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Fitoterapia giapponese;piante ad ampio spettro. L’alga Ecklonia

Mentre la medicina tradizionale cinese, compresa la fitoterapia, inizia ormai ad essere abbastanza conosciuta anche da noi, la medicina tradizionale giapponese è invece ancora poco conosciuta; per quanto riguarda le piante, la medicina popolare giapponese ha in particolare raccolto esperienze secolari sull’effetto di alcune alghe marine.Tra queste, di particolare importanza, sia in relazione agli effetti comprovati da sperimentazioni cliniche, sia in relazione alla vastità del suo campo d'efficacia, è l'alga "Ecklonia cava”.

Come ho chiarito anche in altri interventi, è bene ribadire che è errata l’idea, piuttosto diffusa, in base alla quale la fitoterapia sarebbe una forma di cura tanto innocua quanto poco efficace, e quindi da riservare a piccoli problemini. Si tratta invece di una terapia che non solo può in certi casi dare risultati analoghi a quelli dei preparati chimici ma che, se male impiegata, può anche provocare danni alla salute. E’ quindi da sconsigliare il “fai da te” anche in questo campo, (anche se vi sono numerose piante del tutto innocue e da sempre usate anche nell’alimentazione.) .Tuttavia, se prescritti da un medico esperto, i preparati fitoterapici possono essere utili in particolare per alcune patologie croniche per le quali o non sono stati ancora trovati preparati chimici-farmaceutici efficaci, oppure questi preparati danno effetti collaterali troppo pronunciati e fastidiosi.

Le preparazioni a base di piante hanno tra l’altro preceduto, nella storia della medicina, i farmaci monomolecolari moderni ma, al pari di questi, agiscono con meccanismi di interferenza nei processi biochimici dell’organismo prevenendo o riparando certe anomalie che portano alle malattie. In effetti, molte classi dei farmaci che attualmente utilizziamo sono ricavati da piante. Per esempio, l’acido acetilsalicilico (Aspirina) deriva dal salice, la digossina (Lanoxina) è il principio attivo della digitale e la meflochina (Lariama) deriva dalla chinina dell’albero della febbre. I meccanismi dell’azione farmacologica e la potenza di tale azione vengono studiati e dimostrati nelle sostanze attive vegetali ricorrendo ai metodi sperimentali adottati anche nel caso dei farmaci monomolecolari. Di conseguenza, la fitoterapia è una branca della medicina basata sulla scienza e non una medicina “alternativa”.
Come tale è quindi studiata anche nelle Università, ad es. in quella di Siena ,o di Firenze, dove ho approfondito, in un corso molto interessante, le caratteristiche delle piante medicinali cinesi.

Attualmente sto invece approfondendo a Vienna, presso l’Accademia Europea di Medicina tradizionale giapponese (chiamata Kampo), l’interessantissima scienza delle piante usate in questa medicina. Mentre la medicina tradizionale cinese inizia ormai ad essere abbastanza conosciuta anche da noi (in particolare in relazione all’agopuntura, la medicina tradizionale giapponese è invece ancora poco conosciuta, e questo è un vero peccato, perché in questa medicina vi è tra l’altro una forma di agopuntura (di cui parlerò prossimamente) diversa da quella tradizionale cinese e, per quanto riguarda le piante, la medicina popolare giapponese ha in particolare raccolto esperienze secolari sull’effetto di alcune alghe marine.

Tra queste, di particolare importanza sia in relazione agli effetti comprovati da sperimentazioni cliniche, sia in relazione alla vastità del suo campo d’efficacia, è l’alga “Ecklonia cava”, contenente una categoria particolare di polifenoli, chiamati florotannini, che non si trovano nelle piante terrestri. Questi polifenoli contenuti nell’Ecklonia cava (EC), anziché essere solubili nell’acqua, come quelli contenuti nelle piante terrestri, sono solubili al 40% nel grasso, e la loro azione dura per 12 ore (quella dei polifenoli solubili nell’acqua è invece di 30 minuti), e sono in grado di attraversare la barriera ematoencefalica. L’ EC ha quindi dimostrato, sia in sperimentazioni in vitro o su animali, sia in studi clinici su pazienti, eccezionali capacità antinfiammatorie ed anti-radicali liberi.

Indico qui solamente alcuni effetti dimostrati in studi clinici su pazienti, effettuati soprattutto in Università coreane e in quella di Washington.

Circolazione nel cervello: l’EC ha dimostrato un aumento della velocità del flusso del sangue attraverso la carotide (da 36,68 a 40,09 cm. al secondo);

Artrite: la combinazione ottimale degli effetti anti-infiammatori dell’EC ha consentito di ottenere, in un gruppo di pazienti, un effetto paragonabile a quella del celecoxib (il preparato farmaceutico usato spesso per ridurre l’infiammazione artritica)

Problemi cardiovascolari: in uno studio clinico durato 6 settimane, l’EC ha dimostrato una notevole capacità di rigenerare l’endotelio vascolare e di restituire elasticità ai vasi sanguigni, contrastando l’arteriosclerosi.

Colesterolo: e trigliceridi: in uno studio durato 6 settimane si è constatato un considerevole calo, in un gruppo di 39 pazienti, dell’LDL e dei trigliceridi, con una diminuzione dell’indice aterogenico pari al 12,5%

Problemi erettili: in un altro studio clinico della durata di 6 settimane, in 31 pazienti l’uso dell’EC è stato raffrontato a quello del Viagra. Sono stati presi in considerazione quattro diversi parametri ed alla fine dello studio i miglioramenti ottenuti con il Viagra sono stati valutati al 27%, 44%, 39% e 66%; quelli ottenuti con l’alga EC sono risultati notevolmente superiori: 87%, 74%,39%, e 66% . Particolarmente significativo è stao il miglioramento ottenuto con l’EC in relazione al parametro della funzione orgasmica (87%) ed in relazione alla funzione erettile (66%).

Vale anche qui la mia solita raccomandazione, e cioè quella di consultare comunque il proprio medico perché anche se l’Ecklonia cava è da secoli conosciuta in Giappone come alimento, con il nome di noro-kajime, alcuni dei suoi effetti (è tra l’altro molto ricca di iodio) potrebbero in certi casi essere controindicati

Riporto qui di seguito li riferimenti riguardanti alcuni degli gli studi effettuati con l’EC:

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