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L’arsenale chimico casalingo

Albergano nei vari armadietti di casa, compresa la mia, diecine di prodotti per i più svariati usi: dai detersivi per tessuti ai disincrostanti dei bagni, un’autentica giungla, in cui è molto difficile districarsi, anche per un chimico.


L’arsenale chimico casalingo
testo Prof. Carmelo Bruno*





Quando agli inizi degli anni ’70 mi sono laureato alla Facoltà di chimica di Bologna, credevo, con grande presunzione, di conoscere vita, morte e miracoli su tutti i fenomeni e i prodotti chimici più importanti. Ma, strada facendo, mi sono accorto che il mio bagaglio di competenze chimiche, acquisite con molta fatica, in realtà aveva una serie di buchi che riguardavano soprattutto la chimica presente nella vita di tutti i giorni e gli effetti sanitari e ambientali provocati da tali sostanze, problemi verso cui all’Università nessuno si era preoccupato di sensibilizzarmi.

Nei primi anni ’80 lavorando coi miei studenti del corso di chimica dell’ITI, abbiamo fatto una schedatura delle varie tipologie di prodotti presenti nelle nostre case. Con mia grande meraviglia scopriamo che albergano nei vari armadietti di casa, compresa la mia, diecine di prodotti per i più svariati usi: dai detersivi per tessuti ai disincrostanti dei bagni, dai lucidanti per mobili agli sgrassanti per la cucina, dai prodotti per pavimenti ai detergenti per vetri, dagli smacchiatori ai deodoranti per water …e l’elenco potrebbe continuare.

Insomma un’autentica giungla, in cui è molto difficile districarsi, anche per un chimico.

Una domanda viene subito in mente: qual è la sensibilità della “signora Maria” nei confronti degli effetti potenzialmente nocivi di questo autentico arsenale casalingo? Infatti capita che, la maggior parte delle persone che si avvicina con un certo rispetto ai prodotti chimici che hanno un’etichetta e una confezione ben precisa, maneggia con disinvoltura decine di sostanze potenzialmente pericolose e le scarica con grande tranquillità nelle fognature.

La responsabilità dell’eccessivo uso di prodotti chimici nella pulizia della casa è della pubblicità martellante, che ci sbatte continuamente in faccia un modello di vita pieno di assurde esasperazioni, dal bianco che più bianco non si può, al forno ultrabrillante, al pavimento superdisinfettato. Nessuno però ricorda che l’abuso di tali prodotti ha un costo ambientale: basta pensare ai guai che causano quando aggrediscono i batteri del depuratore delle fognature.

COSÌ BIANCO
CHE PIÙ BIANCO NON SI PUÒ

Analizziamo ora il “principe” dei prodotti chimici casalinghi: il detersivo. Già dagli anni ’60 i detersivi sintetici, derivati dai prodotti petrolchimici, hanno soppiantato il sapone, fabbricato con materie prime naturali. Il contenuto della scatola di detersivo è diventato sempre più complesso nel corso degli ultimi decenni. Ma quanti consumatori sono soliti leggere tale etichetta?

La sostanza che porta via lo sporco è il tensioattivo, solitamente di origine petrolchimica. Ci si potrebbe aspettare che dentro la scatola ci sia questo solo componente. Però il detersivo nasce per essere utilizzato nelle lavatrici e la sua composizione deve adeguarsi al ciclo di lavaggio della macchina che è piuttosto breve. Perciò il contenuto della scatola è una miscela di sostanze potenti e in grado di compiere il lavoro in poco tempo. Ma avere un prodotto notevolmente aggressivo ha anche il rovescio della medaglia.

Proviamo a guardare l’etichetta dei detersivi per lavatrici superpubblicizzati: oltre ai tensioattivi ci sono le ZEOLITI, che riducono la durezza dell’acqua (essi hanno sostituito i famigerati fosfati, eliminati perché causavano crescita eccessiva delle alghe nei laghi e nell’Adriatico); gli ENZIMI, che distruggono sì le macchie resistenti di sugo, di cibi, di sangue ecc., ma sono anche in grado di attaccare la pelle causando allergie; i CANDEGGIANTI CHIMICI (Perborato di sodio), che liberano ossigeno, il quale aggredisce le macchie di sporco, ma fà altrettanto nei confronti dei colori (sbiadimento) e della biancheria (logoramento più rapido).

Ma i componenti più “originali” contenuti nella scatola sono i RIEMPITIVI (solfato di sodio). Che cosa sarà mai un riempitivo? È qualcosa che serve semplicemente a gonfiare il volume della scatola, facendo sembrare economico un gigantesco fustino di detersivo. Nei detersivi presenti sugli scaffali, almeno un terzo della scatola è piena di questo componente particolarmente curioso! Per evitare la faziosità tipica degli ambientalisti, diciamo che, secondo i produttori la sua funzione è quella di evitare la formazione di grumi nelle polveri, rendendole scorrevoli! Un altro effetto, per la verità, ce l’hanno ed è quello di rendere la biancheria più ruvida. Ma allora servono gli AMMORBIDENTI, molecole capaci di attaccarsi alle fibre dei tessuti. Così chi ha lavato con detersivi contenenti i riempitivi, che rendono la biancheria più ruvida, avrà effettivamente un bucato più morbido. Senza i riempitivi, l’impiego degli ammorbidenti sarebbe inutile.

Per ultimi vorrei citare i CANDEGGIANTI OTTICI, che non portano niente alla pulizia della biancheria, ma forniscono una sorta di effetto ottico, in quanto conferiscono ai tessuti un aspetto “bianco brillante”, che in buona sostanza prende in giro il consumatore. Naturalmente, per raggiungere questo scopo, tali sostanze devono depositarsi sui tessuti che, paradossalmente, saranno più sporchi!

Esistono in commercio prodotti più “ecologici”?

Si, certamente. Parecchie ditte hanno cercato di rispondere alla nuova sensibilità ambientalista di una parte dell’opinione pubblica, così sono apparsi i cosiddetti DETERSIVI ECOLOGICI: in cosa si differenziano da quelli che chiamiamo per comodità “INDUSTRIALI”? In sostanza sono stati eliminati i componenti decisamente superflui: riempitivi, candeggianti ottici, ammorbidenti. Inoltre, i tensioattivi sono sempre derivati dai grassi vegetali, piuttosto che dalla petrolchimica. Qualche produttore più coraggioso ha eliminato anche gli enzimi, evitando percio’ le possibili allergie, ma col rischio di avere un po’ di alone sulla tovaglia da tavola. Ma la “Signora Maria” può chiedere sospettosa: funzionano questi detersivi ecologici? È chiaro che non è possibile avere la “botte piena e la moglie ubriaca”: un detersivo fatto di sostanze poco aggressive nei confronti dei tessuti e rispettose dell’ambiente, darà certamente un buon pulito, ma non certo il bianco brillante della pubblicità. Per gli ecologisti integrali c’è sempre disponibile il sapone e la vecchia soda , oppure ci si puo’ preparare da sè i detergenti per la casa, seguendo i consigli contenuti nel libro “Pulizie Verdi”, tradotto da Patrizia Sarcletti.

In conclusione, credo che occorra partire da una constatazione di fondo: non è più possibile dare la colpa di tutto agli altri (industriali, agricoltori, politici). Quando compriamo un prodotto inquinante siamo “vittime innocenti”; e quando lo usiamo?

Certo i nitrati e l’atrazina nelle falde acquifere non li abbiamo messi noi, ma quando facciamo la spesa, quante volte rigiriamo le mele per essere sicuri che non ci sia l’ombra della ticchiolatura?

In sostanza, per avere un ambiente più vivibile occorre una coerenza ecologica personale. Ma non illudiamoci che cosi facendo riusciremo a risolvere i problemi del degrado ambientale. Senza dubbio le responsabilità dei politici sono rilevanti, in quanto soprattutto da loro dipende l’introduzione di buone leggi e il controllo perchè trovino adeguata applicazione.

*Carmelo Bruno è stato insegnante di analisi chimica strumentale all’ITI “Buonarroti” di Trento. È direttore scientifico della Scuola di Naturopatia “P. Carton” a Salzano (VE). Ha fondato la Lega Ambiente in Trentino nel 1980.