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Fibromialgia e stanchezza cronica. Produzione d’energia difettosa ed acido lattico

E’ in continuo aumento il numero di persone che soffrono di fibromialgia, in genere abbinata alla sindrome di stanchezza cronica. Anche se le cause di questo quadro patologico non sono ancora state del tutto chiarite, sembra che vi sia in genere un difetto nella produzione d’energia e, in particolare nei casi di fibromialgia, un accumulo di acido lattico

Ho parlato in altri interventi in merito ad alcuni approcci promettenti contro questo problema, ed in particolare dell’importanza che, in questo quadro, ha un fattore al quale in genere non viene dedicata abbastanza attenzione, e cioè il modo di respirare, che pure è essenziale per l’ossigenazione dell’organsimo e per la produzione d’energia in modo efficace, (e cioè in modo aerobico). Per fare un esempio concreto: quando si svolge un’attività sportiva intensa a volte, per l’ultimo sprint, l’ossigeno non basta per produrre tutta l’energia necessaria e l’organismo ripiega, per questo sforzo supplementare, sul meccanismo di produzione d’energia in modo anaerobico, il che provoca un accumulo d’acido lattico, responsabile dell’indolenzimento che si sente negli arti dopo uno sforzo fisico prolungato e troppo intenso. Vi è in effetti una netta somiglianza tra i dolori agli arti che si sentono dopo aver svolto uno sforzo fisico e i dolori diffusi della fibromialgia. In questo caso però nell’organismo sembra esservi qualche difetto nella produzione aerobica d’energia e l’energia è persistentemente prodotta in modo anaerobico, con relativo accumulo di acido lattico, che non viene mai smaltito, diversamente d quanto accade se, dopo uno sforzo fisico, si riposa. Sull’argomento è possibile leggere l’apposito capitolo del mio libro “Attacco all’Asma.. e non solo”; nonché quanto scrivo sul sito www.buteykoitalia.homestead.com).
Il prof.r Gary Scroop dell’ AGM of the ME/Chronic Fatigue Syndrome Society of Victoria Inc. , membro del gruppo di ricerca sulla stanchezza cronica di Adelaide, ha descritto come nei suoi esperimenti, dei soggetti sofferenti di stanchezza cronica, quando esercitavano un’attività fisica come il pedalare, rispondevano con un anomalo accumulo di acido lattico (circa il doppio delle persone sane).
Influiscono probabilmente sui dolori anche altre cause (come accennato, non è ancora stata del tutto chiarita l’eziologia di questa malattia) ma a mio avviso è importante anche mettere a posto il modo di respirare, eliminando l’iperventilazione, in cui viene dissipata troppa CO2, ed è noto che vi è in genere, per via di vari meccanismi, un rapporto inverso tra CO2 ed acido lattico: quando nell’organismo vi è poca CO2, vi è più acido lattico, e vice versa. La quantità di acido lattico presente nell’organismo è per me un indicatore importante e quando, tra l’altro, nell’apposito test risulta la presenza di elevate quantità di acido lattico vi è in genere anche un problema di iperventilazione cronica.
Occorre tuttavia agire su vari fronti, esaminando se nell’organismo vi sia una carenza di alcune sostanze importanti per il ciclo di produzione d’energia, e se del caso integrarle.
Altri hanno ipotizzato in questa patologia la responsabilità del virus zoster che, dopo aver provocato nei bambini la varicella, resta dormiente nell’organismo e in certi casi, quando si è anziani, si risveglia provocando il “fuoco di Sant’Antonio”. (1)
Se questa ipotesi fosse fondata, varrebbe la pena di provare a prendere un integratore alimentare (l’aminoacido lisina) che in molti casi consente di ottenere buoni risultati; è invece controindicato in questi casi l’aminoacido arginina, che svolge un effetto antagonistico nei confronti della lisina. In conclusione, visto che non è stato possibile finora identificare in modo chiaro il “colpevole” di questi problemi, vale la pena di “sperimentare” un po’ (ovviamente con la consulenza di medici esperti), ricorrendo magari anche ad alcuni preparati naturali che nel peggiore dei casi sono inefficaci, ma non dannosi.

(1) The possible viral cause of Chronic Fatigue Syndrome is discussed in the book “Microbiology, Principles and Explorations” by Jacquelyn G. Black, 5th Edition, 2002