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Che tipo di riforma agraria sosteniamo? Salete Carollo

Il Brasile è una delle società più diseguali del mondo, ricca e ingiusta, con enormi differenze tra ricchi e poveri. Su una popolazione di 176 milioni di abitanti, 32 milioni vivono al di sotto della soglia di povertà.

Secondo il piano nazionale di riforma agraria, ci sono circa 55.000 aziende agricole classificate come grandi proprietà che non vengono utilizzate e che corrispondono ad una estensione di 116 milioni di ettari. I proprietari di queste terre costituiscono appena l’1% del totale dei proprietari terrieri brasiliani.

Il Movimento Sem Terra (MST) ha sempre considerato il latifondo il principale nemico nella sua lotta. Perciò la nostra lotta ha l’obiettivo che questi 116 milioni di ettari siano espropriati a favore della riforma agraria.

Certamente una delle cause storiche di questa situazione è stata il modo con cui le classi dirigenti hanno legiferato e risolto il problema dell’accesso al principale patrimonio della natura: la terra.

Il Movimento dei lavoratori rurali Sem Terra

I nostri obiettivi sono: lottare per democratizzare la terra e garantire l’accesso a tutti i contadini poveri che vivono di essa combattere le ingiustizie sociali nelle campagne costruire una nuova società di uomini e donne consapevoli dei valori di giustizia eguaglianza e solidarietà.

Le caratteristiche del MST sono:

“di massa” perché organizziamo un grande numero di poveri a partire dalle stesse necessità
“sindacale” perché oltre a lottare per la terra, lottiamo per l’aumento del reddito familiare e dei diritti che danno dignità all’uomo: per esempio l’accesso alla salute, all’educazione, ecc.
“politico” perché sosteniamo la costruzione di una nuova società basata sui valori di uguaglianza giustizia e solidarietà

Storicamente in Brasile sono stati introdotti modelli agricoli sempre subordinati al capitale straniero, alle grandi imprese multinazionali, e al capitale finanziario. Prima con l’esportazione agricola, poi con l’industrializzazione che ha progressivamente coinvolto anche l’agricoltura,
provocando una serie di conseguenze:

il processo di concentrazione della terra
la concentrazione della produzione sul grano da esportazione (riso, fagioli, soia, granoturco)
l’aumento dell’importazione di alimenti che avrebbero potuto essere prodotti in Brasile.
Tutto questo perché le imprese straniere hanno esteso il controllo sul commercio agricolo e sulle nostre industrie, sulle nostre riserve e in definitiva su tutta la nostra alimentazione.

E’ molto difficile spiegare che tipo di riforma agraria vogliamo realizzare in Brasile. Ma certamente non è la riforma agraria come si intende normalmente, basata sulla semplice distribuzione delle terre, né la riforma agraria di tipo socialista.

Sarebbe assurdo seguire soltanto politiche di compensazione, come quelle adottate dai governi passati e raccomandate dalla Banca Mondiale perché sono politiche che non hanno niente a che fare con la riforma agraria e tanto più con la democratizzazione della società.

Sosteniamo una riforma agraria che parta dal principio che è necessario democratizzare la proprietà della terra, espropriando tutte le grandi proprietà incolte, come stabilisce la nostra Costituzione. Secondo noi basterebbe in primo luogo l’espropriazione delle sole proprietà incolte, che superano i 2 mila ettari, per avere terra a sufficienza per tutta la popolazione contadina povera.

In secondo luogo, realizzando contemporaneamente l’insediamento e la creazione di industrie agricole in forma cooperativa ci sarebbero prodotti alimentari per soddisfare il fabbisogno di tutto l’insediamento. Si creerebbero anche altri posti di lavoro per i giovani e le donne migliorando il reddito familiare. Se invece il cambiamento consistesse soltanto nella vendita dei
prodotti agricoli non lavorati i contadini non uscirebbero mai dalla condizione di povertà e non cambierebbe la distribuzione del reddito nel paese.

In terzo luogo, democratizzare la scuola rurale, garantendone ai contadini l’accesso a tutti i livelli dell’insegnamento. Nel mondo moderno l’educazione è importante quanto l’accesso alla terra.

In quarto luogo, impiantare un nuovo modello tecnologico di produzione agricola biologica evitando l’uso dei concimi industriali tossici.

Fortunatamente queste idee non sono nuove né esclusive. Gli impegni presi in campagna elettorale difendevano questa proposta di nuova riforma agraria. Ci auguriamo che il governo Lula abbia il coraggio di non perdere questa opportunità storica alleandosi con il movimento sociale contadino e sostenuto dal desiderio di tutto il popolo brasiliano di una nuova riforma agraria.

(continua…)

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