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Triste cronaca, che niente pare fermare.

Ma le persone sono davvero impazzite al punto di non curarsi della propria sicurezza quando lavorano...

Oppure è vero che quando i bisogni sono primari, la sopravvivenza (l’affitto o il mutuo da pagare, bocche da sfamare, bollette…) incalza ci si abbassa a lavorare molto, per poco e con poche storie?

Poi, però, le storie escono alla luce del sole.

E sono quelle di quel padre che ieri, dietro lo striscione della manifestazione a Torino, chiedeva: “chi mi darà mio figlio? 26 anni e me lo avete ucciso…”.

Quelle di chi sopravvive, portando per sempre dentro l’orrore vissuto, oppure sul proprio corpo segni, mutilazioni, offese incurabili…

Dai lavoratori morti nell’esplosione della fonderia a quelli morti a distanza di anni, anche dopo essere andati in pensione, per l’amianto usato in lavorazione SENZA LE DOVUTE PROTEZIONI.

Di chi è la responsabilità?

E’ difficile tracciare una mappa.

Facile (e troppo comodo) dire che tocca ai lavoratori assicurarsi la vita, quando lavorano!


Andatelo a dire a quelli che hanno trovato le uscite di sicurezza bloccate (quante volte…) oppure gli estintori inefficienti, oppure i ponteggi non a norma oppure…

A coloro che hanno bisogno, talmente bisogno di denaro, che arrivano nel nostro paese disposti a tutto pur di raccimolare cifre che, nel loro paese, paiono molto!

E chi, pur di produrre profitto, abbatte ogni costo soprattutto se è un costo legato al lavoro (sicurezza, contributi, salario…) e anzichè reinvestire almeno parte di ciò che guadagna lautamente, remunerando miseramente, dopo aver sfruttato persone come animali, territorio e risorse locali, porta i suoi guadagni all’estero, magari senza denunciarli tutti (tanto non è mica un reato penale!) e non pagandoci, alla fine, neppure le dovute tasse che, almeno in parte, risarcirebbero le persone sfruttate e il terriotorio teatro di questo sfruttamento?

INFORMAZIONE, innanzitutto, e tutela!

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