Vegetariani o no?

Numerosi studi dimostrano che troppa carne, in particolare rossa, fa aumentare il rischio di tumori ed altre malattie. Tuttavia l’evitare completamente i prodotti di origine animale può essere pericoloso, e non solo per gli organismi in crescita dei bambini: alcune sostanze, essenziali per il buon funzionamento dell’organismo umano, sono contenute solo in alimenti di origine animale. Che fare allora?


Nei miei interventi, anche se ho dato spesso dei consigli sul mangiare, ed in particolare sull’importanza di arrivare ad una dieta individualizzata ottimale (con i test di nutrigenomica, il test per individuare intolleranze alimentari ed altro), ho finora cercato di non entrare in questa “guerra di religione” e di evitare l’argomento del “vegetarianesimo” sul quale sono in corso dibattiti e diverbi focosi, e sul quale molte persone hanno delle idee piuttosto radicalizzate e difficili da cambiare. Credo però ora di dover esprimere alcune delle convinzioni alle quali sono arrivata dopo lunghe riflessioni, studi ed esperienze sull’argomento.
Inizio col dire che non esiste una dieta ottimale uguale per tutti. Vari studi, basati sul gruppo sanguigno e soprattutto sui polimorfismi genetici, danno dei buoni criteri per una scelta dei cibi in base alla costituzione individuale. Vi sono tuttavia alcuni principi fondamentali validi per tutti, che possono essere riassunti nella frase “mangiare poco e mangiare naturale”.
Vediamo il “naturale”: alcuni “estremisti” arrivano alla conseguenza di consigliare solo alimenti crudi poiché l’organismo umano, evolutosi prima della scoperta del fuoco, non sarebbe ancora in grado di assimilare bene gli alimenti cotti, mentre altri danno il consiglio, un po’ meno “drastico”, di “non mangiare alcun cibo che la vostra bisnonna non avrebbe subito riconosciuto come cibo”. Mi sembra tuttavia necessario tener conto anche dei problemi pratici che, nella vita moderna, deriverebbero dal voler seguire rigorosamente questi criteri.
Credo tuttavia che, soprattutto per la scelta dei cibi che vengono regolarmente mangiati ogni giorno (dal pane ai condimenti all’olio, caffè ecc.) andrebbe fatto uno sforzo per individuare quelli privi di additivi chimici, conservanti, dolcificanti ( nientel’aspartame) ed altre sostanze prodotte dalla chimica moderna e non dalla natura.
Quanto al “poco”, l’unica misura per la quale è stato scientificamente provato, senza ombra di possibile dubbio, in animali di laboratorio, l’effetto di prolungamento della durata della vita, è quella del “mangiare poco”. E’ tuttavia essenziale che questo “poco” contenga tutte le sostanze di vitale importanza per l’organismo, e qui si presenta già il primo problema, poiché gli alimenti prodotti, con le normali tecniche agricole di concimazione, in terreni ormai ipersfruttati da secoli, sono carenti di vitamine e minerali. Quindi il consiglio che spesso si legge, che è sufficiente “mangiare 5 porzioni di verdura e frutta al giorno” e che non occorrono integratori è a mio avviso troppo ottimistico. A parte la povertà di vitamine e minerali degli alimenti odierni, la cottura e pastorizzazione , (pure in certi casi inevitabile, anche per motivi igienici) oltre a far diminuire ancora di più le vitamine ed i minerali, distrugge gli enzimi. Attenzione però: in altri interventi ho insistito sul fatto che gli integratori non vanno ingeriti a caso ma con la consulenza di un esperto.
E vengo ora al punto in esame: è necessario o meno includere nel “poco” cibo da mangiare anche proteine animali?Inizio con la considerazione che anche se si mangia carne se ne dovrebbe comunque mangiare “poca”. Numerosi studi provano l’effetto dannoso sulla salute proveniente dal mangiare molta carne, in particolare rossa. A parte la nostra salute, andrebbe tenuta presente un’altra serie di considerazioni che riguardano la salute della terra. Appare ormai chiaramente che le risorse della terra non sono sufficienti per nutrire 6 miliardi di persone con una dieta ricca di carne. Un appezzamento di terreno che è sufficiente a nutrire 100 persone che mangino direttamente i prodotti coltivati su questo terreno, non basta invece per nutrire nemmeno 10 persone se viene utilizzato per crescervi mangimi per il bestiame, che viene poi mangiato dalle persone. In altri termini: gli animali sono ormai divenuti un intermediario, tra i prodotti che crescono sul terreno e l’uomo al quale infine questi prodotti arrivano, che comporta troppo spreco di risorse e che non possiamo più permetterci. Senza parlare dell’inquinamento ambientale provocato dal bestiame: si è calcolato che gli allevamenti di bestiame rilasciano più metano di molte industrie, i loro rifiuti inquinano le falde acquifere ed ettari di boschi vengono ogni giorno abbattuti per far posto a pascoli di bestiame. Se pertanto ci preoccupiamo della salute della terra e del cibo per i bambini del III mondo, non possiamo più permetterci di mangiare bistecche ogni giorno.
Per fortuna comunque, limitando le quantità di carne (di preferenza carne bianca o pesce) ad 1-2 volte alla settimana facciamo qualcosa di buono non solo per il nostro pianeta ma anche per la nostra salute.
Ciò premesso, devo però anche aggiungere che una alimentazione rigorosamente vegana (e cioè non solo priva di carne e pesce ma anche di latticini, uova, e persino di prodotti animali come miele e polline) sarebbe carente di alcune sostanze importanti per la salute. E mi riferisco non tanto alle proteine che, con un po’ d’attenzione possono essere ricavate anche dai prodotti vegetali, e non sono necessarie nelle grandi quantità da molti assunte (un neonato moltiplica il suo peso e costruisce i suoi organi in crescita con il latte materno, che ha solo il 4% di proteine –più o meno la quantità di proteine contenuta in numerose piante-, mentre le bistecche hanno un 22% di proteine, quantità eccessiva, se assunta molto spesso, da adulti che hanno completato la crescita.
Mi riferisco invece alla vitamina B12 e probabilmente ad altre sostanze non ancora ben note e ricercate, contenute nei prodotti animali e non in quelli vegetali. Se si guarda a quello che mangiavano i nostri antenati delle caverne, dei quali abbiamo ancora la costituzione fisica (anche se si spera che il cervello e le reazioni emotive siano un po’ cambiate), allora si vede che indubbiamente non avevano a disposizione i cereali ed i latticini, frutto di coltivazioni agricole ed allevamenti ma non avevano nemmeno, come sembrano pensare i sostenitori della “dieta paleolitica”, grandi quantità di carne. Prima dell’invenzione delle armi non era certo facile raggiungere ed uccidere animali, quasi tutti più forti o più veloci dell’uomo. L’uomo delle caverne quindi aveva a disposizione probabilmente molta frutta (nei paesi caldi) e per il resto, bacche, noci, radici, tuberi, erbe, alghe e molluschi vicino al mare, ed ogni tanto magari trovava qualche nido con uova, miele e qualche animale morto da poco di cui, in assenza di frigoriferi, la carne poteva essere mangiata per pochi giorni. Se quindi a mio avviso è sbagliato sostenere che la dieta dei nostri antenati fosse ricca di carne, è anche sbagliato pensare che questa dieta fosse del tutto priva di proteine animali: a parte le uova, ed i pesci, l’uomo delle caverne mangiava probabilmente anche animali piccoli, che poteva raggiungere ed uccidere, come le lumache, grilli, cavallette, lombrichi ed insetti vari, ed i frutti che mangiava avevano in genere all’esterno del polline (che ora viene eliminato dal lavaggio divenuto necessario) ed all’interno delle larve di insetti.
Queste pur piccole quantità di sostanze animali fornivano ai nostri antinati i microgrammi di vitamina B12 di cui l’organismo ha bisogno e che è praticamente impossibile ricavare in sufficienza da una dieta contenente solo sostanze rigorosamente vegetali.
Ho già in altri interventi attirato l’attenzione sull’importanza di questa vitamina, di cui moltissimi sono carenti, anche quando mangiano molta carne perché con l’età ed altri problemi viene meno nello stomaco l’”intrinsic factor” necessario per assimilare questa vitamina; inoltre i prodotti che, in caso di ulcera vengono assunti per diminuire l’acidità di stomaco, impediscono anche l’assimilazione della B12. (in questi casi sono quindi opportune delle integrazioni di questa vitamina con iniezioni).
Per chi dunque, per motivi ideologici-ambientali o altro, voglia assolutamente evitare ogni prodotto animale, il consiglio è di prendere integratori a base di sostanze naturali, sia di origine vegetale, come le alghe blu-verdi e la spirulina che secondo certi sarebbero tra i pochissimi alimenti vegetali che contengono vit. B12, (mentre secondo altri si tratterebbe di una forma incompleta di B12, non direttamente utilizzabile dall’uomo), sia a base di polline e pappa reale, oppure di fare ogni tanto una piccola eccezione ai propri principi, e prendere un po’ di latticini (di preferenza di capra) o uova o pesce.

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