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Incontro con Carmen Covito al Gran Caffè Marianiello

Nell'ambito della rassegna "Cenacoli Letterari" al Gran Caffe' Marianiello di Piano di Sorento, alle ore 19 ci sarà un inconto con la scrittrice Carmen Covito


Carmen Covito nasce nel 1948 a Castellammare di Stabia, in provincia di Napoli.
Si laurea in filosofia con una tesi sul filosofo tedesco Arthur Schopenhauer.
Insegna lettere a Brescia, fa il copywriter pubblicitario, sceneggia fumetti, si sposta in Giappone, Spagna e infine torna in Italia.

Per un quotidiano ha l’occasione di intervistare Aldo Busi che resta colpito dalla sua maniera di scrivere e dopo qualche anno le assegna l’esercizio di tradurre assieme a lui alcune opere dall’italiano antico (Il Cortegiano di Baldassare Castiglione e il Novellino del Duecento) e il capolavoro di Nathaniel Hawthorne, La lettera scarlatta (oggi nella collana I Meridiani della Mondadori).

Nel frattempo (è il 1992) Covito pubblica per l’editore Bompiani uno dei maggiori successi editoriali degli ultimi vent’anni: La bruttina stagionata.
Il libro vince il Premio Rapallo-Carige Opera Prima 1992 e il Premio Bancarella 1993. È tradotto in tedesco, spagnolo, francese, olandese, greco, rumeno.

Dal libro sono stati tratti un monologo teatrale (interpretato da Gabriella Franchini con la regia di Franca Valeri, adattamento di Ira Rubini) e un film omonimo (interpretato da Carla Signoris, sceneggiatura e regia di Anna Di Francisca).

Nel 1995 Covito pubblica il suo secondo romanzo: Del perché i porcospini attraversano la strada.

Ai primi due romanzi fa seguito un terzo, una vera e propria immersione nel web: Benvenuti in questo ambiente.
È il 1997, e Covito realizza un’altra traduzione: per la collana I Classici Classici della Frassinelli diretta da Aldo Busi, esce, infatti, Claudine a scuola di Colette.
Nel frattempo dà alle stampe una raccolta di racconti (Scheletri senza armadio e altri racconti) e infine decide di buttarsi a capofitto nell’archeologia per scrivere il romanzo La rossa e il nero, uscito nel 2002 dopo cinque anni di ricerche, viaggi e di esperienze sul campo.

L’ultimo lavoro di Covito appare in libreria nel 2005: un piccolo manuale per fumatori incalliti con il desiderio di darci un taglio, L’arte di smettere di fumare (controvoglia).

Le incursioni nel web di Covito, non si limitano al romanzo Benvenuti in questo ambiente. La scrittrice realizza e cura personalmente un sito internet “romanzesco” (www.carmencovito.com) attraverso il quale ha diffuso nel 2001 l’e-book Racconti dal Web. Vive e lavora a Milano.

Le schede dei film in programma subito dopo l’intervista alla scrittrice (ne verrà scelto ovviamente solo uno per alzata di mano)

La battaglia dei tre regni
(Cina,2008) di John Woo (Leone d’oro alla carriera Venezia 2010),148’

III secolo d.C.: il primo ministro Cao Cao muove guerra ai regni del sud della Cina per annetterli all’Impero: questi dovranno unire le loro forze per resistere all’invasore.
Woo (Leone d’oro alla carriera a Venezia 2010) torna a casa, dopo le luci e le ombre di una lunga trasferta hollywoodiana e lo fa da leader indiscusso.
L’azione è spostata nel XIII sec.quando Il romanzo dei tre regni di Luo Guanzhong manipolò fatti e personaggi e diventò il Via con vento asiatico

Zatoichi
(Giappone,2003) di Takeshi Kitano,116’
Nel Giappone del XIX secolo, Zatoichi, guerriero cieco e apolide, vive dedicandosi al massaggio e al gioco d’azzardo,ma è anche un virtuoso della spada, la katana, che offende mortalmente inopportuni avventori. Il suo peregrinare lo conduce alle porte di un villaggio vessato dal clan di Ginzo, che due “fanciulle”, sopravvissute allo sterminio della famiglia, vogliono morto. La spada di Zatoichi, allora, incrocerà la grazia delle geishe.. Kitano rilegge il mito nipponico del guerriero cieco Zaitochi, protagonista di un serial televisivo di culto degli anni Sessanta-Settanta, della sua spada letale nascosta nel bastone, del suo altruismo, del suo vagare.
Corpo, attoriale e autoriale, che vaga, ma vedendoci benissimo, attraverso i generi, gli ambienti, i ruoli, incarnandoli, divorandoli per il puro piacere della rappresentazione, per il puro godimento - davvero tutto fisico e sublimato nella risata - del pubblico, affrancato da qualsivoglia speculazione. Zaitochi si realizza nel combattimento come Kitano nel divertimento, dimentico dei codici che da sempre regolano il cinema “in costume”. Allora, quasi naturalmente, il guerriero nipponico approda al musical ad un ritmo travolgente

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