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Arriva un piano per salvare l'orso marsicano

Per proteggere il plantigrado sono previste numerose azioni che facilitino gli spostamenti degli animali, limitazioni della caccia e indennizzi agli agricoltori che subiscono danneggiamenti

Arriva il piano salva-orso per proteggere i circa
60 esemplari del marsicano. E’ stato presentato infatti nei giorni
scorsi a Pescasseroli (L’Aquila) il testo definitivo del ”Piano
d’azione per la tutela dell’orso marsicano” (Patom). Limitazioni della
caccia, indennizzi per gli allevatori alle prese con questo predatore e
la creazione di ”corridoi” per consentirgli si muoversi nell’Appennino
centrale sono alcuni elementi di un piano la cui presentazione è
considerata un evento quasi storico per l’ orso marsicano. I

l piano - ha sottolineato il direttore del Parco Nazionale
d’Abruzzo, Lazio e Molise (Pnalm), Aldo Di Benedetto - punta ad
”attuare tutte quelle azioni necessarie per garantire la salvaguardia
della specie dentro e fuori del Parco”. Le istituzioni interessate a
sottoscrivere il piano d’azione, ha ricordato, sono le Regioni Abruzzo,
Lazio e Molise, altri parchi e le Province, importanti perché hanno la
delega per l’ attività venatoria.

Alcuni esempi concreti di azioni previste dal piano sono quelli di
”limitare la caccia in certi periodi particolari” in alcune zone, di
pagare ”in tempi ridotti” gli indennizzi per i danni causati dall’orso
ad allevatori e ad altri operatori (come agricoltori e apicoltori) e di
mettere a loro disposizione recinzioni elettrificate che servono per
tener lontano gli orsi.
Si tratta insomma di conciliare economia e
ambiente. Nel piano d’azione sono impegnati anche altri parchi
nazionali, tra cui quello della Maiella, quello del Gran Sasso e Monti
della Laga e quello regionale abruzzese del Sirente-Velino: una
presenza decisiva dato che il progetto, ha sottolineato Di Benedetto,
”può servire a determinare quelle aree che possono funzionare da ponte
di collegamento” fra i diversi parchi, creando così ”corridoi
ecologici” attraverso cui gli orsi possano spostarsi tranquillamente.

L’orso bruno infatti è una specie che ha necessità di grandi spazi,
non-circoscribili: un orso maschio è stato monitorato su un’area di 200
chilometri quadrati e anche le femmine tendono ad uscire dall’area
protetta del parco, spingendosi dove le norme di tutela sono meno
rigide e la presenza dell’uomo crea rischi per la specie (morte per
avvelenamento ed errori venatori).
Un esempio citato dal direttore
del Pnalm è quello corso in dicembre da ”Gemma”, una nota orsa del
Parco nazionale d’ Abruzzo, e dai suoi piccoli: era finita in mezzo a
battute di caccia nella valle del Sagittario, in una fascia esterna del
Parco.
”Noi sapevamo che l’animale era lì - ha rievocato Di
Benedetto con tono di angoscia - ma non potevamo intervenire perché la
caccia, nella fascia esterna del parco, è consentita”.
Tutto è
pronto per la firma di impegno da parte delle istituzioni che avverrà
”in tempi piuttosto rapidi”, ha assicurato il direttore del Pnalm,
ricordando che finora la tutela dell’orso bruno marsicano ”è stata
garantita quasi esclusivamente dall’Ente parco”. Il nuovo piano, ha
sottolineato, ӏ un evento molto importante sia per la storia del
Parco e dell’orso, sia per la responsabilità che le istituzioni si
accingono ad assumersi le istituzioni”.

Gli orsi bruni marsicani sono sicuramente più di 50, ma non si
esclude che ve ne siano un’altra ventina finora sfuggiti ai censimenti
condotti anche con l’ausilio della genetica. Decisivo per stabilire se
questo plantigrado è ormai salvato dall’estinzione, o meno, è però lo
studio della sua riproduzione, il cui quadro certo si potrà avere solo
fra un quinquennio.
I responsabili del Parco sono preoccupati
perché i numeri attuali ”non sono sufficienti sufficiente a garantire
vitalità della popolazione” di orsi. E’ in corso, e durerà per altri
cinque anni, ”un censimento genetico” fatto raccogliendo peli
dell’orso sul territorio grazie ”particolari trappole”, ha segnalato
Di Benedetto: la tecnica è quella di recintare con filo spinato piccole
aree con all’interno ”esche odorose” che attraggono gli orsi e li
inducono a lasciare peli passando attraverso la recinzione. ‘
‘Da
qualche anno - ha aggiunto - abbiamo iniziato una ricerca molto oculata
per studiare la dinamica della popolazione”, ossia i suoi ”tassi di
riproduzione”, che è ”l’indice più importante” per capire se tra 10
o 15 anni questa popolazione che oggi è tra i 50 e 70 individui
crescerà o si ridurrà”.
Il prossimo annuncio sul numero di orsi presenti nel Parco verrà fatto ”entro la fine di quest’anno”.