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I Maestri d'ascia

Un antico mestiere che oggi è quasi del tutto scomparso e che ha contributo, in un passato non molto lontano, allo sviluppo dell'economico locale

Fonti storiche autorevoli asseriscono che già all’epoca delle battaglie tra gli angioini e gli aragonesi, Re Alfonso di Aragona commissionava ai cantieri sorrentini le galere per la sua flotta (1442-1458).
È da tenere presente che tali cantieri erano specializzati nella costruzione di tartane, feluche e legni minori, utilizzati per il traffico con gli altri porti del Regno e con Napoli, con cui la penisola sorrentina non era collegata via terra; infatti la strada che la mette in comunicazione con l’allora capitale fu realizzata solo nel 1834 e pertanto tutti i trasporti venivano via mare. L’apogeo delle locali costruzioni navali coincise con quello della marineria velica, nella seconda metà dell’Ottocento.

Estratto da Lega Navale settembre-ottobre 2006 a cura di Enzo De Pasquale

Sulla spiaggia di Meta venivano costruite da sempre eccellenti imbarcazioni da rinomati “maestri d’ascia o mastri d’ascia” , una professione di spicco dei vecchi cantieri navali, quando le imbarcazioni venivano ancora costruite prevalentemente in legno. Esperti dei vari tipi di legname ne riconoscevano l’essenza, l’uso ed infine la locazione all’interno del’imbarcazione.
La loro abilità consisteva nel sagomare, adattare il ceppo di legno a quella che poi sarebbe stata la sua definitiva funzione (ordinate, madieri…).
I legni impiegati erano legnami del posto: vari tipi di quercia per la costruzione di ghiglie, ruota di prua, dritto di poppa), olmo e gelso scelti in base ad un disegno della futura imbarcazione, il legno tale operazione di sagomatura era appunto fatta con un attrezzo chiamato ascia.

Questa antica tecnica trae le sue origini da autorevoli trascorsi di costruzioni navali presente non solo in questa zona, ma in tutte le marine della piana di sorrento, ove venivano approntate centinaia di brigantini a palo e golette atte a compiere lunghe traversate. Tutto il paese era allacciato a questo esercizio con una serie di mansioni correlate, quali la filatura delle cime, la cucitura delle vele, la fabbricazione di bozzelli e ghiglie, delle botti e dei barili, dei fanali e tanto altro ancora.

Solo nel 1650 fu realizzato il grande cantiere navale “Alimuri” che occupava una superficie di 900 metri quadri e offriva lavoro a ben 265 instancabili dipendenti tra artigiani ed ingegneri.
Venne ultimato solo intorno al 1800, man mano che veniva ampliato, ed e’ in quest’anno che videro la luce i più potenti velieri della reale marina borbonica. Era provvisto di ben sei scali ove vi era la possibilità di allestire allo stesso tempo sei velieri, e alle stesse date risultavano costruiti 256 bastimenti a vela per un totale di 64.251 tonnellate.

Anche gli equipaggi erano a carattere familiare, dove spesso la figura dell’armatore coincideva con quella del capitano al comando ed i membri della famiglia con quelle anche più umili dell’equipaggio. I velieri così costruiti, armati ed equipaggiati partivano alla ventura del nolo per i porti del Mediterraneo e del Nord Europa, del Baltico, del Regno Unito e delle Americhe, della Cina dell’Australia. Non vanno dimenticate il fiorire di botteghe artigiane sorte qui a Meta e, specializzate nella realizzazione di attrezzature per la nave, nonché di contenitori di varie dimensioni per il trasporto marino di prodotti solidi e liquidi in via Cassari oppure nella tessitura di vele e nell’intreccio di canapa per cordami di bordo in località detta “Cardiento”. Al “Caffè Fariello” sito vicino alla Chiesa degli Angeli Custodi e di cui una lapide ne ricorda l’ esistenza, avvenivano i contatti e gli accordi per gli armamenti dei bastimenti.

Così nel 1890, nasce a Meta, la Casina dei Capitani, una associazione di Mutuo soccorso, che concretizza una convinta e sentita esigenza da parte di un nutrito gruppo di Capitani dell’ epoca, di tutelare moralmente ed anche economicamente un socio-collega o la di lui famiglia in caso d’ indigenza economica e ciò per supplire alle deficitarie e scarse previdenze a favore della Gente di Mare stabilite coi RR. DD del 1861 e del 1868. Attualmente ne è presidente il capitano Fortunato Imperato che ne custodisce diligentemente gli storici documenti e una raccolta di materiale d’epoca sulla marineria metese.

La figura lavorativa dei Maestri d’Ascia è quasi del tutto scomparsa, con l’impiego della plastica, della vetroresina e di altri moderni materiali utilizzati nella realizzazione di natanti che conquista il mercato, ma nonostante ciò qui a Meta sono due i Maestri d’ascia che lavorano alacremente affinchè quest’arte antica non scompaia . Francesco Malinconico e Michele Cafiero, che ne rappresentano degnamente la categoria da almeno 4 generazioni.

Per approfondimenti sulla materia, vi riporto ad un testo molto interessante del 2006 scritto dal ing. Enzo de Pasquale, grande appassionato dell’argomentazione, che vi consiglierei di leggere, dal titolo: “lance e gozzi sorrentini” - La marineria minore di ieri della penisola sorrentina; storie di barche, di cantieri, di uomini e di mare.

Commenti dei lettori

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  • Profilo di francois

    francois

    30 Nov 2008 - 14:22 - #1
    0 punti
    Up Down

    Salve desidererei cortesemente dove posso acquistare il libro di De Pasquale “Lance e gozzi sorrentini”. Grazie