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Nesso tra diabete e rame.

Uno studio pubblicato nel 2004 sulla rivista americana “Diabetes”, con il titolo “Regeneratiion of the Heart in Diabetes by Selective Copper Chelation” (Rigenerazione del cuore in caso di diabete, tramite una chelazione selettiva del rame) metteva in rilievo l’esistenza di un preciso collegamento tra un eccesso di rame nell'organismo ed alcuni tipi di diabete. Su questa linea proseguono le sperimentazioni dell'industria della Nuova Zelanda che sta sviluppando una medicina diretta a mettere rimedio ai danni prodotti dall'eccesso di rame...

Già in un precedente intervento avevo attirato l’attenzione sul collegamento che sembra esistere in certi casi tra un eccesso di rame nell’organismo ed il diabete. E’ noto che uno degli effetti negativi che a lungo andare produce il diabete è anche la maggiore propensione a problemi di cuore. Nello studio ivi citato si era constatato che con una terapia diretta all’eliminazione selettiva del rame (non di altri metalli) dall’organismo, era stato possibile ottenere non solo un arresto delle complicazioni cardiovascolari ma anche una rigenerazione del tessuto cardiaco.

Nello studio si era notato che il diabete sembrerebbe causare un disordine nella regolazione di “transition minerals” (minerali di transizione). Questo gruppo di minerali include il rame, lo zinco, il molibdeno ed il vanadio. In particolare, il rame è essenziale, in determinate quantità, ma è importante averlo nel posto giusto, e cioè dentro le cellule; se invece il rame si ferma fuori dalle cellule, in forma libera, allora diviene dannoso.

Era noto, anche a seguito di un precedente studio, che una terapia chelante diretta specificamente all’eliminazione del rame, provocava nei topi diabetici un miglioramento dei danni alle strutture vascolari e nervose. I ricercatori avevano in questo studio somministrato la trientina,una sostanza chelante che elimina il rame, collegandosi al rame in modo lieve, e quindi senza sloggiare il rame dalle cellule, dove è necessario, ma afferrando solo il rame che gira fuori dalle cellule e fa danni. Nello studio si era visto che i topi ai quali era stata somministrata la trientina eliminavano molto più rame, ed il funzionamento del loro cuore aveva dimostrato forti segni di miglioramento.

Con stupore, i ricercatori avevano notato che il tessuto muscolare cardiaco dei topi trattati con la trientina si era rigenerato, eliminando tessuto cicatriziale, e sembrava essere in condizioni persino migliori di quello del gruppo di controllo di topi non diabetici; su un gruppo di persone diabetiche erano stati ottenuti risultati analoghi a quelli ottenuti sui topi quanto al miglioramento delle condizioni del tessuto cardiaco dopo l’eliminazione del rame.

Era in precedenza noto il ruolo che l’eccesso di ferro, l’emocromatosi, può provocare a vari organi tra i quali anche il pancreas, dando luogo in questo caso ad un diabete, mentre era fino a poco fa ignoto il ruolo negativo che può svolgere il rame in chi ha la tendenza a metabolizzarlo in modo anomalo. Era tuttavia noto da tempo anche il ruolo benefico che, in caso di diabete, svolge un altro minerale, lo zinco e si era notato che molto spesso i diabetici sono carenti di zinco., ed è anche noto che lo zinco è un metallo antagonista del rame. Nel senso che un eccesso di rame impedisce l’assorbimento dello zinco e viceversa. Se la scienza medica dedicasse maggiore attenzione a questo tipo di rapporti tra elementi naturali, forse si sarebbe arrivati già da tempo ad ipotizzare il ruolo negativo svolto dal rame in certi tipi di diabete.

Quali conseguenze pratiche trarre dallo studio citato? Che fare in attesa che l’impresa farmaceutica della Nuova Zelanda completi le sperimentazioni e metta in vendita il preparato a base di trientina? Innanzitutto una buona terapia chelante, diretta ad eliminare innanzitutto i metalli pesanti dannosi per tutti (mercurio, piombo ecc.) non può che far bene (ved. in proposito un mio precedente intervento) è ormai utile quasi a tutti, visto il forte inquinamento ambientale. In secondo luogo, bisogna fare attenzione anche con i metalli in genere benefici. Resto sempre sconcertata nel vedere che tantissimi integratori di vitamine e minerali comprendono anche dosi consistenti di ferro e rame, che invece andrebbero prescritte soltanto a chi ne ha un’effettiva carenza. In particolare, se si soffre di diabete mi sembra utile controllare comunque i livelli di ferro e rame nell’organismo e assumere eventualmente, sentito il proprio medico, integratori con dosi consistenti di zinco. E’inoltre in particolare da evitare, come osservato in un precedente intervento, l’assunzione di cibi ricchi di rame insieme a determinati grassi.