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I Draghi non conoscono il Paradiso

I 60 anni di Caio Fernando Abreu - Omaggio allo scrittore gaúcho morto nel 1996, considerato il maggior esponente della letteratura urbana brasiliana contemporanea.


A 13 anni di distanza dall’ultima pubblicazione italiana (i racconti di Molto lontano da Marienbad, Ed. Zanzibar 1995), torna in Italia la voce graffiante e allucinata dell’autore cult brasiliano Caio Fernando Abreu, morto di aids all’età di 47 nel 1996 e considerato il maggior esponente della letteratura urbana brasiliana contemporanea.

Relatori:
Julio César Monteiro Martins, scrittore
Bruno Persico, traduttore di Abreu
Alessandro Agus, Edizioni Quarup
Letture sceniche di Davide Battistelli

I Draghi non conoscono il Paradiso fu pubblicato per la prima volta in Brasile nel 1988, guadagnandosi il prestigioso Premio Jabuti (il nostro Strega, per intenderci), e nonostante i 20 anni di vita conserva la sconcertante attualità degna delle grandi opere. Può essere letto sia come una raccolta di racconti, oppure, come spiega l’autore, come un romanzo mobile, i cui 13 racconti compongono un tutto unitario e organico che ruota intorno al tema dell’amore, visto nei suoi più svariati risvolti: amore e morte, amore e sesso, amore e solitudine, amore e abbandono, amore e felicità, amore e pazzia.

I personaggi che li popolano sono fatti della stessa materia di cui siamo fatti tutti noi, e come noi stanno turbinosamente sospesi tra l’estasi e la disfatta. I sentimenti umani si dispiegano con la forza di un uragano, quella stessa forza che hanno nel mondo reale, e noi non possiamo non riconoscerci nella sete di affetto, di sesso, di successo, di vendetta o di semplice sopravvivenza: dal Ragazzo più triste del mondo che abbraccia senza desiderio un uomo di quarant’anni conosciuto in un bar, alla donna in Scarpette Rosse che scopre il sesso feroce nella sera del Venerdì Santo per vendicarsi di un amore ormai logoro, all’adolescente che si sente diverso, un Piccolo mostro, e viene aiutato a scoprire la propria sessualità dal cugino Alex, alla vecchia dama decrepita, forse un travestito, una Bella di notte che frequenta bar e discorre sulla vita e la morte con adolescenti, nella speranza di trovare il Vero Amore.

Caio Fernando Abreu ha vissuto e ha saputo raccontare come pochi e fino all’estremo la nostra condizione di uomini di questo presente, e con I draghi assembla le sue (e le nostre) storie in un viaggio a tappe condotto con la precisione di un naturalista e il vaneggiamento di un dannato. Per trovare sempre, “anche dentro l’oscurità, una specie di luce”. La vita, semplicemente.

Caio Fernando ABREU (1948-1996) nasce nell’estremo sud del Brasile, al confine con l’Argentina. Scrive i primi testi già all’età di 6 anni e a 18 il primo romanzo, Limite Branco. Scrivere è per lui “un atto naturale, quasi un difetto di fabbricazione – l’impossibilità di vivere la vita senza inventarvi storie a margine”. Nel 1968 si trasferisce a São Paulo e inizia a lavorare come reporter della rivista Veja. L’attività del giornalista si affiancherà sempre a quella dello scrittore, e gli permetterà di guadagnarsi da vivere. Dal 1971 passa a Rio de Janeiro e i suoi libri ricevono intanto premi e menzioni speciali nei concorsi letterari. Nel 1973 vive tra Stoccolma e Londra, e l’anno seguente torna in Brasile dove collabora nella stampa alternativa che si sottrae alla censura del regime. Nel 1975 il suo libro O Ovo Apunhalado subisce i tagli della censura per “attentato al buon costume”. Nel 1982 pubblica Morangos Mofados, il libro che lo rese noto al grande pubblico, anche grazie all’omonima pièce teatrale. Nel 1983 pubblica Triângulo das Águas, la sua opera più controversa, alla quale verrà attribuito il prestigioso premio Jabuti nel 1985. Nel 1990 uscirà il secondo e ultimo romanzo, Dov’è finita Dulce Veiga?, un viaggio allucinato nella São Paulo underground alla ricerca di una misteriosa cantante scomparsa.

La vita di Abreu conosce una svolta nel 1994, quando inizia a manifestare i primi sintomi dell’Aids. Sceglie di non fare mistero della malattia, scrivendo articoli e rilasciando interviste sul tema. La malattia, il progressivo indebolimento e la percezione di essere prossimo alla fine determinano in lui un’ansia frenetica di scrittura, di riorganizzazione della propria opera e di riconciliazione con il passato: ritorna nella terra di origine, a Porto Alegre (che nelle lettere agli amici chiamerà con ironia Gay Port), rimette mano ad alcuni suoi libri e pubblica racconti inediti, conservando fino all’ultimo l’ironia e la dignità che lo avevano contraddistinto.
Muore il 25 febbraio del 1996.

I Relatori

Julio César Monteiro Martins, scrittore e autore di numerose opere in portoghese e in italiano, è docente di Lingua Portoghese e Traduzione letteraria all’Università di Pisa. Nel 2000 ha fondato e dirige il progetto Sagarana, rivista letteraria online e scuola di scrittura creativa. Tra i fondatori del Partito Verde brasiliano, ha conosciuto e collaborato con Caio Fernando Abreu negli anni settanta.

Bruno Persico è docente di Traduzione all’Università di Bologna, traduttore di Abreu e fondatore del CeLuBra, Centro di Cultura Luso-Brasiliana di Bologna, dove tiene corsi di Lingua e Cultura Portoghese.

Alessandro Agus ha fondato le Edizioni Quarup nel 2006, dedicandole prevalentemente a giovani autori statunitensi e italiani.

Davide Battistelli è attore e regista. Ha lavorato con Fo, Ronconi, Cobelli, ed è stato premiato come miglior attore nel Cirano ai festival di Nepi e Osimo e miglior regista per il suo O. Like Otello al Festival Sorgenti dell’Esino.

Mercoledì 17 dicembre 2008 - ore 19.30
IBRIT – Milano
Ingresso libero

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