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Padre Paiotoni ed i bambini orfani in Brasile

Il padre italiano Valeriano Paiotoni lavora coi bambini orfani di genitori sieropositivi.

Nel corso degli anni ‘90, il Brasile iniziò un lavoro modello, riconosciuto mondialmente, nel campo della prevenzione dell’Aids e del trattamento dei pazienti affetti dal virus HIV. In tutto il paese, migliaia di persone, remunerate o volontarie, sono coinvolte in azioni dove ‘solidarietà’ sembra essere la parola chiave. È il caso del padre italiano Valeriano Paiotoni, la cui opera coi ragazzi e ragazze orfani di genitori sieropositivi è stato il tema clou di un servizio della giornalista italo-brasiliana Adriana Marcolini per l’Agenzia AIDS. La Marcolini racconta che Paitoni, che vive in Brasile fin dal 1937, ha cominciato a lavorare con persone portatrici del HIV nel 1980, quando fondò a San Paolo una casa di appoggio per adulti. Da quel momento non si è più fermato. Parroco della chiesa ‘Nossa Senhora de Fátima’, nel rione Imirim, a San Paolo, nel 1994 propose alla comunità l’apertura di una casa di appoggio per bambini HIV+, provenienti da famiglie di basso reddito. “La comunità – racconta il padre italiano - ha abbracciato il progetto. È stato un modo per ravviare la fede.” Oggi, la Casa Siloé accoglie 13 bambini. In un’altra casa, il ‘Lar Suzane’, aperta posteriormente, ne vivono 14. La fascia d’età varia da tre mesi a 18 anni. Tutti sono HIV+, ma alcuni non arrivano a sviluppare la malattia. La grande maggioranza ha perduto ambedue i genitori. Adriana Marcolini narra che padre Paitoni è una specie di guida, ma non permette che nessun bambino lo chiami “papà”, come alcuni a volte abbozzano. “Lavoriamo sempre con la prospettiva di reinserire il bambino orfano nella sua famiglia – spiega padre Paitoni – e per questo vogliamo, e ci sforziamo, affinché il vincolo familiare sia mantenuto”

Giuliana Giannessi – Info Brasile Italia

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