
Il prestigioso New England Journal of Medicine riporta i risultati dello studio in doppio cieco effettuato presso l’università di Zurigo su un gruppo di 70 pazienti diabetici di di tipo II. Dopo le 13 settimane dello studio, i pazienti che, in aggiunta al consueto trattamento antidiabetico, erano stati trattati anche con l’anakinra, avevano un’emoglobina glicata (che, se elevata, indica un cattivo controllo della glicemia) inferiore dello 0,46; una secrezione di peptide -C (indicatore della produzione d’insulina) superiore dello 0,05%, e riduzioni dell’IL-6 e della proteina C-.reattiva (indicatori di stati infiammatori).
I ricercatori hanno osservato che a quanto sembrerebbe, l’anakinra migliora la funzione delle cellule beta del pancreas (produttrici d’insulina) e probabilmente, in dosaggi più elevati di quelli impiegati nello studio, anche la sensibilità all’insulina.
Lo studio, come hanno osservato anche i ricercatori, dovrebbe essere ripetuto su gruppi di pazienti più numerosi, per periodi di tempo più lunghi e in vari dosaggi.
Non mi sembra quindi il caso di cominciare a sostituire, o ad aggiungere l’anakinra ai preparati antidiabetici già assunti. Tuttavia, visto che si tratta di un preparato già in uso per l’artrite reumatoide/poliartrite, chi, oltre che di diabete soffre anche di questo tipo di artrite, potrebbe parlare con il proprio medico in merito alla possibilità di aggiungere/sostituire con l’anakinra le eventuali altre medicine prese per l’artrite.

Dott.ssa Fiamma Ferraro








