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L’econauta ligabue - viaggio al centro della terra

"La natura se ne frega”, nel senso che se ne frega dei grandi progetti e dell’idea che possiamo farci di lei, nel senso che, fortunatamente lei va avanti.


L’econauta ligabue - viaggio al centro della terra
testo Sonia Toni per l’Econauta.net

Chi ha detto che per fare successo bisogna abbandonare il “paesello natìo” e trasferirsi in una qualche metropoli caotica e delirante? Quando il tuo cuore è grande e l’amore per la tua terra, fonte d’ispirazione, allora il successo ti viene a trovare e, soprattutto, non ti sarà mai nemico, perché intuisce la tua sincerità.

Luciano Ligabue è quello che è, semplicemente ma potentemente, perché la vera potenza è nella semplicità. La semplicità che rende un linguaggio comprensibile a tutti, pur trattando temi importanti; questo crea unione, amicizia, allegria, forza, energia da condividere: tutte cose che Luciano ha sempre distribuito a piene mani, godendone a sua volta.

Lui dichiara di essere “solo” un musicista, ma se la cava egregiamente anche con gli scritti e dietro ad una macchina da presa. La sua grande sensibilità gli consente di “acchiappare” gli stati d’animo più reconditi delle persone che lo circondano, registrarli e descriverli lucidamente anche con un grande senso dell’umorismo, dote estremamente rara. Il suo ultimo lavoro, La neve se ne frega, edito da Feltrinelli, è un romanzo originalissimo, appassionante, una storia d’amore che forse ognuno di noi vorrebbe vivere, almeno una volta nella vita e, scusate se è poco, è un romanzo scritto molto correttamente anche dal punto di vista grammaticale e sintattico. Le librerie sono strapiene di romanzi, saggi, scritti in generale, inclusi alcuni testi scolastici, pieni di strafalcioni; insomma, forse sarebbe ora che scrivesse chi sa scrivere. E gli altri, che leggano.

Questo numero di econauta uscirà poco prima di Natale. Il Natale è una bellissima ricorrenza, durante la quale i bambini soprattutto, sembrano essere più felici, e non solo per i doni; tu sei da poco diventato papà per la seconda volta di una splendida bimba di nome Linda: com’era il Natale del bambino Ligabue?

Non sono un buongustaio rispetto alle luci; le luci mi piacciono un po’ tutte quindi ti puoi immaginare quanto stia bene durante il Natale. Non a caso, nel film Da zero a dieci, la tua Rimini, viene vista come un mondo di luci, che non ha niente a che fare col buongusto, ma semplicemente, con una cosa che mi piace. Il Natale è qualcosa che mi dà allegria. Da bambino invece lo vivevo come una ricorrenza, non sentita più di tanto, perché in casa mia – una casa di atei convinti – i regali non arrivavano mai per Natale, ma per S.Lucia e la Befana, quindi prima e dopo Natale. Ma è una festa invece, che io sento molto e mi piace; non sono di quelli che soffrono di depressione durante le feste natalizie. Tutte le feste mi piacciono molto e il Natale in modo particolare.

Qual era, allora, e qual è adesso, il tuo rapporto con la biosfera che ti circonda?

Ovviamente è stato modificato in maniera estrema. Quando ero piccolo, questo significava passare la maggior parte del tempo – una volta uscito da scuola – sui campi, che, il più delle volte diventavano campi da calcio. Era la campagna subito intorno a noi; io abitavo in una casa che adesso è in una via nevralgica di Correggio, ma allora, subito dopo la mia casa cominciava la campagna, e quindi il primissimo rapporto con la natura, voleva dire in realtà, calpestarla, starci sopra. Ancora oggi ricordo quella sana spossatezza che comportava tutto questo; quando tornavo a casa la sera, vivevo un tipo di spossatezza che vorrei rivivere ancora; una stanchezza che mi diceva che il mio fisico – e non solo – andava nella direzione giusta, e questo lo sentivo profondamente. Io ho fatto in tempo a fare il bagno nei nostri fossi, nei nostri canali, nelle bonifiche; ovviamente parliamo di circa trentacinque anni fa. Per chi vive al mare forse non è una sensazione così forte, ma per noi qui, soltanto a vederli i canali, ora, si prova una profonda pena, perché significa veramente vedere il degrado, significa sapere che, se per caso ti avvicini e metti un dito in quell’acqua, rischi di vederlo disossato. È uno dei cambiamenti più epocali della natura, che io ho potuto vedere personalmente, e questo è un posto che, comunque, di campagna vive, ma è una campagna che deve produrre sempre di più. Io vivo accanto ad un frutteto e vedo quante volte viene fatto il trattamento antiparassitario alle pere, e ho deciso che non posso mangiare quelle pere.

Hai mai sentito la natura intorno a te come una grande fonte ispiratrice?

Sì, io l’ho detto più di una volta. Se uno non fa il furbo più di tanto, quando scrive non può che raccontare di sé, anche se, a volte può sembrare un esercizio di narcisismo, ma è il tuo punto di vista: può non piacere ma, se non altro è onesto, perché ti dico le cose che provo io, non quelle che provano gli altri.

Per questo motivo, il mio punto di vista è il risultato dei campi in cui sono stato, del sesso che ho fatto, delle relazioni che ho avuto, degli amici e dei nemici che ho avuto, dei genitori che ho avuto, delle malattie che ho avuto, dei libri che ho letto, dei film che ho visto, della musica che ho ascoltato, dell’emozione che mi ha fatto leggere, vedere, ascoltare questi libri, questi film, questa musica. Tutto questo produce un risultato unico, e questo risultato fa sì che io abbia delle idee che non possono essere come le tue, che io abbia un modo di concepire la vita che non può essere come il tuo, anche se possiamo avere molti punti in comune. La comprensione attiva di questo principio è molto importante, soprattutto per una sana convivenza.

Nella biosfera troviamo le corrispondenti materiali e fisiche di ogni caratteristica spirituale, come se l’ambiente fosse un enorme specchio dell’anima; ad esempio, il cielo potrebbe rappresentare il nostro bisogno di libertà e movimento, le rocce la nostra testardaggine, il sole il nostro entusiasmo; a quale di questi aspetti ti senti di assomigliare?

Tu conosci anche la mia carta astrale e sai che io ho Segno e Ascendente in Acqua, ma con molta Terra, ed è una cosa che mi ha sempre stupito perché, se è vero che proprio dall’elemento acqua deriva tutta questa emotività e sensibilità, è altrettanto vero che ho un senso pratico molto sviluppato.

L’Acqua e la Terra, sono elementi in armonia fra loro…

Sì, ma andando per stereotipi, si è sempre pensato che se una persona scrive, o compone musica, deve essere il classico “genio e sregolatezza”, mentre invece chi sa fare il ragioniere, deve essere tutto da un’altra parte. Io credo di possedere entrambe queste caratteristiche e mi sento molto in contatto con gli elementi; ad esempio sono metereopatico, soffro il brutto tempo e il mio umore è fortemente influenzato da quello che c’è fuori e, quindi ti puoi immaginare come sto adesso (nda: cielo plumbeo, tempo uggioso, la classica giornata autunnale), e comunque sto abbastanza bene, ma prova a immaginare come starei se fossimo in maggio.

Nel tuo ultimo romanzo, La neve se ne frega, che è anche una bellissima storia d’amore, ci sono molti riferimenti e descrizioni della natura circostante: tu pensi che l’ambiente possa svolgere un ruolo importante anche nell’andamento di un rapporto di coppia? E, comunque, quanto incide la qualità dell’ambiente, sulla qualità dei rapporti?

Nella mia testa, evidentemente tanto. La neve se ne frega, è come dire “la natura se ne frega”, nel senso che se ne frega dei grandi progetti e dell’idea che possiamo farci di lei, nel senso che, fortunatamente lei va avanti. Nel libro, quando nevica si può finalmente parlare senza timore di essere ascoltati, perché la neve scherma i satellitari, ma c’è anche la sensazione che arrotondi gli spigoli, renda tutto più soffice, più morbido e, soprattutto, più candido; questo è quello che la neve produce anche in me, nonostante la presenza di un certo rigore che viene dal freddo.

Non è un caso che la protagonista del romanzo, si chiami Natura di cognome, che di mestiere si occupi di vigilanza e manutenzione parchi e lo faccia con una grandissima felicità. Lei porta l’amore per la natura all’interno del suo rapporto di coppia ma, non solo, lei stessa è parte integrante di questa natura e lui l’accetta di buon grado, e in questo progetto che dovrebbe garantire la felicità ad ogni individuo – basta che se ne stia buono – ovunque la natura è fantastica; è come se un sistema sociale che garantisse la felicità alla gente, dovesse fare i conti con ciò che di meglio ha visto attorno a sé in certi momenti.

L’amore per la tua terra e la tua sensibilità sicuramente ti rendono attento ai problemi dell’ambiente e a quelli delle persone che ci vivono dentro; se tu fossi un governante, a quale di questi problemi daresti la priorità assoluta di risoluzione?

Io sono molto disilluso dalla politica, e più passa il tempo, più la vedo con le mani legate perché favorisce sempre un elettorato che fa sentire la propria voce attraverso i suoi interessi. Stiamo parlando di fantapolitica perché io non sarò mai un governante. Ho fatto un’esperienza di sei mesi da consigliere comunale e non lo farò mai più perché è una della cose più lontane dalla mia natura. Mi sono molto annoiato e ho capito che la politica non è la mia strada. Il primissimo intervento che io vorrei fare, comunque, sarebbe sull’acqua, sulle nostre acque. C’è tutta una civiltà che sta scomparendo, che è quella della gente sul Po. A mia volta, ho fatto in tempo a fare le pescate di notte sul fiume, quando ancora c’era il pesce commestibile, e ho fatto in tempo a vivere il Po, vedendolo come lo vedeva la gente che viveva sulle sue sponde come si può vivere sotto ad un vulcano, con grande rispetto perché il fiume ti dà tanto ma incute anche tanto timore. Ed è un vero peccato vedere l’agonia di questi fiumi, a causa dell’inquinamento.

Secondo te, quale caratteristica negativa di se stesso, l’uomo dovrebbe eliminare per poter cominciare a risollevare le sorti di questo mondo, con tutto quello che ci sta dentro?

Sono arrivato ad una mia conclusione, forse un po’ romantica ma è mia. La mancanza d’amore, soprattutto nella fase formativa dell’esistenza, secondo me gioca un ruolo importantissimo in questo senso. Questa mancanza, col tempo può prendere delle deformazioni, quasi delle perversioni personali, che ti fanno diventare egoista, una persona che sublima questa mancanza d’amore con una grande avidità e desiderio di possesso. Ci sono dei punti di non ritorno preoccupanti; pochi giorni fa ho visto il film di Michael Moore Farenheit 9/11, e quello che mi ha impressionato maggiormente è stato il padre di Bush, una persona di circa ottant’anni, multimiliardario e che ancora insegue il denaro, e mi chiedo: a quell’età, hai già tanti soldi e continui a volerne ancora di più, ma cosa te ne fai? Potresti dire almeno: a ottant’anni provo a fare qualcosa di meno nocivo nella vita? No, assolutamente. È una sorta di perversione perché comunque, non credo che tutto quel denaro renda felici anzi, può diventare una gabbia ed essere l’unica cosa che si conosce. L’avidità, sì, è questa una delle caratteristiche negative che l’uomo dovrebbe cominciare ad eliminare.

Ma tu credi nei sogni?

Non posso fare altrimenti; se non fosse così non avrei prodotto, nel tempo, il bisogno di dire delle cose. Io sono uno che ama stare con la gente, ho molti amici, molti affetti, però ho maturato un mondo mio, personale che ha a che fare con dei sogni che a volte ho difficoltà a condividere. Non posso fare a meno di credere nei sogni, questo fa proprio parte della mia natura.

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