Leptina. L’interruttore che mette fine al senso di fame

L’obesità non solo facilita l’insorgere di numerose malattie croniche (dal diabete all’ipertensione ed altre) ma è anche una malattia in sé, poiché si è ora accertato che i depositi di grasso non sono soltanto, come si pensava un tempo, una massa inerte, ma contengono una serie di sostanze ed ormoni, tra i quali delle sostanze che danno luogo ad una situazione di infiammazione leggera ma cronica, tanto che negli Stati Uniti l’obesità è ora classificata come una “malattia cronica” vera e propria. Una delle sostanze prodotte dal tessuto grasso è un ormone, chiamato leptina, che agisce sul senso di fame, trasmettendo al cervello la comunicazione che l’apporto di cibo è stato sufficiente e che bisogna smettere di mangiare. A volte però questa linea di comunicazione non funziona bene; si continua a mangiare e si ingrassa....

Che fare per riparare la linea di comunicazione??

La conoscenza della leptina risale in realtà a diversi anni fa, ma le ricerche sul suo ruolo sono molto recenti e ancora non diffuse. Ne sono venuta a conoscenza in un corso presso l’Università americana di Harvard e da alcune pubblicazioni americane, ma in Italia non se ne parla ancora in relazione al peso e all’obesità, (anche se in realtà è stata proprio l’Università di Napoli ad effettuare gli studi che suggeriscono che l’esistenza di un nesso tra la leptina ed alcune malattie come la sclerosi multipla ed il diabete.

La scienza medica ha creduto a lungo che la massa grassa fosse soltanto un deposito inerte di calorie non usate e messe da parte per tempi di carestia (che nella nostra società non arrivano mai!) Appare ora chiaro invece che il grasso è un tessuto attivo ed intelligente, capace in genere di autoregolarsi. Quando si ingrassa il tessuto adiposo produce in quantità maggiore un ormone chiamato leptina, che sopprime l’appetito, facendo arrivare al cervello il messaggio che l’apporto di cibo è stato più che sufficiente, e che accelera il metabolismo. Quando invece c’è troppo poco grasso si verifica una carenza di leptina che provoca effetti opposti: oltre a far aumentare l’appetito, fa arrivare al cervello femminile, (quando la carenza è grave), il messaggio che non sono presenti abbastanza riserve grasse per sostenere le esigenze di una nuova vita, e quindi si interrompono le mestruazioni e la possibilità di concepire.

La prima reazione spontanea degli scienziati a questo punto è stata quella di pensare: l’obesità è causata da una carenza di leptina e quindi diamo a chi vuole dimagrire delle pillole a base di leptina! Le cose non sono però così semplici. Si è infatti visto che anche per la leptina, se l’accumulo di grasso è durato a lungo, si verifica un fenomeno simile a quello che si verifica per l’insulina nei diabetici di tipo II. Si è visto infatti che la leptina nelle persone obese è presente in quantità sufficienti, persino superiori al normale, ma il cervello non reagisce più al segnale che gli proviene dalla leptina. Si tratta quindi non di “carenza di leptina” ma di “resistenza alla leptina”, analoga alla “resistenza all’insulina” propria di molti diabetici. Le grandi quantità di grasso presenti nelle persone obese producono molta leptina, che in realtà non solo dicono ma “strillano” continuamente al cervello “smetti di mangiare e fa aumentare il metabolismo” ma il cervello ad un certo punto diventa quasi sordo a questo segnale che è durato a lungo in modo troppo forte. (Accade un po’ la stessa cosa di quando, vivendo in una casa vicino ad una strada con forte rumore di traffico, dopo un po’ il cervello si abitua e non percepisce più questo rumore continuo.)

Si tratta pertanto, per guarire l’obesità, di curare la “resistenza alla leptina” e di risensibilizzare così il cervello al segnale che gli proviene dalla leptina. Come fare?

Per riuscirci occorre tenere presente un altro fattore che complica ulteriormente il quadro, e cioè: il legame tra l’obesità e l’infiammazione cronica di lieve intensità. L’obesità è di per sé una causa diretta d’infiammazione almeno in due modi. Innanzitutto le cellule grasse producono delle sostanze che scatenano la reazione d’infiammazione del corpo. Più grasso si ha e più TNF-alpha ed IL6 (citochine pro-infiammatorie) si producono. Quando una citochina penetra in una cellula, questa cellula rilascia un gruppo di sostanze chimiche chiamate SOCS; (soppressori del segnale delle citochine). Le molecole SOCS sopprimono bensì le citochine infiammatorie - ma interferiscono anche con il segnale prodotto dalla leptina e si verifica quindi il fenomeno della ”resistenza alla leptina”. La resistenza alla leptina fa quindi parte di un vero e proprio circolo vizioso: il grasso in eccesso produce un’ infiammazione cronica di lieve intensità. L’infiammazione cronica dà luogo alla produzione di una risposta anti-infiammatoria anch’essa cronica tramite la produzione di molecole SOCS. Le SOCS impediscono alla leptina di produrre i segnali che controllano il peso. Il peso aumenta e questo causa ancora più infiammazione e così via. Questo circolo vizioso in alcuni è stato scatenato in prima linea da un improvviso forte aumento di peso, in altri da un’assunzione prolungata di cibi non sani o contro i quali sussiste un’intolleranza, o da una carenza di cibi sani e indispensabili; in altri ancora può esservi stata una presenza di fattori tossici, o di residui di altre precedenti malattie non ben curate ecc.

E’ inoltre importante anche un’altra sostanza prodotta nel tessuto grasso: l’adiponectina, di cui solo ora si inzia a capire l’importanza. Paradossalmente, più grasso si ha e meno adiponectina si produce, il che è un danno, perché le adiponectine hanno molti effetti benefici: combattono l’infiammazione, aumentano la sensibilità all’insulina, proteggono i capillari e prevengono ipertensione e i problemi cardiaci. Più si perde peso e più adiponectina si produce.

Per spezzare il circolo vizioso obesità-infiammazione sopra descritto e cercare di stabilire un “circolo virtuoso” ricorro in genere alla prescrizione di sostanze e di una dieta anti infiammatoria e di “risensibilizzazione alla leptina”. Per arrivare ad una dieta ottimale è utile un accertamento delle intolleranze alimentari ed un test di nutrigenomica. Anche senza questi due test è comunque possibile,disegnando un buon piano dietetico, ottenere buoni risultati.

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