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Retinite pigmentosa e vitamina A

Una serie di studi clinici in doppio cieco risalenti anche a molti anni fa dimostra l’utilità della vitamina A nella forma del palmitato, in un dosaggio piuttosto elevato, per rallentare il deterioramento progressivo della vista in casi di retinite pigmentosa. Non bisogna tuttavia superare il dosaggio sperimentato e vi sono diverse controindicazioni…..

E’ noto che con il termine retinite pigmentosa (RP) si indica un gruppo di malattie ereditarie della retina che provocano una perdita progressiva della visione notturna e del campo visivo periferico. I recenti risultati degli studi di genetica molecolare sulla RP hanno dimostrato che esiste un comune meccanismo patogenetico, la degenerazione primitiva dei fotorecettori, che avviene sulla base di mutazioni di alcune delle proteine che costituiscono il ciclo della visione.
Esistono inoltre delle forme non genetiche di degenerazione retinica simili alla RP che insorgono nei soggetti predisposti in seguito a varie cause (alcune infezioni, introduzione di farmaci retinotossici come clorochina, tioridazina, cloropromazina, indometacina, tamoxifen), o a traumi oculari, le quali vengono denominate pseudo-retiniti pigmentose.
Si intravedono, per un futuro non troppo lontano, nuove possibilità di cura e miglioramento, connesse all’uso di staminali, o alla “retina artificiale”. E’ quindi importante cercare, nel frattempo, di conservare una vista sufficiente per poter condurre una vita normale.

A questo riguardo, mi soffermo solamente su alcune possibilità non molto note, che sono dirette a rallentare il deterioramento e che, pur non decisive e di efficacia non provata al 100%, sono tuttavia supportate da ricerche e sperimentazioni.

–Una possibilità è quella riferita all’agopuntura per le malattie degli occhi con il metodo di John Boel, di cui parlo in un altro mio intervento. Uno studio effettuato in doppio cieco presso l’Università austriaca di Graz ha dimostrato dei miglioramenti. Anche se questo studio con un numero limitato di pazienti non può certo essere ritenuto decisivo, va considerato, nella valutazione del rapporto rischio-beneficio, il fatto che il trattamento con questo metodo d’agopuntura perlomeno è sicuramente non nocivo.

–Un’altra possibilità di trattamento è quella collegata all’impiego di vitamina A in alte dosi.

Già nel 1993, nel quadro di una ricerca randomizzata della durata di sei anni, effettuata su 601 pazienti, (Berson EL, Rosner B, Sandberg MA, et al (1993). “A randomized trial of vitamin A and vitamin E supplementation for retinitis pigmentosa”. Arch. Ophthalmol. 111 (6): 761–72) Berson e collaboratori comunicavano che nelle forme più frequenti di retinite pigmentosa si poteva, somministrando quotidianamente 15’000 UI di vitamina A palmitato, arrivare a rallentare del 20% il decorso della malattia . Ulteriori successive ricerche hanno dimostrato anch’esse dei miglioramenti. Sandberg e collaboratori (1996) avevano anch’essi accertato effetti positivi della terapia con vitamina A non soltanto a livello di elettroretinogramma, bensì anche con un decorso positivo del campo visivo in 125 pazienti del gruppo originario. La perdita di campo visivo delle persone trattate con vitamina A palmitato era risultata significativamente inferiore a quella del gruppo di controllo (Sandberg et al., 1996).

Nel primo studio sopramenzioanto è risultato, stranamente, che i pazienti che oltre alla vitamina A prendevano anche vitamina E in alte dosi, avevano riportato risultati peggiori. Si presume che la causa consista nel fatto che una elevata presenza di vitamina E nell’organismo inibisce l’assorbimento e il trasporto della vitamina A nella retina.

In conclusione,queste sono le raccomandazioni del comitato medico-scientifico di Pro Retina Deutschland che, nel ritenere che in via di principio si possa considerare sensato un apporto regolare di vitamina A palmitato in pazienti RP, osserva tuttavia che occorre prendere in considerazione l’eventuale insorgere di effetti collaterali.

Prima di iniziare l’assunzione il paziente RP dovrà pertanto consultare l’oculista al fine di appurare se nel suo caso specifico una cura con vitamina A palmitato abbia senso. Se si opta per la cura, si dovranno in primo luogo esaminare le funzioni epatiche. I pazienti con un tasso di retinolo estremamente elevato o che hanno una malattia del fegato dovrebbero rinunciare ad assumere vitamina A oppure dovrebbero ridurne proporzionalmente il dosaggio in accordo con il medico curante. Si raccomanda di far esaminare ogni anno il tasso di vitamina A nel sangue e le funzioni epatiche.

Si impone la massima prudenza nella somministrazione giornaliera di oltre 10’000 UI di vitamina A ai bambini; per questi gruppi di età non sono infatti stati sufficientemente chiariti i possibili effetti collaterali dannosi. Se si optasse comunque per la somministrazione di vitamina A palmitato ai bambini, la dose dovrebbe essere ridotta in proporzione al peso corporeo. Le donne che vorrebbero un figlio o che arrischiano di restare incinte devono evitare di prenderla.

Si dovrebbe inoltre rinunciare ad una contemporanea assunzione di vitamina E in dosi elevate, quali per esempio 400 UI al giorno.

Se il paziente RP prende anche altri farmaci deve comunicarlo all’oculista o al medico di famiglia perché possono esserci delle interazioni tra i diversi prodotti assunti. Siccome esistono delle interazioni tra la vitamina A e l’alcol, si racco-

manda di evitare un consumo eccessivo di alcolici. Non è tuttavia necessario rinunciarvi del tutto.

Non si dovrebbero prendere altre forme di vitamina A, quali per es. il beta-carotene .Il beta-carotene non rappresenta un’alternativa valida alla vitamina A palmitato perché il corpo non lo metabolizza allo stesso modo. Non si dovrebbero quindi prendere quei preparati di vitamina A che si comprano senza ricetta nelle farmacie, nei negozi bio o nei supermercati, dato che di regola non si tratta di vitamina A palmitato.

Un eccesso di vitamina A può provocare: caduta dei capelli, labbra screpolate, ingrossamento del fegato e del pancreas. prurito, stanchezza, nausea,anoressia,ispessimento osseo, danni epatici.

Possono inoltre manifestarsi diverse interazioni. Le principali sono:

alcool: se consumato in modo eccessivo danneggia il fegato e interferisce col metabolismo della vitamina A

estrogeni e contraccettivi orali: diminuiscono le riserve epatiche e aumentano la concentrazione plasmatica di vitamina A;

antiacidi (con alluminio), Colestiramina, Neomicina:diminuiscono l’assorbimento di vitamina A. e vanno dunque presi a distanza di almeno 2 ore;

olio di paraffina: aumenta l’eliminazione di vitamina A;

retinoidi (Roaccutane, Neotigason): aumentano la tossicità della vitamina A;

tutti i preparati contenenti altre forme di vitamina A ; le capsule di olio di fegato di merluzzo ne contengono addirittura 7500 UI. Bisogna quindi evitare di assumerle durante la cura.

In conclusione, la cura con alte dosi di vitamina A non va assolutamente intrapresa in base al ragionamento del “si tratta di una vitamina; non può far male”. Alte dosi di vitamina A possono far male. L’elenco che ho riportato contiene solo alcune controindicazioni, interazioni e possibili effetti dannosi. Occorre assolutamente, per decidere se provare questo tipo di cura, consultare il proprio medico curante.