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Batteri resistenti; infezioni persistenti. Che fare?

Si sta negli ultimi tempi diffondendo una serie di allarmi sull’emergere di batteri resistenti a tutti gli antibiotici conosciuti.Vari giornali hanno pubblicato articoli che segnalano che in India a Pakistan si è alle prese con malattie causate da questi batteri resistenti. Anche da noi vi sono spesso infezioni persistenti o ricorrenti, magari non gravi ma difficili da debellare (sinusiti, otiti, cistiti ecc.).Vediamo qui una ipotesi interessante sui meccanismi con i quali questi batteri molto “astuti” si sottraggono agli attacchi del nostro sistema immunitario ed agli antibiotici, e soprattutto vediamo come fare per essere ancora più astuti di questi batteri…


Sulla tematica dei “batteri resistenti” una particolare attenzione è dedicata in questi anni ai batteri chiamati “cell wall deficient” (privi di parete cellulare), oppure L-Form dall’iniziale dell’ Istituto (Lister-Institute) che per primo ha approfondito questa tematica. Sull’argomento è ad es. interessante quanto scrive la dr.Nadya Markova, professore associato presso l’Istituto di Batteriologia della Accademia Bulgarica delle Scienze, che sta studiando da 15 anni i batteri L-Form. Ecco alcune sue osservazioni: ”A mio avviso, la persistente e duratura irritazione del sistema immunitario da parte di queste forme di batteri è la causa della maggior parte delle malattie croniche;…sono dell’avviso che i batteri L-form possono essere la causa predominante di infezioni latenti, croniche e ricorrenti, come pure di malattie di origine autoimmune o con cause infettive e allergiche sconosciute”. E ancora:”forse uno degli aspetti più importanti quanto alle patologie derivanti da batteri L-form è che questi batteri sono eccezionalmente resistenti a molti fattori, compresa la maggior parte dei farmaci antibatterici, e compresi i meccanismi di difesa immunitaria dell’organismo ospitante…….la fagocitosi è il processo mediante il quale i batteri patogeni sono ingolfati, digeriti e trasformati in antigeni. Nel caso dei batteri patogeni normali i macrofagi riconoscono facilmente questi batteri ed il processo di fagocitosi procede senza ostacoli. Ma quando i macrofagi hanno a che fare con batteri L-form, allora hanno difficoltà a riconoscere questi batteri come patogeni ed il normale processo di fagocitosi è impedito. I batteri L-form persistono più a lungo sulla superficie dei macrofagi senza essere “ingoiati”, ed anche quando lo sono, non vengono “digeriti” bene e continuano a persistere dentro i macrofagi. In breve, l’intera procedura di distruzione dei batteri viene distorta”
Inoltre, come hanno accertato numerosi altri scienziati, una volta che i microrganismi, (batteri L-form in particolare) si sono diffusi in un organismo, essi possono organizzarsi in colonie, creando un proprio metabolismo indipendente da quello dell’organismo ospitante, in particolare ricoprendosi con una placca, una pellicola di materiale organico (bio-film, formato da una matrice proteica) che li isola e li rende invulnerabili e non attaccabili dai medicinali antibatterici/antivirali. Sta aumentando nel mondo scientifico la conoscenza sull’importanza di questo fattore. Uno degli esempi più comuni è costituito dalla placca che si forma nelle gengive, all’interno della quale prosperano dei microbi che, a quanto pare, non provocano solo un’infiammazione delle gengive, la loro ritrazione e la caduta dei denti, ma anche dei danni al sistema cardiovascolare. Stanno emergendo molti studi che dimostrano il ruolo svolto da questo fattore negli infarti e cardiopatie.
Si sono poi moltiplicati negli ultimi tempi i rapporti sui danni causati da infezioni trasmesse da questi microrganismi che si insediano anche fuori dall’organismo umano; ad es. sugli strumenti chirurgici negli ospedali e, resistendo alle consuete sterilizzazioni, provocano gravi infezioni negli ammalati.
Su questo argomento ha ad es. scritto diffusamente il dr. Randall Wolcott del Southwest Regional Wound Care Center in Lubbock, Texas che, con un gruppo di ricercatori del Montana State University’s Center for Biofilm Engineering, ha pubblicato un importante articolo sul periodico Wound Repair and Regeneration dell’ottobre 2008, in cui si esamina il ruolo dei bio-film nelle ferite croniche che si sviluppano ad es. in caso di diabete, riferendo sui successi ottenuti, che hanno consentito di evitare migliaia di amputazioni, con un approccio mirato a distruggere appunto la placca (bio-film) che proteggeva i batteri.
Ed ecco sull’argomento un’osservazione di Wolcott:”Nel 2005 ho partecipato ad una conferenza interessante sui bio-film. Il primo intervento è stato della Proctor and Gamble, (la celebre casa produttrice di dentifrici) che ha riferito su un suo composto elaborato per impedire la formazione di placca sui denti e che ha speso cifre enormi per mettere in vendita un dentifricio con questo composto. Altri hanno speso milioni per elaborare detersivi che consentono di eliminare meglio la placca (bio-film) che si forma spesso nei gabinetti.
Quando si è invece iniziato a parlare di medicina nessuno aveva nulla da riferire quanto a ricerche fatte sull’argomento della placca. Si spendono quindi milioni per impedire che la placca si formi sui denti e nei gabinetti ma nulla per trovare un modo per trattare efficacemente le gravi malattie che derivano da infezioni causate dai microrganismi che prosperano nei bio-film.”

Come messo in evidenza da questi scienziati, una volta protetti dai bio-film, i microrganismi riescono, con vari meccanismi, a mettere fuori gioco anche la produzione dei peptidi antimicrobici (un fattore di cui sta emergendo sempre di più l’importanza per la lotta antibatterica) e cioè di catelicidina, defensina ed altri.

Che fare dunque? Innanzitutto, come messo in rilievo ormai da molti medici, per evitare di contrarre infezioni con microbi resistenti agli antibiotici, è bene ricorrere agli antibiotici solo quando è veramente necessario, e non per ogni minimo malanno. In particolare, come messo in rilievo dagli scienziati che hanno approfondito la tematica dei batteri l-form/privi di parete cellulare, alcuni tipi di antibiotici (penicillina, cefalosporine ed altri del gruppo dei beta-lactam) hanno appunto l’effetto di distruggere le pareti cellulari di alcuni batteri, consentendo loro di rifugiarsi e sopravvivere più facilmente all’interno dei fagociti.
Vi sono inoltre alcuni metodi abbastanza efficaci per sciogliere la pellicola (biofilm) formata dalle colonie di batteri per proteggersi; se si distrugge questa pellicola i batteri divengono di nuovo suscettibili agli attacchi del sistema immunitario e delle medicine (sia degli antibiotici che di alcuni antibatterici “alternativi/naturali” ).
Di alcuni di questi metodi ho parlato in un precedente intervento, ma ve ne sono anche altri che mi hanno dato buoni risultati. E’ importante rivolgersi, se si sospetta di essere alle prese con batteri resistenti, rivolgersi ad un medico esperto in questa tematica.