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Cure alternative e naturali. Come sceglierle (1)

Quando la medicina "convenzionale" dice di aver esaurito le sue possibilità e di non poter guarire una malattia, che pertanto definisce "cronica", sembra comprensibile che l'ammalato cerchi altrove, appunto nel campo della medicina "non convenzionale" o "alternativa". L'ammalato che però a questo punto inizi una ricerca, rischia di trovarsi disorientato nella miriade di notizie oggi disponibili, (la medicina "naturale" sta diventando sempre più "di moda") e di perdere tempo prezioso e denaro, o peggio. Mi attengo pertanto ad alcuni criteri ben precisi per scegliere le cure alternative che presento in questa guida.

Quali sono questi criteri, che seguo nella scelta dei trattamenti “alternativi” di cui vi parlo in questa guida? Deve trattarsi di cure che, anche quando non non siano passate per i trials clinici in doppio cieco (in genere pagati da industrie farmaceutiche) che costano un patrimonio e richiedono molti anni, hanno comunque dimostrato in altri modi (osservazioni di centinaia di medici e di pazienti, ecc.) buone probabilità di successo. Soprattutto però deve trattarsi di cure non dannose,( primum non nocere) che pertanto, nel peggiore dei casi, se non fanno bene non fanno neppure male, e non sono molto care, e che possono essere assunte non in sostituzione ma in aggiunta alle medicine convenzionali, il cui dosaggio semmai potrà essere ridotto man mano che si registrano dei progressi, ovviamente d’accordo con il proprio medico curante, la cui consulenza resta essenziale. Purtroppo non poche “cure alternative” vengono offerte a prezzi esagerati da persone che sfruttano il fatto che chi sta male pagherebbe qualsiasi cifra per guarire.

Se anche le cure di cui parlo, nella peggiore delle ipotesi, non consentissero alcun miglioramento, perlomeno non farebbero male e pertanto potrebbe valere la pena di informarsi, consultarsi con il proprio medico e provare la cura più indicata al proprio caso.
Non sono ovviamente per principio contraria ai convenzionali preparati farmaceutici, che in molti casi sono di un valore inestimabile per salvare vite umane. Vi sono però alcuni fatti che danno da pensare e che andrebbero affrontati per introdurre dei correttivi. E’ stato calcolato che per portare sul mercato, a disposizione dei pazienti, una nuova medicina, sono ormai necessari fino a 14 anni, tra trials preclinici, e varie fasi in doppio cieco, ed una spesa pari a circa 500 milioni di euro. Ovviamente le grandi industrie farmaceutiche che hanno affrontato queste spese intendono poi rifarsi con la vendita del nuovo farmaco, da loro brevettato. Poiché però le sostanze naturali (piante, vitamine ed ormoni nella loro forma naturale) non sono brevettabili, provate ad immaginare quante possano essere le industrie farmaceutiche pronte ad affrontare la “piccola” spesa di cui sopra per poi, una volta dimostrata l’efficacia del preparato, vedere altre industrie, che non hanno sostenuto alcuna spesa per finanziare la sperimentazione, mettere anche loro il preparato liberamente in vendita, poiché non è nè brevettato nè brevettabile!

E’ questo il motivo per il quale, nel migliore dei casi, le industrie che trovano un preparato naturale dalle grandi proprietà terapeutiche, ne modificano magari leggermente la composizione, con il pretesto di renderlo più assimilabile, di potenziarne gli effetti o eliminarne gli inconvenienti, per poterlo poi brevettare. La vicenda dell’aspirina potrebbe riassumere in modo esemplare la storia dell’industria farmaceutica: dopo aver preso un preparato naturale, in questo caso la corteccia di salice, di cui da secoli la medicina popolare conosceva le proprietà benefiche, lo si è modificato leggermente. Finita la sperimentazione lo si è poi messo in vendita con il nome di aspirina ricavandone nei decenni un guadagno enorme, senza che appaia evidente la superiorità dell’aspirina rispetto alla sostanza naturale fatta da madre natura, che anzi secondo alcuni darebbe benefici maggiori, grazie alla sinergia di varie sostanze, alcune magari non ancora studiate, contenute nella corteccia naturale.
Che dire poi del fatto che vengono investite cifre astronomiche per ricerche su “malanni”, come ad es.la caduta dei capelli, di scarsa rilevanza ma che, in quanto diffusissimi, consentirebbero enormi guadagni a chi riesca a mettere in commercio un preparato efficace. Si investe invece pochissimo nella ricerca di preparati contro malattie magari mortali ma che colpiscono solo poche persone, e per i quali non vi sarebbero pertanto molti acquirenti [ Continuazione—>]