Questo sito contribuisce alla audience di

Il restauro della basilica di Sant'Antonino a Sorrento

E’ San Renato, il tondo visibile a Pasqua nella basilica di Sant’Antonino. Non lo vedevamo da un po di tempo. Il Parroco don Luigi Di Prisco ci ha regalato una vera sorpresa, in gran sintonia con il[...]

San Renato

E’ San Renato, il tondo visibile a Pasqua nella basilica di Sant’Antonino. Non lo vedevamo da un po di tempo.
Il Parroco don Luigi Di Prisco ci ha regalato una vera sorpresa, in gran sintonia con il momento barocco che sta vivendo la Campania tutta.

Carlo Amalfi
lo dipinse insieme ad altri sei ovali con Santi Gennaro, Nicola, e i Santi patroni di Sorrento, Attanasio, Valerio, Renato, Baccolo, per il succorpo e in forma di bozzetto per la sacrestia della Chiesa di Sant’Antonino, negli ultimissimi mesi della sua lunga vita da ottantenne.
Carlo Amalfi nasce a Sorrento il 5 novembre del 1707, come registrato negli atti di battesimo.
Fino a a qualche decennio si credeva fosse nato a Piano , ma una brillante tesi di laurea di Immacolata Aiello ha portato chiarezza.
I dipinti della Basilica di Sant’ Antonino sono il prodotto di una maturità pittorica e soprattutto da benestante, percepiva i proventi
della gabella della farina dell’università di Sorrento.
Altri suoi lavori li troviamo nella Chiesa dei Servi di Maria, ove era confratello, e vi è sepolto, ma soprattutto è il ritrattista del famoso lord Hamilton e di Raimondo Di Sangro. Quel ritratto voluto da Don Raimondo su fondo di rame , e ora un po rovinato, che campeggia nella cappella San Severo. In Castelcapuano, affresca tutto il Salone del sacro real Consiglio.
E’ insignito del titolo di maestro della reale Accademia del Disegno all’età di cinquantanni.
Insieme al pittore Giuseppe Bonito di Castellammare e allo scultore Paolo Persico, rappresenta il contributo artistico per tutto il settecento a qualla Napoli barocca capitale culturale europea.
lucio esposito

Il Restauro della Basilica di Sant’Antonino

Sorrento. Iniziati i lavori di manutenzione e restauro nella basilica di Sant’Antonino. Le opere sono partite dalla cripta dove sono
custodite le spoglie del patrono della città, il luogo in cui si concentra l’affluenza quotidiana dei fedeli. Nell’ambito dei lavori,
autorizzati dalla Soprintendenza e seguiti da Angela Schiattarella e Rosalia D’Apice, saranno restaurati anche due affreschi del 1699, 240 per 290 centimetri, attualmente illeggibili nei tratti cromatici e nei fondi, attribuiti a Pietro Anton Squilles. Inoltre, in appositecornici di stucco, saranno risistemate le sei tele del pittore sorrentino Carlo Amalfi, con i quattro vescovi di Sorrento, san Renato, san Valerio, sant’Atanasio e san Bacolo, accanto a san Gennaro e san Nicola.
I tempi di esecuzione dell’interveto saranno lunghi non solo per la delicatezza delle opere da effettuare, ma soprattutto perché gli oneri saranno interamente sostenuti dalla comunità cittadina di Sorrento che, per il santo patrono, non farà mancare il
suo generoso contributo.
Il rettore, don Luigi Di Prisco, è impegnato ad attuare il gravoso progetto intrapreso dal suo predecessore, don Giuseppe Esposito.
Le motivazioni dell’iniziativa vanno oltre lo scopo materiale di riportare all’antico splendore il tempio del santo patrono. «C’è – spiega don Luigi – la volontà di lasciare alle future generazioni la testimonianza di quei grandi valori che hanno segnato
l’identità culturale di Sorrento e della Costiera perché, nella basilica di Sant’Antonino, si sono susseguiti nei secoli tantissimi
momenti di raccoglimento, di fede e di preghiera».

La devozione al patrono di Sorrento è tuttora palpabile: basta soffermarsi davanti alle bacheche dove sono conservati gli ex voto o i dipinti genuini con cui tanti marinai hanno voluto portare nella cripta del Succorpo il segno di miracoli che hanno vissuto in prima persona.
I lavori alla cripta riguarderanno la primitiva cappella del santo sulla quale fu edificata in seguito la basilica.
La tomba si è arricchita nel tempo con la devozione dei fedeli: colonne di marmo di spoglio, pavimenti pregiati, stucchi, decori in oro zecchino.
Un compendio di interventi stratificati che, finalmente, saranno restaurati anche per una corretta lettura dal punto di vista filologico.
Nella basilica, infatti, sono rappresentati molti episodi della vita di Sant’Antonino, monaco benedettino, originario di Campagna, giunto in Costiera da Monte Cassino.
Il cantiere suscita interesse anche per il fatto che i committenti (il rettore e un Comitato che lo affianca) e gli esecutori (restauratori e responsabili della Soprintendenza) hanno scelto la via dei lavori aperti. Lo svolgimento delle opere non
precluderà il consueto accesso alla basilica per il culto e si stanno studiando anche forme di coinvolgimento per gli studenti dell’
Istituto statale d’arte Francesco Grandi di Sorrento affinché, attraverso visite guidate e stage, i giovani possano sviluppare la
cultura del bello e la passione per un futuro lavoro con sbocchi professionali nella manutenzione del patrimonio artistico italiano.

Basilica di S. Antonino a Sorrento
La costruzione si fa risalire al secolo IX La tradizione vuole che la chiesa fosse edificata sul luogo della sepoltura del santo.
La penisola sorrentina volle erigere la basilica dedicata al santo patrono proprio sul limite dell’antica struttura difensiva delle mura, al confluire delle principali arterie di collegamento. Per la sua edificazione furono utilizzati alcuni elementi portanti recuperati dai preesistenti templi pagani di origine greco-romana, come le due colonne che compongono il portale d’ingresso utilizzate a sostegno del grosso architrave in marmo, anch’esso dello stesso periodo.
Nel corso del ‘600 e ‘700 furono realizzati vari interventi di ampliamento, decorazione e restauro che diedero alla chiesa l’attuale aspetto barocco.
Nel 1668 i Padri Teatini riedificarono la facciata con portico e campanile. Nel ‘700 furono aggiunti addobbi e stucchi.
L’impianto è basato su una pianta a croce latina con una navata centrale e due laterali. Le navate sono scandite da sei colonne in
marmo per lato, appartenute ad un antico tempio pagano. Il soffitto settecentesco della navata centrale è dipinto a cassettoni su tela, decorato a rilievo con rosoni dorati; la sua composizione geometrica è scandita da tre tele con cornici dorate di cui la più grande, quella centrale, è opera del maestro Gian Battista Lama, eseguita nel 1734 e
rappresenta Sant’Antonino che libera dallo spirito maligno la figlia di Sicario principe di Benevento. Dello stesso autore sono i due tondi ai lati, anch’essi con cornice dorata, raffiguranti i santi Gaetano Thiene e Andrea Avellino.
La particolarità dell’intera struttura è la cripta sotterranea, dove lo spazio fluisce in un sistema di otto colonne in marmo, provenienti da una struttura greco-romana, a sostegno del sistema voltato con decorazioni in stucco del Settecento,
al centro l’altare in marmo che custodisce le spoglie del Santo.
Ai lati del transetto sono da segnalare due tele di grandi dimensioni eseguite da Giacomo del Po’ nel 1685, raffiguranti una Sorrento liberata dalla peste nel 1656 e l’altra l’assedio di Sorrento del 1648 ad opera del genovese Giovanni Grillo, inviato dal Duca di Guisa.
Dietro l’altare di marmi policromi si scorge il magnifico coro ligneo seicentesco. Nell’abside, sempre di Giacomo del Po’, altre due tele del 1685 che raffigurano la Sacra Famiglia e la Madonna che porge il Bambino a San Gaetano. Lungo le pareti delle due navate laterali risaltano i quattro altari in marmo


CARLO AMALFI

Amalfi è uno dei meno conosciuti dei pittori di corte dell’epoca del dominio borbonico a Napoli, che caddero in oblio nel XIX secolo e solo di recente hanno suscitato nuovo interesse negli storici dell‘arte. Ciononostante Luigi Vanvitelli già nel 1772 lo lodava come uno dei migliori ritrattisti di Napoli. L’opera di Amalfi che consiste solo in pochi lavori conservati, si compone soprattutto di affascinanti ritratti, realizzati con veloce sicurezza e di scene di genere che, eseguiti con pennellata veloce e pastosa quasi impressionistica, testimoniano di una grande maestria. Qui, in un quasi caricaturale realismo e nel suo vigoroso chiaroscuro, viene in luce la sua formazione presso Francesco Solimena. I suoi dipinti incarnano l’amore per lo sfarzo e la gioia vitale del tardo barocco napoletano
Nicola Spinosa, La Pittura Napoletana del Settecento, Napoli 1988, vol. II, p. 112.

Lucio Esposito

Restauro  della Chiesa di Sant'Antonino Sorrento

Restauro  della Chiesa di Sant'Antonino SorrentoRestauro  della Chiesa di Sant'Antonino SorrentoRestauro  della Chiesa di Sant'Antonino SorrentoRestauro  della Chiesa di Sant'Antonino SorrentoRestauro  della Chiesa di Sant'Antonino SorrentoRestauro  della Chiesa di Sant'Antonino SorrentoRestauro  della Chiesa di Sant'Antonino SorrentoRestauro  della Chiesa di Sant'Antonino SorrentoRestauro  della Chiesa di Sant'Antonino SorrentoRestauro  della Chiesa di Sant'Antonino SorrentoRestauro  della Chiesa di Sant'Antonino SorrentoRestauro  della Chiesa di Sant'Antonino SorrentoRestauro  della Chiesa di Sant'Antonino SorrentoRestauro  della Chiesa di Sant'Antonino SorrentoRestauro  della Chiesa di Sant'Antonino Sorrento