Il bucchero: chi era costui?

...o, per meglio dire, cos'era? Dobbiamo fare qualche passo indietro nel tempo per scoprirlo...

Sappiamo che in Italia, già in epoca etrusca, alla produzione ceramica artigianale di suppellettili domestiche se ne affiancava un’altra, prettamente artistica, di articoli con finalità decorativa: anfore, vasi, ciotole non si accontentavano di fare semplicemente il loro servizio ma doveveno appagare anche lo sguardo di chi li usava.
In questa produzione così variegata spicca il bucchero, emblema della lavorazione ceramica etrusca. Si tratta di vasellame decorato a graffito e dal colore nero brillante  dovuto ad un processo di fabbricazione la cui interpretazione è ancora controversa: alcuni studiosi ne attribuiscono la colorazione alla presenza di polvere di carbone nell’impasto ceramico, altri sono più propensi a ritenerne causa la cottura in forni ermeticamente chiusi dove l’assenza d’aria provocava una reazione chimica che trasformava l’argilla, ricca di ossido di ferro, in un materiale nero e lucido molto simile al metallo: probabilmente il successo dei primi buccheri, nati nella seconda metà dell’VIII secolo a.C., fu dovuto proprio alla possibilità d’emulazione dei vasi in bronzo, materiale ben più costoso e di più difficile fabbricazione.
Dall’Etruria il bucchero si diffuse durante il VII e VI secolo a.C. nel Mediterraneo e nell’Europa Settentrionale, ripreso e variamente interpretato dagli artigiani locali. Poi però, parallelamente al decadere della civiltà etrusca, la sua lavorazione andò diminuendo sino a cessare del tutto nel V secolo a.C., sostituita dalla produzione meno complicata di vasellame verniciato.

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