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Lo scrittore Enrico Brizzi da bambino fu folgorato da Linus

Il mio Snoopy sovversivo: l'immaginazione al potere

Amo i Peanuts, ma sorattutto Snoopy, dice oggi Enrico Brizzi. In realtà è così da sempre. Da quando, all’età di cinque anni, l’autore di Jack Frusciante è uscito dal gruppo, oggi ventottenne, scoprì Linus tra le riviste portate a casa dal fratello minore della madre.
Fu una folgorazione. Solo dopo anni ho scoperto il motivo: amo Snoopy perché è il vero sovversivo della famiglia.

Addirittura sovversivo, non le pare di esagerare?

No, basta rifletterci. Snoopy, tanto per cominciare, vive in una sorta di federazione con Charlie Brown. Voglio dire che non è sottomesso in alcun modo alle regole della casa.

Ma questa non è una scelta, in fondo è un cane.

Un cane particolare. Estremamente pigro ma pieno di ambizioni. Assolutamente improduttivo: non lavora, non è un cane né da guardia né da caccia. E’ a reddito garantito, come si direbbe oggi. Eppure è dotato di una fantasia senza pari: cosa c’è di più antisistema di un bracco che non si accontenta di vivere la vita ma pretende di inventarla giorno per giorno?

Sembra di ricordare il fortunato slogan del ‘68, vero?

Proprio quello. Snoopy è il personaggio che è riuscito davvero a portare l’immaginazione al potere. Non è un caso che abbia avuto un enorme successo in Italia proprio negli anni della contestazione. Quando ero bambino, naturalmente, non riuscivo a scorgere questi significati. Ma già avvertivo che mi trovavo davanti, nonostante le apparenze, ad una lettura da adulti.

E quando ha cominciato a farsi un’idea precisa?

Più in là con gli anni, da ragazzo. Quando ho cominciato a leggere tra le righe delle strisce di Linus una carica di radicalità che mi faceva pensare ad una lettura, direi, quasi militante.

Charles M. Schulz forse però non aveva in mente niente di così rivoluzionario. O no?

Non lo so, ma è proprio questa la grandezza dei fumetti. Creano sempre una forte immedesimazione e ci permettono di calarci e specchiarci in una dimensione che, anche in questo caso, è quella dell’immaginazione e non della realtà. E da questo punto di vista la repubblica dei bambini dei Peanuts ha un fascino irresistibile.