eccessivamente l’articolazione e di scatenare il dolore, lavorando solamente nelle direzioni nelle quali è realmente necessario allungare le strutture muscolo tendinee.
Il potenziamento dei muscoli coinvolti nella complessa meccanica della spalla segue immediatamente la fase dedicata allo stretching: è con tali esercizi che si cerca di ristabilire gli equilibri di forza presenti, potenziando in modo selettivo i gruppi muscolari deficitari. Poiché si tratta di un’attività molto delicata occorre sempre la supervisione di un fisioterapista.
I metodi per potenziare la muscolatura deficitaria sono molteplici: i più semplici comportano l’uso di pesi o di elastici.