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L'inno discusso e la cultura musicale del PD

La Festa nazionale del Pd, che sostituisce la tradizionale Festa de L’Unità e ne mantiene caratteristiche e stile, si è aperta qualche giorno fa con una certa solennità. In mancanza di inni di[...]

l'inno di mameli
La Festa nazionale del Pd, che sostituisce la tradizionale Festa de L’Unità e ne mantiene caratteristiche e stile, si è aperta qualche giorno fa con una certa solennità. In mancanza di inni di partito (non più possibile L’Internazionale, Bandiera Rossa, tantomeno BiancoFiore, che pure non era male), il Pd ha deciso infatti di rifugiarsi nella retorica risorgimentale, aprendo le danze con l’Inno di Mameli-

Scritto nel 1847 ed adottato anche dall’Italia Repubblicana dopo la guerra il “Fratelli d’Italia”, vale la pena di ricordarlo, non è “previsto” dalla Costituzione, che invece prevede il Tricolore. Nel senso che nella Costituzione non c’è scritto quale debba essere l’inno nazionale. Ma l’Inno risuonò nel 1947 nella sede dell’Assemblea Costituente, pur con qualche imbarazzo del comunista Terracini.

E’ anche un dato di fatto che la tradizione di sinistra abbia usato spesso l’Inno. Ai congressi del PCI si suonava di solito prima di Bandiera Rossa, anche se non è che fosse così amato dalla base comunista, sia per la sua retorica patriottarda che per il rischio di pervadere con la sua idea di “italiani brava gente”.

Solo che gli intellettuali di sinistra qualche tempo fa lo dicevano pure, come in questo articolo de L’Unità del 2002 firmato da Gloria Buffo.

Adesso invece il segretario del Pd, informano i suoi portavoce, va - tra poco- al santuario di Oregina, “dove fu composto e per la prima volta declamato” l’inno di Mameli. Non sarà che esagera un po’?