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Ansia e attacchi di panico. Fare un bel respiro profondo? No!!

L’ansia è una sensazione normale in determinati periodi, ed è una reazione naturale di fronte ad un pericolo e alla prospettiva di perdere qualcosa di prezioso. Se però la sensazione d’ansia è cronica e immotivata oppure se più che di ansia si tratta di veri e propri attacchi di panico, allora si è in presenza di una situazione patologica ed invalidante.Mi sembra quindi interessante la notizia che la Facoltà di medicina dell‘Università di Stanford,negli Stati Uniti, ha avviato uno studio per “accertare se sia vero che un disturbo la cui frequenza sta crescendo, gli attacchi di ansia e panico- sia causato da una carenza di anidride carbonica nel sangue, causata a sua volta da iperventilazione”

Gli attacchi di panico possono in certi casi essere così angoscianti (con mancanza di respiro, cuore che batte all’impazzata, senso di forte oppressione ecc. ) da indurre a pensare –soprattutto la prima volta che questo attacco si verifica- alla presenza di un infarto. Sono ormai non poche le persone che arrivano al pronto soccorso a sirene spiegate, pensando di essere in preda ad un attacco cardiaco mentre in realtà si tratta di un attacco di panico.

Mentre in certi casi può essere necessario ricorrere a farmaci, nei casi più lievi possono invece essere adottati con successo anche rimedi naturali, di cui parlerò in un prossimo intervento. Ora vorrei invece parlare dell’aspetto in questi casi più importante, e cioè il nesso che vi è tra questo tipo di attacchi ed il modo di respirare.

A questo proposito, vorrei soffermarmi sulla notizia che la Facoltà di medicina dell‘Università di Stanford, negli Stati Uniti, ha avviato uno studio per “accertare se sia vero che un disturbo la cui frequenza sta crescendo, gli attacchi di ansia e panico- sia causato da una carenza di anidride carbonica nel sangue, causata a sua volta da iperventilazione”
Cosa si intende per iperventilazione? Non si intende “respirare troppo” in assoluto; si intende invece respirare in modo eccessivo rispetto all’attività in cui si è impegnati. Un respiro accelerato che sarebbe fisiologico se si stesse correndo per vincere una gara (e durante l’attività fisica l’organismo produce molta anidride carbonica, di cui è in effetti necessario disperdere, respirando molto, l’eccesso che si produce) diventa invece anormale e dannoso se si respira molto perché si sta per affrontare un esame o ci si sta arrabbiando, stando seduti in macchina, con l’automobilista che ci ha tagliato la strada. In questi casi, in assenza di movimento, non si verifica alcun accumulo di anidride carbonica e il respiro accelerato (prodotto dalla risposta adrenergica del “combatti o fuggi”, retaggio dei tempi dell’uomo preistorico, in cui quando si percepiva una situazione di pericolo era in genere necessario combattere o fuggire, svolgendo quindi un’intensa attività fisica in cui vi sarebbe stato un accumulo di anidride carbonica) fa scendere a livelli pericolosamente bassi la presenza nell’organismo di anidride carbonica. Ho parlato a lungo di questa problematica e della necessità, quale prima misura, di “mettere a posto” il modo di respirare”, nei miei interventi dedicati alla respirazione Buteyko, che soprattutto nei casi di asma e di ansia-panico, eliminando l’iperventilazione, consente in genere di ottenere ottimi risultati.

Mi fa ora ovviamente piacere vedere che una delle più prestigiose università americane abbia avviato uno studio su una tematica sulla quale a mio avviso sarebbe necessario un maggior numero di sperimentazioni cliniche, e cioè le conseguenze dei vari modelli respiratori sulla salute e sulle varie malattie. Quello che invece mi fa un po‘meno piacere è vedere che il primo appello rivolto a persone interessate a partecipare allo studio era stato lanciato già nell‘estate del 2005 e probabilmente non ha avuto successo perché è stato ripetuto nel 2006, e i risultati non ci sono ancora; si vede proprio che dietro allo studio non c‘è la sponsorizzazione di qualche ditta farmaceutica. Cercherò, scrivendo a Stanford, di accertare a che punto stiano le cose.

Osservo tuttavia che già nella medicina popolare era noto il „ rimedio della nonna“ consistente nel far respirare la persona in preda ad attacchi di panico od isterismo, dentro un sacchetto di carta che le veniva messo davanti alla bocca, il che ovviamente faceva rapidamente aumentare il livello di anidride carbonica nel sangue; si tratta tuttavia solo di una misura temporanea d‘emergenza perché se non viene corretto il modello respiratorio errato, questo temporaneo aumento viene presto disperso.

Inoltre quello che mi lascia perplessa è che, in questa tematica, le poche sperimentazioni che si fanno sembrano ripartire sempre da zero, ignorando studi già effettuati ormai da decenni. Le prime ricerche cliniche sui danni e problemi prodotti dall‘iperventilazione (tra cui anche gli attacchi di panico) risalgono al 1937, e da allora ve ne è stata una lunga serie.

Riporto qui gli estremi di solamente alcuni di questi:

1.Kerr W. J., DALTON, J. W. and GLIEBE P. A. Some physical phenomena associated with the anxiety states and their relation to hyperventilation. Ann. Int. Med. 11, 962-992 (1937)

2. SLEY M. H. and Shock N. W. The etiology of effort syndrome. Am J. Med. 196, 840 (1938).

3. ENGEL G. L., FERRIS E. B. and LOGAN. Hyperventilation: Analysis of clinical symptomatology.

Annals Int. Med. 27, 683 (1947).

4. LEWIS B. I. Hyperventilation Syndrome. A clinical and physiological evaluation. California Med. 91,

121 (1959).

5. TUCKER W. I. Hyperventilation in differential diagnosis. M. Clin. N. Am. 47, 491 (1963).

6. MCKELL T. E. and SULLIVAN A. J. The hyperventilation syndrome in gastroenterology.

Gastroenterology. 9, 6-16 (1947).

7 SINGER E. P. The hyperventilation syndrome in clinical medicine. New York State J. Med. 1 st May,

1494 (1958).

9. RICE R. L. Symptom patterns of the hyperventilation syndrome. Am. J. Med. 8, 691 (1950).

E ancora:

-Evans DW, Lure LC: Hyperventilation: An important cause of pseudoangina. Lancet 1977; 1: 155-157

-Heistad DD, Wheeler RC, Mark AL, et al: Effects of adrenergic stimulation on ventilation in man. J Clin Invest 1972; 51:1469-1475

-Lary D, Goldschlager N: Electrocardiographic changes during hyperventilation resembling myocardial ischemia in patients with normal coronary arteriograms. Am Heart J 1974; 87:383-390

- Lurm LC: Hyperventilation: The tip of the iceberg. J Psychosom Res 1975; 19:375-383

-Magarian GJ: Hyperventilation. syndromes: Infrequently recognized common expressions of anxiety and stress. Medicine 1982; 61:219-236

-Pfeiffer JM: The aetiology of the hyperventilation syndrome. Psychother Psychosom 1978; 30:47-55

In sostanza, oltre 20 anni dopo il documentato ed approfondito articolo medico dal titolo “Hyperventilation Syndrome: A Diagnosis Begging for Recognition” -“La sindrome dell’iperventilazione: una diagnosi che implora riconoscimento” (Magarian G J, Middaugh DA, Linz DH: Hyperventilation syndrome: A diagnosis begging for recognition-Topics in Primary Care Medicin-. West J Med 1983 May; 138:733-736. From Ambulatory Care and Medical Services, Veterans Administration Medical Center, and the Division of General Medicine, Department of Medicine, Oregon Health Sciences University), la sindrome dell’iperventilazione, ed i danni da questa prodotti, tra cui appunto anche gli attacchi d’ansia e panico, sta ancora aspettando questo riconoscimento!

Oltre al modo di respirare, vi sono indubbiamente anche altri fattori da considerare e rimedi da adottare. Ne parlerò in un prossimo intervento e, come osservato all’inizio, in certi casi i farmaci possono essere indispensabili. Raccomando, come sempre, di non cambiare nulla, senza la consulenza del proprio medico, nella terapia seguita.

Commenti dei lettori

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  • chiara

    20 May 2009 - 18:59 - #1
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    Ciao a tutti sono una ragazza di 17 anni che soffre da alcuni mesi di attacchi di panico ed ansia..noi dappisti dobbiamo confrontarci e sostenerci perchè solo noi sappiamo quanto maie stiamo..

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