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Due nuovi farmaci per la "cura" del diabete.

Come avrete notato, nel titolo parlo di “cura”, e non solo di controllo e di abbassamento della glicemia. In effetti, dopo la scoperta dell’insulina, risalente ad ormai più di 70 anni fa, non si sono avuti in sostanza grossi progressi nel trattamento, e tantomeno nella cura di questa malattia, ma solo modi più raffinati di somministrare l’insulina (per inalazione, insulina umana, pompe ecc.), ed alcune medicine per il diabete di tipo II, ma non si è scoperto come evitare la completa perdita di funzione delle cellule beta del pancreas, e come portare ad una loro rigenerazione.

Molte speranze sono state riposte nei trapianti e nelle cellule staminali e si spera che negli anni prossimi vi saranno progressi in questo campo. Intanto però negli ultimi anni sembra essersi finalmente mosso qualcosa. In due miei precedenti interventi ho parlato di rimedi già sul mercato da un anno in America (purtroppo non ancora in Europa, dove dovrebbero però arrivare prossimamente). Uno di questi, il Symlin, per i diabetici di tipo I, fornisce un ormone, l’amilina, normalmente prodotta nelle cellule beta, e che invece manca nei diabetici. Fornendola dall’esterno si ristabilisce una situazione più vicina alla normalità, nella speranza di portare ad un miglior funzionamento del quadro generale dell’organismo. Con l’altra medicina, la Byetta (exenatide) si agisce invece fornendo all’organismo una sostanza analoga all’incretina (GLP-1) che, a quanto si è capito recentemente, svolge un ruolo fondamentale nello stimolo al rilascio dell’insulina al momento giusto. Ma l’aspetto più interessante della Byetta è che, come si presumeva da sperimentazioni su animali e come sembra essere stato confermato in questo primo anno di uso (è in corso una nuova sperimentazione per accertare definitivamente questo aspetto), la Byetta sembra portare ad una rigenerazione delle cellule Beta e delle funzioni del pancreas; anche se la Byetta è ufficialmente indicata e prescritta solo ai diabetici che hanno ancora una produzione propria di insulina e non devono iniettarsela dall’esterno, numerosi diabetici insulinodipendenti che l’hanno ciononostante assunta sono riusciti a diminuire di molto l’uso d’insulina. Uno degli inconvenienti della Byetta è tuttavia che deve essere iniettata due volte al giorno. Stanno quindi sollevando molto interesse in America due preparati, basati su un principio (inibitori della dipeptidil peptidasi-4) analogo –anche se con un funzionamento diverso- a quello della Byetta, ma che possono essere assunti per via orale, una volta al giorno. Si tratta dei preparati Januvia, della Merck e Galvus della Novartis, che dopo aver terminato le tre fasi di sperimentazioni cliniche, hanno chiesto all’organo americano di controllo ( FDA) l’autorizzazione alla vendita al pubblico che, salvo sorprese, si prevede arrivi in ottobre. In seguito i due preparati dovrebbero arrivare anche in Europa.

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Sull’argomento segnalo il mio aggiornamento in data aprile 2008.