“Il ministero della Salute cerca di tenere il monitoraggio della situazioni ma solo poche Regioni inviano dati aggiornati e credibili.” [dal DOSSIER di MICHELE BOCCI su Repubblica on line]. Di nuovo alla ribalta, nel nostro sistema massmediologico dove le notizie balzano e rimbalzano tra un mezzo all’altro, da una testata all’altra e così pare che le cose accadono tutte ora, i casi di “malasanità” in realtà accadono TUTTI I GIORNI.
“Solo a Cittadinanzattiva - Tribunale diritti del malato ogni anno piovono 4mila segnalazioni, buona parte delle quali poi risultano fondate. Gli errori riguardano le specialità di ortopedia nel 17,5% dei casi, di oncologia (13,9%), di ginecologia e ostetricia (7,7%), di chirurgia e oculistica (5,4%), odontoiatria (5,2%) e pronto soccorso (2,8%). ” riporta il Dossier di Bocci.
E dall’archivio di Repubblica scopriamo che sono molto frequenti le notizie sull’argomento.

• Morì al parto, il marito in catene contro il processo breve (Trapani 02/12/09).
• Sul procedimento per la morte del piccolo Martino Audibert, il bambino caduto da una giostra gonfiabile a Bielmonte e spirato al Regina Margherita, c’ è il rischio che incomba la discussa norma che taglia i tempi di prescrizione. (14/11/09)
• Indagine parlamentare sulla morte di una giovane di 31 anni, Ramona Leonardi, avvenuta a Roma il 10 dicembre scorso, nell’ ospedale San Filippo Neri, dopo aver subito pochi giorni prima un «semplice intervento chirurgico» nell’ Aurelia Hospital.(18/12/09)
• …brutto trauma cranico. L’ attesa di circa due ore e mezza. Ma le due Tac dell’ ospedale non funzionano e l’ uomo muore. Malasanità: un’ altra vittima, la cui storia ora viene ricostruita dai carabinieri in seguito alla denuncia per colpa professionale… (Napoli 22/04/09)
• Inchiesta sul decesso dell’ uomo morto in dicembre su una barella del pronto soccorso dell’ ospedale San Giuseppe di Albano Laziale senza aver trovato un posto letto.(Albano Laziale, 15/12/09)
e via così, fino alla noia.
Ma questi sono pochi casi, rispetto alle migliaia di casi risolti, andati a buon fine. Rispetto alle vite che invece vengono salvate ogni giorno negli ospedali d’Italia. Forse i casi risolti fanno meno scalpore, fanno di certo meno arrabbiare. Ma sono tanti, ciascuno di noi è certamente a conoscenza di almeno un aneddoto in cui professionalità, umanità, dedizione, perizia del personale sanitario emergono.
Allora? Cosa non va e cosa occorre fare per essere CERTI di non morire in ospedale, non per aver ricevuto le cure sbagliate o, addirittura, per non averle ricevute?
Credo che in prima analisi, da cittadini, dobbiamo PRETENDERE TRASPARENZA nella gestione delle ASL. In fondo la Sanità è PAGATA DAI SOLDI CHE I LAVORATORI (dipendenti, in larga misura, stando anche alle notizie sull’evasione fiscale nel nostro Paese) non intascano ma mettono a disposizione della collettività, e non per far scoppiare le tasche di primari e baroni.
Trasparenza tra cliniche universitarie, rettori, specialisti, prestazioni private in ambito pubblico, liste d’attesa allungate da scorciatoie per clienti paganti somme esorbitanti ecc.
Non stiamo parlando di cose nuove, non è così?
In secondo luogo dobbiamo smettere i panni subalterni e assoggettati davanti ai medici (“mi dica dottore, che cos’ho?” L’avete mai detto o sentito dire da qualcuno a voi vicino?). Ribaltare i ruoli: il malato DEVE COMUNICARE al medico i propri sintomi. Dettagliatamente e coerentemente.
Il medico è un professionista PAGATO (anche i medici di base, sì, loro che non paghiamo per le visite, sono ovviamente pagati per le stesse, dal denaro pubblico).
Abbiamo il dovere di esporre con responsabilità ogni cosa, abbiamo il diritto di avere la massima attenzione e cura.
Insomma, PREVENZIONE è ANCHE stare attenti! Fidarsi, affidarsi quando chi abbiamo davanti vale veramente la nostra fiducia. Controllando ogni passo. E ricordando che, talvolta, il fato ci mette comunque lo zampino!
Perché di questi tempi teorizzare di come dovrebbero andare le cose, istituire commissioni di controllo super partes eccetera, NON CI GARANTISCE PROPRIO PER NULLA l’incolumità nostra e dei nostri cari.

Silvia S. P.








