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La grattapugia

Un utensile dal nome misterioso che altro non è se non una spazzola per lucidare l'oro!

Si tratta infatti di un apposito attrezzo che viene impiegato per lucidare l’oro zecchino che, dopo la cottura, appare opaco e privo di luminosità.

Come abbiamo già avuto modo di accennare in un precedente intervento, esistono diverse varietà di oro, classificabili sia in base alla percentuale del metallo nobile che contengongono, sia in base all’aspetto che assume il decoro dopo la cottura.
In particolare l’oro più pregiato, chiamato appunto oro zecchino o anche oro opaco, necessita di una fase di lucidatura che faccia emergere appieno la sua brillantezza.

La grattapugia è costituita da un insieme di filamenti in fibra di vetro tenuti insieme, anzi letteralmente “legati” da un cordoncino avvolto strettamente a spira attorno ad essi. Man mano che, con l’uso, la fibra di vetro si consuma lo spago viene via via srotolato:

La grattapugia a cordoncino

Un’alternativa più moderna è costituita da una speciale portamine a pulsante -che in questo caso si dovrebbe definire porta-fibre ;-) - dove i filamenti in fibra di vetro sono contenuti in un fusto metallico e vengono fatti sporgere premendo il pulsante:

Grattapugia a pulsante

La lucidatura si esegue strofinando sul decoro i filamenti, che alcuni impropriamente chiamano setole, della grattapugia: poichè la fibra di vetro tende a disperdere piccoli frammenti che sono dannosi se respirati ed fastidiosi se s’infilano, come piccolissime ed invisibili spine, nella pelle, sarà bene effettuare questa operazione proteggendo l’accesso alle vie respiratorie con una mascherina e le mani con dei guanti usa-e-getta.

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