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IL RUOLO DELL’ALLENATORE - INTERVISTE

Quanto può incidere il comportamento dell’allenatore sul successo o sulla sconfitta di una squadra? La striglia per portarla ad essere all’altezza della situazione? Mostra sangue freddo? Aumenta la sicurezza della propria squadra? Riesce a cambiare il corso della partita, chiamando abili time-out tattici o compiendo sostituzioni accorte?

IL RUOLO DELL’ALLENATORE - INTERVISTE

L’ultimo video edito dalla FIVB, “The key of success (La chiave del successo)”, descrive, fra le altre caratteristiche del torneo olimpico di Atlanta, il ruolo dell’allenatore durante la partita. Joop Alberda (OLA), Julio Velasco (ITA) e Lang Ping (CN) hanno fornito il loro punto di vista in merito. Quando, come è successo negli anni più recenti, due squadre si contendono le finali delle maggiori competizioni internazionali ed una delle due lascia il campo sconfitta, anche se solo di poco, l’argomento 
dell’influenza dell’allenatore sullo svolgimento della partita merita qualche considerazione. Quanto può incidere il comportamento dell’allenatore sul successo o sulla sconfitta di una squadra? La striglia per portarla ad essere all’altezza della situazione? Mostra sangue freddo? Aumenta la sicurezza della propria squadra? Riesce a cambiare il corso della partita, chiamando abili time-out tattici o compiendo sostituzioni accorte?


JOOP ALBERDA: “FARE BENE LE PICCOLE COSE”


Riguardando indietro a quando ho iniziato ad allenare, direi che il mio errore fosse quello di complicare troppo il gioco. Ora dico ai giocatori di mostrare qualità quando si trovano in campo! La pallavolo di alto livello mondiale consiste nell’eseguire molto bene le cose più banali, quelle più quotidiane. Non esiste segreto, non facciamo nulla di speciale o di magico! Semplicemente eseguiamo molto bene anche le cose più semplici. Ci sono tre tappe nell’allenare, la prima di queste consiste nel conoscere il processo a lungo termine necessario per raggiungere il proprio obiettivo.
La seconda tappa è conoscere il percorso operativo che guida a questo obiettivo. Infine, la terza tappa consiste nell’avere fiducia nei giocatori che ci si è scelti! Non bisognerebbe mai sgridare i giocatori per non avere messo in pratica un piano che si sarebbe voluto realizzare. Infatti, l’allenatore è il fattore chiave per riuscire o no durante una partita. Man mano che il giocatore fa ciò che ci si aspetta da lui e si comporta bene, come allenatori dobbiamo tenere in mente che noi abbiamo scelto il giocatore. Infatti noi siamo responsabili, noi ci fidiamo dei nostri giocatori. Il segreto per ottenere il successo duraturo è fidarsi dei propri giocatori, e non, al massimo, fidarsi solo di sé stessi. Per quello che riguarda l’impatto che ho sulla prestazione di un giocatore in partita, a volte questo non esiste, per il semplice motivo che la squadra intera sta giocando calma ed è autosufficiente. La squadra ha raggiunto un buon equilibrio fra tensione e rilassamento. Ci sono momenti in cui si sente che si sta perdendo la presa sull’andamento della partita e sui propri giocatori. Fra il 1992 ed il 1996 mi sono ripromesso che mi sarei arrabbiato con la mia squadra una volta, solo una. Infatti pensavo che se mi fossi arrabbiato ripetutamente con la mia squadra, questa ci si sarebbe abituata, e alla lunga il mio comportamento non avrebbe più sortito alcun effetto sui giocatori. Nei quarti di finale delle Olimpiadi persi la calma una volta, e devo dire che questo costituì un piccolo aiuto…


JULIO VELASCO: “ASCOLTARE LA PARTITA”


Julio Velasco, l’ ex affermato allenatore della nazionale italiana, reputa che, in aggiunta ai potenziali effetti psicologici che l’allenatore può avere sia durante che dopo una partita, sia anche molto importante fornire ai giocatori delle informazioni precise e selezionate: “Per raggiungere il risultato, occorre evitare di evidenziare ogni singolo errore, per concentrarsi invece su quelli più importanti. Questo, che èquello che definisco ‘sentire’ il gioco, è ciò che vi guiderà nelle vostre azioni.” Il mio punto di vista è che gli allenatori dovrebbero rendere più semplice il compito dei giocatori. Spesso accade che gli allenatori più giovani credano che le squadre di livello più alto si trovino in quella posizione perché hanno messo in opera una preparazione tecnico-tattica sofisticata, piena di segreti e complessa. Mentre, in realtà, il migliore allenatore è colui che rende le cose più semplici. Si deve condurre la squadra nel modo che viene imposto dal gioco. Una stregoneria o una convinzione dell’allenatore su come debba essere giocata la pallavolo semplicemente non aiuterà. Il gioco, più di ogni altra cosa, e più di chiunque, ci dirà come operare! Cito un esperimento compiuto negli Stati Uniti, riguardante gli allenatori di tennis: ad essi veniva mostrata una serie di errori di risposta da parte di giocatori. A due gruppi (uno di allenatori esperti, l’altro di allenatori inesperti) veniva chiesto di individuare fra queste mancate risposte dieci errori tecnici commessi dai giocatori presi in esame. Ciò che distinse i due gruppi fu che il gruppo dei non esperti trovò più di dieci errori, più di quanti fossero stati effettivamente mostrati. Il gruppo trovò tutti quegli errori perché gli allenatori inesperti ritenevano che la non riuscita dei giocatori, pur riproducendo il gesto corretto, corrispondesse essa stessa a un errore tecnico. Quello che non si era capito era che alcuni di questi presunti errori dipendevano da una valida azione dell’avversario, e non da un errore del giocatore preso in considerazione!
Così, il migliore allenatore non è colui che trova il maggior numero di errori, falli, problemi, ma chi individua quelli più importanti e che riesce ad evitare che questi vengano ripetuti! Questo non significa che una squadra debba migliorare tutto. Infatti, la perfezione non è l’obiettivo di una squadra. L’obiettivo è quello di battere gli avversari! Questo punto vitale deve essere tenuto in mente, sia nel preparare la partita, sia nella gestione dell’incontro! Mentre un allenatore prepara la partita, il primo passo è quello di pensare alla propria strategia. Poi dovrà valutare lo stato mentale della propria squadra, cioè se è troppo nervosa o troppo tranquilla. Quindi dovrà considerare se la partita che ha davanti è importante o no. Quale tipo di preparazione è stato condotto fin qui? Che posizione occupa la propria squadra nel torneo? Sta giocando e competendo bene? E’ una finale o no? Un allenatore deve sempre rispondere in base alle necessità della squadra! Un allenatore non può permettersi di dire: “Oh, io sono fatto così, non posso farci niente!”. No, un allenatore dovrebbe avere la volontà di cambiare il proprio carattere, se la sua squadra ha bisogno di un tale cambiamento. Se un allenatore è nervoso, e lo è anche la sua squadra, egli deve fare il massimo per mostrarsi calmo, soprattutto quando sta arrivando una partita importante. La seconda fase riguarda la tattica, cioè quelle che saranno le caratteristiche più importanti del match. Abbiamo detto che un allenatore non può richiedere la perfezione alla propria squadra. Un allenatore non deve dire ai suoi giocatori cose come: “Voglio che muriate e difendiate ogni palla avversaria”. Questo è troppo per i giocatori, ed è virtualmente impossibile da raggiungere comunque. Invece un allenatore deve, per esempio, scegliere la situazione più importante in cui murare e difendere sull’avversario. Perciò, preparare la propria squadra per un incontro si riduce a considerare e focalizzarsi sulle cose essenziali, non su tutti gli aspetti del gioco! Dare troppe informazioni è peggio che non darne affatto. I giocatori vengono confusi, iniziano a chiedersi se stanno facendo bene: “Se non riesco a far fronte a tutte queste indicazioni, dev’essere perché non sono un buon giocatore!”. Non hanno un’adeguata preparazione mentale perché sono stati convinti di non essere all’altezza della situazione. Così come l’allenatore: vede tutto sbagliato, perché crede che se i suoi giocatori non sanno fare tutto non sapranno neanche vincere. I giocatori capiscono anche troppo bene che se sono all’altezza della situazione vinceranno. Ciò di cui hanno bisogno è un allenatore che dica loro:
“Anche se non siete all’altezza in questo aspetto particolare, potete vincere lo stesso”. Perciò, è vitale scegliere e concentrarsi sui problemi tattici essenziali, che i giocatori ncorderanno attraverso tutta la durata della partita, anche in situazioni difficili. Durante i time-out non dovrebbero dimenticare questi argomenti tattici. Ma anche qui, essi devono sceglierne uno o due. “Bene, adesso difendiamo così… mutiamo così.., semplicemente facciamo questo o quello”. Discutere coi centrali durante un time-out, o con i difensori in un altro, o, perché no, avere un secondo allenatore che dà delle indicazioni alla difesa, per esempio. Questo è il modello ideale di time-out. Quando do’ istruzioni ai singoli giocatori, si tratta di un time-out tecnico: “Fai questo colpo più spesso… alza in questo modo… stai attento in ricezione perché stanno battendo forte”. Ci potrebbe anche essere un time-out psicologico, nel qual caso aiuto la squadra ad adottare una condotta più tranquilla o aggressiva: “Adesso, ragazzi, siete troppo calmi, svegliatevi e diventate più aggressivi, voglio vedere più impegno”. Decidere quale possibilità scegliere dipende dalla situazione e dalla diagnosi che si fa sulla squadra. Spesso dico ai giovani allenatori: “Un allenatore è come un medico. Può sapere tutto sulla medicina necessaria per curare un problema. La difficoltà è che il problema a volte è altrove. Non potete dire di essere buoni medici se non riuscite a capire perché il vostro paziente soffre. Se il problema di salute è localizzato in una parte del corpo, e voi prescrivete medicine che servono per altre cose, non importa quanto siano buone le medicine, queste saranno inutili! Quindi tutto si restringe al ricercare la diagnosi giusta!


LANG PING: “STARE SEMPRE TRANQUILLI”


Un allenatore deve conoscere profondamente i propri giocatori. Occorre sapere se i propri giocatori sono pronti, particolarmente prima di una partita. Se non lo sono, tocca all’allenatore incitarli instaurando loro una grande dose di sicurezza. Il mio punto di vista è che durante la partita l’allenatore deve mostrarsi tranquillo. Infatti, ogni giocatore nervoso si girerà prima o poi verso l’allenatore. Se quest’ultimo è nervoso, il giocatore diventerà ancor più teso. Perciò, è vitale che un allenatore sia un modello per i suoi giocatori. Un’altra ragione per cui occorre mostrare tranquillità, e che se si è calmi si riesce a pensare meglio, e ad identificare le cose importanti da dire ai giocatori in occasione dei time-out. Inoltre, con lo svolgimento della partita. salteranno fuori diverse situazioni, e voi sarete capaci di formulare le vostre risposte di conseguenza. Una volta che la partita è finita, e la vostra squadra ha perso, cercate di alzare il morale dei vostri giocatori, e pensate in modo positivo. Non soffermatevi troppo a lungo sugli aspetti negativi. Semplicemente, selezionate pochi punti e lavorate per rafforzare la vostra squadra in funzione della prossima partita.