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La storia della cucina brasiliana

Da gusti europei, da mani e conoscenze indigene e poi africane,
e da cibo di tutto il mondo: così comincia la storia della cucina brasiliana.

Baiana Il periodo della schiavitù ha dato vari contributi alla cultura brasiliana. Uno dei più importanti è stato quello alla gastronomia. L’influenza degli africani si fa notare nel modo di preparare gli alimenti e nell’uso dei loro ingredienti. Gli schiavi, catturati in Africa e portati in Brasile in cattive condizioni, trovandosi in un posto dove i “padroni” importavano il cibo, hanno dovuto ricorrere all’improvvisazione e alla creatività per poter mangiare. Così hanno dovuto adattare le abitudini culinarie agli ingredienti trovati in loco. Usavano la “mandioca” (manioca), prodotto abbondante, il “azeite de dendê” (olio di palma) e molta carne di caccia. Il brodo occupava un posto importante nella loro cucina, utilizzato nella miscela con la farina ottenuta dei vari elementi, come la farina di manioca e la farina di mais.

Dalla cucina portoghese, sono stati introdotti le galline e le uova, che all’inizio erano lasciati agli schiavi malati, perché si credeva fossero alimenti rinvigoranti. Pian piano la gallina ha cominciato a far parte dei piatti afro-brasiliani come il “Vatapá” ed il “Xinxin de galinha”.

Dalla cucina indigena, la brasiliana ha ereditato, oltre l’essenziale “mandioca”, la frutta e l’erba. Il piatto afro-indigeno più conosciuto è il “Caruru”, preparato a base di gamberetti e un legume denominato “quiabo”.
È interessante osservare che molti piatti afro-brasiliani e tanti piatti africani modificati in Brasile sono tornati in Africa e fanno ancora parte della cucina di quel continente, ad esempio alcuni piatti preparati con la manioca.

Non possiamo dimenticare le icona dell’immagine del Brasile che sono venuti dall’Africa, tra altri: la banana, il caffè, il peperoncino chiamato “malagueta” e l’olio di palma. (continua…)

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