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Per ricordare 150 anni dell'Unità d'Italia a Piano di Sorrento

I giorni uno e due dicembre un evento per ricordare i 150 anni dell'Unità d'Italia presso il centro culturale comunale di Piano di Sorrento, con dibattiti e proiezioni

Il Comune di Piano di Sorrento
Il circolo Endas ASSOCINEMA onlus
Il Gran Caffè Marianiello

Presentano

Per ricordare i 150 anni dell’Unità d’Italia

Programma

Mercoledì 1°Dicembre 2010

presso il Centro Culturale Comunale di Piano di Sorrento

Ingresso libero
Ore 10.30
ed in Replica
Ore 19.00

150 anni dall’Unità d’Italia


Storia & Controstoria del Risorgimento

Incontro con:
Gigi Di Fiore
“Gli ultimi giorni di Gaeta. L’assedio che condannò l’Italia all’Unità”

Gigi di Fiore
Già redattore al “Giornale” di Montanelli, è oggi inviato del Mattino di Napoli. Nel 2001 ha vinto il premio Saint-Vincent per il giornalismo.
Tre volte premio speciale cronista; Premio Marcello Torre nel 2004 e storico.
Per la sua attività giornalistica, si occupa spesso di criminalità organizzata e camorra, su cui ha pubblicato i saggi “Il Palazzo dei misteri (1992); “Potere camorrista”(1993),”Io Pasquale Galasso”(1995) e “L’impero.Traffici, storia e segreti dell’occulta e potente mafia dei casalesi”(2008). Studioso di storia delle Due Sicilie e del brigantaggio,ha pubblicato “1861 Pontelandolfo e Casalduni: un massacro dimenticato(1998), “I vinti del risorgimento”(2004), “Controstoria dell’unità d’italia.Fatti e misfatti del risorgimento”(Premio letterario città di Melfi 2009 per la saggistica);

il suo ultimo libro è “Gli ultimi giorni di Gaeta. L’assedio che condannò l’Italia all’unità”(2010)

Fu lo scontro finale tra due eserciti italiani: quello piemontese del nord e quello delle Due Sicilie nel sud;

La caduta di Gaeta, nel febbraio del 1861, è uno dei simboli dell’unità d’Italia. Di Fiore racconta - senza fare sconti - l’assedio brutale che fu l’ultima battaglia di due eserciti italiani in guerra tra loro.

FU il micidiale banco di prova dei potenti cannoni Cavalli a lunga gittata sperimentati dei piemontesi anche su una popolazione civile inerme;

FU l’atto finale, quasi del tutto ignorato dai libri di testo scolastici, dell’annessione del sud Italia al resto della penisola;

FU l’epilogo della dinastia Borbone in Italia dopo 134 anni di regno;

FU l’inizio dei problemi di un’unificazione che, da quel febbraio, sarà macchiata da una rivolta nel sud repressa con cannoni e fucili;

FU la fine delle difficoltà diplomatiche del governo piemontese che, dopo la formale resa del re Borbone, fu finalmente in condizione di convocare il Parlamento per la dichiarazione dell’unità d’Italia;

FU una pagina oscura di cinismo militare con bombardamenti anche su obiettivi civili, prolungati anche a tre ore dalla firma della capitolazione, che costarono centinaia di morti e danni enormi alla città di Gaeta;

FU l’emblema del meglio e del peggio degli italiani: 100 giorni che restano il vero simbolo del processo risorgimentale, forse più illuminante, perchè meno noto, dell’ultra-celebreta epopea garibaldina;

FU infine una pagina che, nei libri di testo scolastici, viene relegata a poche righe, nonostante sia durata tre mesi e sia costata, soprattutto tra i soldati meridionali, oltre mille morti e non meno di 300 vittime tra i civili.

A seguire proiezione film ”’O re”di Luigi Magni
Anno 1998
con Giancarlo Giannini e Ornella Muti
Durata:95’

Il Re Francesco II di Borbone, soprannominato Franceschiello per la sua inettitudine, e la sua bella moglie Maria Sofia, insieme al fedele servitore Rafele, si trovano in esilio a Roma. Qui la ex regina cerca di organizzare un esercito, con a capo il Generale Coviello, per riconquistare il trono. L’ex Re è sfiduciato e in preda a mania religiosa, mentre Maria Sofia è ossessionata dal desiderio di avere un erede, che garantisca la successione; ma il matrimonio fra lei e lo sposo non è ancora stato consumato, perchè Francesco, che non ha mai desiderato regnare, non vuole ora mettere al mondo un altro spostato. Questo argomento è causa di continui e aspri contrasti fra i coniugi. I sovrani esiliati sono protetti dal commissario Macchi, che però sembra al re uno jettatore. Intanto giunge dal Sud un affascinante avventuriero spagnolo, Don Josè, che si innamora della regina e si offre di comandare un esercito per riconquistarle il trono. Coviello, nel frattempo, è passato all’esercito italiano. Durante una festa, Franceschiello viene leggermente ferito da una pugnalata di Lucina, una ragazza che vuole vendicare il padre, e, mentre egli si trova a letto e delira, la moglie riesce a fargli consumare finalmente il matrimonio. Don Josè viene fatto fucilare da Coviello, e intanto Franceschiello, saputo che Maria Sofia è incinta, crede che il figlio sia dello spagnolo, ma una lettera di addio di quest’ultimo alla sovrana gli prova che il sospetto è ingiusto, ed egli si convince d’essere il padre del nascituro. Coviello chiede poi un colloquio alla regina, con lo scopo di farla prigioniera, ma, quando durante l’incontro le spara, il commissario Macchi muore facendole scudo col suo corpo, e la salva. Coviello viene impiccato. Invece del sospirato erede, Maria Sofia dà alla luce una bambina, che muore dopo tre mesi

A seguire - Cena d’autore al Gran Caffè Marianiello

Menu
Tempura di pescato e verdure
Orecchiette calabre con salsiccia e broccoli
Zuppa inglese


Giovedì 2 Dicembre 2010


Presso il Centro Culturale Comunale a Piano di Sorrento

Ingresso libero
Ore 10.30
ed in Replica
Ore 19.00
Proiezione del film
“Li chiamarono… briganti!”
(Ita,1999)
di Pasquale Squitieri
con Claudia Cardinale - Enrico Lo Verso
Durata:129’

Il film, incentrato sulle vicende del brigante lucano Carmine Crocco e della sua banda, parla della resistenza degli uomini e delle donne del sud Italia contro i Savoia, alcune scene sono molto forti: carabinieri che stuprano, accordi non rispettati, e sono tutte cose documentate presso l’Archivio di Stato, nel film ci sono tutte le premesse della situazione italiana odierna.

Siamo nell’Italia del 1861. Gli schieramenti politici e militari, disgregato il Regno delle Due Sicilie, si contendono il Mezzogiorno: terra di “cafoni”, abitata da un popolo “barbaro e violento”.Una terra da invadere e colonizzare, una terra dove dominano i briganti, Fra’ Diavolo, Crocco e tanti altri. Una terra spartita tra più di ottanta bande composte da 7000 uomini

Squitieri rilegge, con la sua consueta grinta, la nascita convulsa di una nazione, schierandosi dalla parte della cultura contadina e di quegli eroi mancati che si chiamano briganti. Idealismo, utopie, ribellismo, delinquenza ed eversione rivoluzionaria coesistono e si confondono nell’avventura di queste pedine di un gioco più grande di loro