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Guarire da gravi malattie della cornea con un collirio

Scoperto e già applicato in Spagna un nuovo sistema per mettere riparo, con una soluzione topica elaborata dal plasma sanguigno del paziente,a perforazioni della cornea, ulcere e cheratiti. Il trattamento è già stato applicato a 58 persone, per le quali non restava altra soluzione che il trapianto di cornea e che da una visione scarsissima sono tornate ad avere una visione quasi normale.

Non mi capita spesso, nella mia pratica medica, di curare pazienti che soffrono di malattie degli occhi e che pertanto, (giustamente, poiché si tratta di organi di estrema delicatezza ed importanza) si rivolgono soprattutto agli specialisti del settore. Non manco però, soprattutto nei miei pazienti anziani, di attirare l’attenzione su alcune terapie, in gran parte “alternative”, che possono prevenire danni agli occhi e comunque, quando il danno si è già verificato, potenziare ed ottimizzare l’effetto di altri trattamenti.
E’ comunque con particolare interesse che sono venuta a conoscere alcune notizie, che ritengo importante comunicare tramite questa Guida, iniziando dall’esterno dell’occhio, e cioè dalla cornea.
Fortunatamente le gravi malattie della cornea che un tempo portavano alla cecità, sono oggi trattabili con trapianti di cornea e con staminali tratte dal paziente stesso, e l’Italia è tra i paesi all’avanguardia in questo campo. Si tratta tuttavia di procedure complesse, per le quali è spesso necessaria una lunga attesa. Non può quindi che far piacere l’annuncio che una biologa spagnola, Marta Abad, esperta in biotecnologia e responsabile del laboratorio di Terapia Cellulare e di Ingegneria dei Tessuti della clinica Vissum Istituto Oftalmologico di Alicante, (Avenida de Denia S/N 03016 Alicante. tel 0034965268) ha scoperto il modo per riparare, con una soluzione topica elaborata dal plasma sanguigno del paziente, perforazioni della cornea, ulcere e cheratiti. Il trattamento è già stato applicato a 58 persone, che non avevano altr prospettiva se non il trapianto di corena e che da una visione scarsissima sono tornate ad avere una visione quasi normale. Data la sua semplicità ed assenza di rischi ed effetti negativi, questa forma di trattamento è subito passata nella pratica clinica ed è ora correntemente applicata presso l’Istituto.
La ricercatrice Marta Abad stava lavorando dal 1999 sulle tecniche di rigenerazione dei tessuti (anche nel campo delle ossa, nell’ambito massillofacciale, odontologico e traumatologico), e da un anno e mezzo in campo oftalmologico; è partita dall’osservazione che, di fronte a qualunque trauma e lesione, l’organismo, per curarsi, procede sempre nello stesso modo: la sua prima reazione è quella di formare un trombo intorno alla ferita e di aggregare delle piastrine e leucociti che, una volta attivati, liberano delle sostanze –tra cui delle proteine chiamate fattori di crescita- che mettono in moto il processo che porta alla chiusura della ferita. In altri termini, l’organimso concentra le piastrine del sangue fino ad ottenere delle dosi terapeuticamente efficaci di fattori di crescita, che siano in grado di iniziare la proliferazione cellulare e la autorigenerazione del tessuto danneggiato: che si tratti della pelle, di un osso, di un dente o della cornea.
Presso l’Istituto di Alicante, viene prelevato del sangue ai pazienti, che viene poi sottoposto a processi di centrifugazione, selezione e concentrazione, fino ad ottenere appunto un’elevata concentrazione di fattori di crescita, una soluzione o, come viene chiamato, del “Plasma Ricco di Fattori di Crescita” (PRGF, dalle iniziali in inglese), che viene applicato a gocce nell’occhio ammalato dove riesce a chiudere le perforazioni e a rigenerare i tessuti danneggiati della cornea. (nei casi più gravi, per intensificare e rendere più rapida l’azine, si pratica una piccola incisione per inserirlo in forma di gelatina.) L’intera procedura non dura richiede più di mezz’ora e,poiché si tratta di materiale prelevato dallo stesso paziente, non vi è alcun rischio di rigetto o allergia, anzi, la soluzione viene applicata anche quando sono state effettuate altre operazioni agli occhi , che hanno richiesto un’incisione della cornea, per favorire la chiusura della ferita e la rigenerazione senza infiammazioni.
Il direttore dell’Istituto Vissum e professore di oftalmologia dell’Università di Alicante ha dichiarato che questa nuova tecnica è stata recentemente presentata in vari congressi internazionali. La ricerca sta ora proseguendo per vedere se sia possibila applicarla anche per altri tessuti dell’occhio, come la retina ed altri.

Commenti dei lettori

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  • rij

    26 Apr 2009 - 18:40 - #1
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    salve vorrei sapere se si puo avere il contatto e-mail di questa dottoressa??
    grazie

  • TITO

    28 Aug 2009 - 08:25 - #2
    0 punti
    Up Down

    DUE ANNI FA SONO STATO MORSO AD UN OCCHIO DA UN CANE. DOPO QUATTRO INTERVENTI ALLA PALPEBRA POSSO ORA AFFRONTARE IL PROBLEMA DELLA CORNEA CHE HA MOLTE CICATRICI SIA PER IL CONTATTO COI DENTI DEL CANE, SIA PER UNA TRICHIASI CHE MI HA TORMENTATO PER DUE ANNI. VORREI SAPERE SE IN ITALIA (LOMBARDIA) C’è QUALCUNO CHE USA QUESTA NUOVA TECNICA. GRAZIE