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L'eccesso di rame danneggia i diabetici

In base a studi autorevoli effettuati presso l'Università della capitale della Nuova Zelanda, tenere sotto controllo i livelli di rame nell'organismo sarebbe per i diabetici altrettanto importante quanto il tenere sotto controllo i livelli di zucchero. E' possibile trarne già ora indicazioni operative di sicura innocuità e probabile efficacia.

A seguito dei primi risultati già conseguiti, l’organo americano di controllo dei farmaci (FDA) ha concesso la “corsia preferenziale” (fast-track) per il completamento della sperimentazione ad un farmaco (il Laszarin, prodotto da una azienda neozelandese, la Protemix) che agisce contro le complicazioni, in particolare cardiache, provocate dal diabete a seguito dell’accumulo di rame ossidato nell’organismo. Anche prima che il farmaco venga approvato dalla FDA e messo in commercio, si possono a mio avviso trarre, a seguito degli studi effettuati, alcune indicazioni operative sicuramente innocue e probabilmente efficaci in numerosi casi contro alcuni tipi di complicazioni da diabete. Da uno studio riportato nell’ultimo numero della rivista internazionale Diabetes, della American Diabetic Association, si deduce, come osservato dal direttore della sperimentazione fin qui effettuata, che potrebbe essere altrettanto importante controllare i livelli di rame ossidato nell’organismo quanto il tenere i tassi di glucosio nel sangue a livelli normali.

Questo studio osserva che livelli anormali di rame ossidato si accumulano nell’organismo dei diabetici, e sostiene l’ipotesi che un trattamento con medicine che eliminino l’eccesso di rame dall’organismo possa ridurre l’incidenza in particolare di cardiopatie. La ricerca condotta dal professore Garth Cooper presso l’Università di Auckland potrebbe aiutare a ridefinire il trattamento del diabete. Come afferma il prof. Cooper: “La ricerca contribuisce in gran parte a farci assumere un nuovo orientamento nel trattamento dell’insufficienza cardiaca e di altre complicazioni cardiovascolari nei diabetici…I tessuti dei diabetici a rischio hanno tendenza ad accumulare livelli elevati di rame ossidato (rame (II)) e, correggendo questo squilibrio, la situazione dovrebbe migliorare. Si tratta di un cambiamento fondamentale nella nostra comprensione dell’evoluzione della malattia e nel modo di trattarla. Oltre agli agenti che abbassano i tassi di glucosio, le medicine che controllano il tenore di rame potrebbero avere un’azione benefica nei diabetici di tipo 2. Dovremmo potere far regredire le cardiopatie e le complicazioni vascolari.”  Mark Yeager, professore presso i dipartimenti di biologia cellulare e di biologia molecolare e direttore della ricerca cardiovascolare al Scripps Research Institute di La Jolla, California, afferma: “Ciò potrebbe avere un impatto straordinario nel trattamento della cardiopatia diabetica, rispondendo ad una necessità clinica attualmente non soddisfatta”. Oltre al controllo dei tassi di glucosio, spesso i diabetici dell’età adulta sono trattati con statine per prevenire le malattie coronariche. Si tratterebbe ora di un cambiamento di visuale, che porterebbe a tenere conto dello squilibrio dei metalli nel trattamento delle malattie del muscolo cardiaco nei diabetici.  Kenneth Reid, professore di immunochimica all’università di Oxford, ha aggiunto: “L’anno scorso il gruppo del professore Cooper ha annunciato che la trientine (contenuta nel preparato, il Laszarin, che attualmente sta completando la sperimentazione) sembra far arretrare la cardiopatia nei diabetici e potrebbe condurre ad un intervento più efficace contro una causa importante di mortalità nel mondo intero. Queste prove cliniche dovrebbero essere seguite da vicino dai dottori. Il diabete dell’età matura è non raramente accompagnato da un aumento del volume del cuore, e da problemi cardiaci che costituiscono importanti cause di mortalità. I lavori dei ricercatori dell’Università di Auckland hanno dimostrato che un trattamento di sei mesi con la trientine  ha consentito, in pochi mesi, una diminuzione  delle dimensioni del cuore e della rigidità del collagene nei diabetici che assumevano il Laszarin, mentre nei diabetici del gruppo di controllo, nello stesso periodo le dimensioni del cuore sono ulteriormente aumentate.”

Dopo aver letto questi interessantissimi articoli, che aprono nuove prospettive nella prevenzione delle complicazioni del diabete, sono però rimasta abbastanza perplessa nel vedere che, anzichè trarre alcune considerazioni ed indicazioni pratiche di immediata utilità per i diabetici, i commentatori concludono riportando l’osservazione della Protemix, che “Se anche le prove cliniche della fase III si concluderanno in modo positivo, il Laszarin(MC) avrà un mercato mondiale potenziale di più di tre milioni di diabetici che sofforno d’insufficienza cardiaca.”

Più delle prospettive di guadagno finanziario della ditta farmaceutica Protemix (alla quale pure auguro ogni bene, poichè ha avviato, con spese ingenti, delle sperimentazioni che aprono nuove prospettive), avrei voluto leggere nella prestigiosa rivista Diabetes, alcune raccomandazioni pratiche per i diabetici, che a mio avviso si impongono, ed alcune precauzioni che possono essere adottate anche senza attendere la conclusione della III fase di sperimentazione del Laszarin. Quale medico che ha approfondito, tra le varie terapie di medicina “non convenzionale”, la terapia chelante, conosco bene i danni enormi per la salute che possono provocare i metalli inquinanti purtroppo diffusi nel nostro ambiente (dal piombo al mercurio al cadmio ecc.) a causa dell’inquinamento. Quello che invece è per certi versi anche per me sorprendente è l’argomento, che sto attualmente approfondendo, del danno che possono provocare anche alcuni metalli, pur benefici ed anzi indispensabili per la vita, (come il ferro, il rame ed altri), quando sono presenti nell’organismo in una quantità superiore anche di poco a quella ottimale;(si tratta comunque di cosiddetti metalli-traccia, che svolgono funzioni vitali nell’organismo pur essendo presenti in quantità infinitesimali). Ho accennato in un altro intervento al pericolo derivante dal ferro in eccesso (intendo tra l’altro approfondire l’argomento, anche in relazione al diabete), ed ora a quanto pare bisogna fare attenzione al pericolo che può derivare anche dal rame in eccesso. Si riteneva fino a poca fa che le malattie in  cui l’organismo trattiene quantità eccessive di ferro (l’emocromatosi) e di rame (il morbo di Wilson), fossero malattie genetiche rare, mentre sembra ora che la tendenza ad accumulare, pur in quantità inferiore, un eccesso di questi due metalli sia più diffusa di quanto non si pensasse. Nel morbo di Williams si vedono tra l’altro, provocati dal rame in grande eccesso, proprio i tipi di danni che affligono a volte anche i diabetici, dai disturbi neurologici (a volte in alcuni anziani ai quali è stato diagnosticato il Parkinson bisognerebbe invece controllare il livello di rame, perchè è possibile che soffrano invece del morbo di Williams), ai danni ai reni, al cuore ed alla circolazione, al fegato e al pancreas.

Quali indicazioni pratiche può trarre un diabetico da quanto sin qui detto? A mio avviso sarebbe opportuno accertare i livelli di rame nell’organismo e, se sono su livelli medio-alti, senza necessità di attendere che venga messo sul mercato il Laszarin, inziare con alcune precauzioni semplicissime, come quella di evitare i cibi ad alto contenuto in rame (crostacei e molluschi, funghi, cioccolata e noci), controllare il livello di rame nell’acqua che si beve (le tubature di alcuni vecchi edifici a volte rilasciano rame nell’acqua), eliminare pentole di rame e soprattutto fare attenzione a che gli integratori vitaminici-minerali evantualmente assunti non contengano rame. Mi preoccupa vedere come questi integratori, che molti prendono nella convinzione che “non possano che far bene”, contengono spesso, insieme a sostanze di cui effettivamente vi è una carenza nell’alimentazione moderna, anche quantità preoccupanti di ferro e rame. Il ferro ed il rame vanno invece assunti solo dopo averne accertato, con le necessarie analisi, un’effettiva carenza poichè un eccesso, anche leggero, può essere dannoso.


Inoltre, la trientine, che costituisce la sostanza attiva principale del Laszarin, è da tempo usata anche in Italia, sotto forma di trientine cloridrato, a carico del Servizio sanitario nazionale, per i colpiti dal morbo di Wilson. Mi sembra però preferibile non assumerla, fino alla conlcusione dello studio, se non nei casi di presenza di rame su livelli  veramente alti. Mi sembra invece importante un’ altra considerazione: è noto che vi è nell’organismo  una “competizione” reciproca tra zinco e rame. Più l’organismo assorbe rame e meno assorbe zinco, e viceversa. Ebbene, è noto e risaputo che nell’organismo dei diabetici vi è quasi sempre una carenza, e quindi un fabbisogno maggiore di zinco. Mi viene il dubbio, dopo aver letto di queste sperimentazioni, che una, se non la sola causa, di questa carenza di zinco nei diabetici, sia appunto la loro tendenza ad assimilare ed accumulare troppo rame. Gli integratori contenenti zinco, già in genere consigliati ai diabetici anche se non per questo motivo, potrebbero quindi essere utili anche per contrastare l’accumulo di rame e favorire l’eliminazione di quello in eccesso. Riservando la trientine ai casi più gravi, potrebbero essere sufficienti degli integratori con livelli adeguati di zinco in forma facilmente assimilabile per mettere riparo a questo problema a quanto pare comune tra i diabetici. Attenzione però, non certo in base al principio del “fai da te” che, in particolare per i metalli può essere, come si è visto, pericoloso. Occorre invece accertare le quantità di questi metalli nell’organismo e ricorrere alla consulenza di un medico esperto in questa tematica.

Eccogli estremi degli studi citati:

(1) G.J.S. Cooper, Y.-K. Chan, A.M. Dissanayake, F.E. Leahy, G.F. Keogh, C.M. Frampton, G.D. Gamble, D.H. Brunton, J.R. Baker, and S.D. Poppitt: Demonstration of a Hyperglycemia-Driven Pathogenic Abnormality of Copper Homeostasis in Diabetes and Its Reversibility by Selective Chelation: Quantitative Comparisons Between the Biology of Copper and Eight Other Nutritionally Essential Elements in Normal and Diabetic Individuals. Diabetes 54: (5) 2005

(2) G.J.S. Cooper and associates: Regeneration of the Heart in Diabetes by Selective Copper Chelation. Diabetes 53:2501-2508, 2004