Entre Canas e Suor

A Milano, mostra fotografica di Giorgio Cossu

Entre Canas e Suor - Giorgio Cossu

Oggi i braccianti della canna da zucchero in Brasile, finita la raccolta, sono costretti a cercare nelle città un qualche lavoro che consenta di sopravvivere, ma anche di avere i mezzi per essere ancora protagonisti delle feste, degli spettacoli e dei riti in cui rivivono le diverse componenti delle tradizioni ancestrali, fino alle più lontane: le culture e le religioni africane che gli schiavi hanno portato con sé e che col tempo si sono fuse con quella indigena e quella europea. Di queste espressioni della loro memoria il fotografo ne ha documentate tre significative per diversi aspetti: il Mamulengo, teatro di burattini; il Maracatu, festa di Carnevale; il Cavalo Marinho, teatro rurale di strada.

Il Mamulengo è un teatro di burattini che rappresenta, nei suoi modi e forme espressive, costumi e condizioni della vita che ruotano attorno alla canna da zucchero. Il nome di questo tipo di teatro cambia a seconda delle zone del Nord Est dove viene rappresentato, pur mantenendo uguale ogni altro elemento, a cominciare dalla estrema essenzialità delle strutture: quattro pali piantati in terra, un telo per copertura, qualche lampadina,una “orchestra” di percussioni e fisarmonica e il pubblico che si dispone in circolo, che arriva e riparte, partecipa, grida, ride, non sta mai fermo.

ll Maracatu è una manifestazione complessa che si svolge nel periodo di Carnevale ad opera di gruppi costituiti da varie decine di persone, che prendono essi stessi il nome di “Maracatu” e che fanno capo prevalentemente a singoli villaggi.

In una sintesi necessariamente schematica che non rende giustizia a questo straordinario evento di cultura popolare ed ai suoi attori, va subito detto che ne viene attribuita l’origine ad una suddivisione in “nazioni” degli schiavi africani ad opera delle autorità coloniali, forse sfruttando reali inimicizie tra etnie. Ogni “nazione” veniva “dotata” di un re, di una regina e di una corte che, durante le feste di Carnevale, si muovevano, sotto la protezione di un “esercito” armato di lance, per rappresentare la o le raffinerie di appartenenza in un confronto di musiche, danze e costumi con gli altri analoghi gruppi. L’incontro-scontro tra questi degenerava normalmente in risse ed in veri e propri combattimenti che lasciavano sul terreno morti e feriti.

Oggi non ci sono più morti e la competizione consiste in elaborate esibizioni di canto di versi improvvisati, di musiche, di acrobatiche coreografie dei guerrieri con le loro lunghe lance, di sfarzo dei costumi.

I cortei si muovono in lunghe notti di festa portando in giro questo miscuglio straordinario di figure rituali in cui si riconoscono personaggi e costumi dei padroni portoghesi, ritmi ed azioni africani, simboli e credenze di religioni sincretiche, del candomblè e di altri elementi provenienti da diverse culture.

Il Cavalo Marinho non ha una stagione o un periodo fisso di rappresentazione. E’ un teatro di strada messo in scena, dal tramonto all’alba, da quattro a sei attori che devono impersonare,scambiandosi ruoli e maschere, ben 72 personaggi in azioni, anche in questo caso fortemente condizionate dall’interazione con il pubblico che circonda gli attori, e connotate quindi dalla capacità di improvvisazione.

Siamo immersi, ancora una volta, nel mondo rurale a cui appartengono i personaggi in scena, i musicisti, il pubblico, gli ambienti stessi delle rappresentazioni, perché ogni spiazzo di fattoria, ogni slargo o piazza del villaggio si presta per la messa in scena. Basta una panca su cui far sedere i suonatori per questo rito che inizia con la prima ora di oscurità e termina con le prime luci dell’alba.

Giorgio Cossu nasce a Napoli nel 1973. Da diversi anni lavora nel campo della fotografia etnografica e di scena su cui è incentrata la maggior parte della sua ricerca e produzione. Sta sviluppando da tempo un progetto di documentazione sul Teatro di Figura nel Mondo che lo ha portato a lavorare con alcune delle compagnie più importanti nel panorama artistico contemporaneo. I suoi lavori sono stati esposti in Italia, Germania, Portogallo e Brasile. Ha collaborato con la Ducati Motor Holding S.p.A con cui ha pubblicato un libro di documentazione fotografica in Zimbabwe e attualmente collabora con l’Istituto per i Beni Marionettistici e il Teatro Popolare di Grugliasco a diversi progetti di documentazione fotografica.

Dal 2 al 26 febbraio
Ingresso libero
Istituto Brasile-Italia
Via Borgogna, 3 Milano
tel 0276011320 fax 0276011296

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